“
Come De André” è il primo singolo da “
Jukebox all’Idroscalo”, il disco di debutto di
Marco De Annuntiis in uscita il 25 maggio in vinile per
Cinedelic Records. Una canzone ironica che non è su o contro De André quanto sul
deandreismo. Come racconta il cantautore romano “
è un pretesto per parlare della banalizzazione che molti grandi artisti hanno subito dopo la morte. Avrebbe potuto essere anche ‘Come Jim Morrison’ o ‘Come Pasolini’, insomma chiunque sia diventato un santino suo malgrado. Per questo il testo è pieno di contraddizioni: ‘anarchico’ ma contemporaneamente ‘borghese’, ‘fragile’ e ‘puttaniere’, cose che diceva lui stesso… ma soprattutto ‘censurato” e insieme ‘sdoganato’, perché a volte anche sdoganare qualcuno può essere un modo di censurarlo”.
“Jukebox all’Idroscalo” è un disco alimentato da un’epica stradaiola e citazionista, da una mitologia alcolica, drogata e tabagista – ma pure eretica, colta e maudit – che fa di Marco De Annuntiis un cantautore demodé, un autentico outsider del tempo presente, in apparenza fuori tempo massimo, in realtà ipertestuale come pochi, a partire dal titolo.
Spiega infatti lui che “Jukebox all’Idroscalo” nasce “dal ‘Jukebox all’Idrogeno’ di Allen Ginsberg e dall’Idroscalo di Ostia, il luogo del massacro di Pasolini, ma anche quello in cui muoiono i protagonisti di ‘Amore tossico’ di Caligari. L’Idroscalo sta a Ostia come Ostia sta a Roma, come Roma sta a New York… è, simbolicamente e geograficamente, il luogo estremo, la periferia delle periferie delle periferie”.
R moscia da nobile decaduto, inflessione romana che si accentua nei passaggi più emotivi, la produzione di un altro personaggio obliquo come Luigi Piergiovanni Rosybyndy e la pubblicazione inevitabilmente in vinile: il tutto a sorreggere le dieci canzoni di un ragazzo di strada che la strada la conosce bene e ne canta i margini, ma senza tragedie, e la poeticità cruda, talvolta ripassata d’ironia.
La tracklist si apre con una riscrittura programmatica di un brano di Serge Gainsbourg(“Jukebox”, chitarra di Johnny Dal Basso), ad anticipare “Come De André” con la sua intelaiatura di citazioni da Faber e l’innesto nel ritornello di “Psycho Killer” dei Talking Heads. Due caratteristiche che spiegano al meglio tutto l’immaginario e il metodo De Annuntiis. Un dandy innamorato dei Sessanta, del beat, delle chitarre acidule a dodici corde dei Byrds e soprattutto dei Farfisa e degli organi dei Doors, che fanno da ossatura agli arrangiamenti.
“Sto male / male come un maiale / ed è sensazionale / la mia verticale / Sto male / ma mi sento speciale / quando bevo un cordiale / e torno normale” verseggia “Borderline”, anthemdisperato e vitale in coppia con Ilenia Volpe fra omaggi agli amici scomparsi (“Conigli dappertutto”) e richiami all’“Amore Tossico” di Caligari in un “Blues della Renault” da manuale – “non è una canzone autobiografica, nel senso che non ho mai rubato né automobili né altro e non sono mai stato un tossico di strada a tempo pieno. Tuttavia conoscendo quel mondo non potevo non restituirlo e cantarlo”.
“Jukebox all’Idroscalo” costruisce una galleria di personaggi e situazioni al limite, dove le citazioni irradiano suggestioni mai inutili. Così ad esempio “Shavette” richiama il rasoio che passa le vittime dei gialli di Dario Argento (“nessuno ci crederà ma ho cominciato a canticchiarla proprio mentre mi radevo”) e il riff di “Enola Gay” degli Orchestral Manoeuvres in the Dark muove la “Vita privata di Sherlock Holmes”, outsider per eccellenza fra intelligenza acuta e dipendenze.
In ogni traccia Marco De Annuntiis prova a ricomporre un repertorio di biografie distrutte da opporre alla normalità e all’ordinario. Per lasciare a chi ascolta la vibrazione e il lucore di vite morse fino all’osso.
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