Intervista con Sondre Lerche

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Il musicista norvegese torna dopo anni di attesa in Italia per due date per presentare il nuovo album, il primo ottobre a Roma e il due a Milano. Per maggiori informazioni le trovate sul sito di DNA concerti. I Biglietti sono ancora disponibili.

Classe 1982, Sondre è norvegese, cantautore e chitarrista. Al nono album all’attivo nonostante la giovane età se ne torna dopo oltre quattro anni nel nostro Paese. Noi ci abbiamo scambiato due chiacchiere preventive.

Di seguito le interviste in Italiano e Inglese.

F: Ciao Sondre, recentemente ho anche intervistato un altro tuo connazionale, Janove Ottensen dei Kaizers Orchestra. Noi pensiamo agli scandinavi come un popolo freddo, invece sia la tua musica che quella dei Kaizers è abbastanza calda. Come pensi sia possibile?

SL: Probabilmente stiamo molto all’interno per scaldarci e così la musica esce calda!

F: hai mai sentito la pressione dei critici musicali che ti hanno definito come un enfant prodige?

SL: Non molto. La pressione dall’esterno è nulla al confronto alle aspettative e alle ambizioni che ho.

F: Ti sei spostato dalla Norvegia agli USA, come si è riflettuta questa cosa sul tuo ultimo lavoro? O perlomeno, da dove prendi le influenze per il tuo processo creativo?

SL: Penso che quest’album sia più conflittuale perché vivo a NY da così tanto tempo ed è stato registrato lì. Non è un posto per fighette, è per quello che voglio vivere là.

F: Come approcci il tuo processo compositivo? Hai un’idea che poi vai declinando oppure le canzoni escono fuori da sole mentre registri?

SL: Le canzoni per comporle sono un sacco di lavoro. Ma queste canzoni sono uscite fuori molto naturalmente. C’è voluto tempo ma hanno avuto la loro forma e sostanza fin dal principio, così non c’è voluto da lavorarci così tanto.

F: Hai suonato con delle band, e ora sei solista. Ho letto che ti piace più comporre in solitudine… come si esplica questo sia in studio che in live?

SL: Ho scritto per così lunghi periodi e di cose così strettamente personali che per me è difficile scrivere di cose da cantare con qualcunaltro. Ma in studio ho bisogno di persone intorno perché mi fa sentire molto bene.

F: Hai fondato una tua etichetta, vuoi parlarcene? E per di più, come scegli i singoli dall’album? Perché nella mia umile opinione a volte sono meno accattivanti di altre tracce presenti su disco…

SL:E’ più divertente fare il proprio disco e dialogare direttamente con i tuoi fan, sicché avere la mia etichetta era una cosa che speravo di avere da tanto tempo. Per scegliere i singoli io di solito non vado a prendere quello più ovvio o più orecchiabile: non è il tipo di musica che faccio. Qualche volta scrivo canzoni accattivanti ed è bello, ma ci sono elementi più importanti. Oltretutto ai nostri giorni sembra che le persone scelgano da sole le canzoni che gli piacciono, al di là dei singoli, e questa è una cosa bella.

F: Tu usi twitter un sacco. Cosa pensi dei social media? Pensi che ti abbiano aiutato nel tuo ultimo lasso di carriera?

SL: Twitter è divertente ma spesso mi chiedo se dovrei lasciarlo. E’ strano comunicare così tanto e spesso penso che io non ne sia così capace. Forse dovrei impuntarmi a fare solo musica.

 

– Recently I also interviewed Janove Ottensen from Kaizers Orchestra. In our immaginary we see the scandinavian as cold people in a cold country, but
Kaizers¹ music, your music… well are pretty warm. How do you think this
dichotomy work?

SL: I guess we stay inside to keep warm and warm music comes out!

– Have you ever feel the pressure of the media and criticist that called you
as an ³enfant prodige²?

SL: Not really. The outside pressure is nothing compared to the expectations
and ambitions I have for myself.
– How much is reflected in this last work your moving to States? And,
otherwise, which were the influences of your creative process?

SL: I think maybe the new album is more confrontational because I’ve lived
in New York so long and it was also recorded there. It’s not a place for
pussies, which is why I wanted to live there.

– how did you approach your compositive process? Did you go in knowing an
idea you wanted to explore or did the songs come together as you arranged
the album?

SL: songs are a lot of work to compose but these songs came really
naturally. It took time but they had their own shape and nerve from the
beginning so I didn’t have to think so much.

– You¹ve played with bands before and you¹ve done solo work, but I read that
you prefer to do your songwriting alone. How is reflecting this, both in
studio and live?

SL: I write over such long periods and from such a personal space that it’s
hard for me to write songs that I intend to sing, together with anyone else.
But in the studio I need people around and I enjoy that very much.

– You¹ve created your own label. Would you tell us about this experience?
And moreover: how do you choose your singles from album, because sometimes I
just humble thought that they weren¹t so catchy as other tracks on your last
work, for example…

SL: It’s more fun to put out your own record and communicate directly with
your fans so having my own label is something I’ve wanted to do for a long
time. As for choosing singles, I don’t always go for the most obvious or
catchy one – it’s not the kind of music I make. I sometimes write catchy
songs and that’s a kick but there are other important elements too. Also in
our time it seems the audience chooses the songs they like, regardless of
singles, which is great.

– You use twitter a lot! (and I¹m one of your followers, ehm) What do you
think about social media, which is your experience? Do you think that it
help you during your last period in your career?

SL: Twitter can be fun but sometimes I wonder if I should quit it. It’s
weird communicating so much and I don’t always think I’m so good at it. I
should maybe stick to the music.

Thanks so much.

SL: No prob

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