Intervista ai Musica Nuda: Ferruccio Spinetti e Petra Magoni

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A volte il caso riesce a combinare per bene le cose. E questa è la storia di MUSICA NUDA, l’atipico duo nato dall’incontro casuale tra Petra Magoni e Ferruccio Spinetti.
Nel 2003 i due si incrociano per la prima volta: Petra canta e Ferruccio è il contrabbassista degli Avion Travel (lo è stato dal 1990 fino al 2006). In quel periodo Petra Magoni ha in programma un mini-tour in alcuni piccoli club della “sua” Toscana con un amico chitarrista. Proprio il giorno del loro primo concerto in programma, quest’ultimo si ammala. Petra, invece di annullare la data, chiede a Ferruccio se ha voglia di sostituirlo all’ultimo minuto e lui d’impulso risponde sì.

A 8 anni di distanza dalla nascita del duo MUSICA NUDA, l’esigenza artistica che Petra e Ferruccio scoprono è quella di registrare per la prima volta un cd di brani inediti, e ancor di più di farlo di nuovo nella loro dimensione di partenza: solo ed esclusivamente contrabbasso e voce, senza l’aggiunta di altri strumenti e quindi di ospiti.

“COMPLICI” è un disco di canzoni, un disco sobrio che non punta a stupire: non ci troverete nè virtuosismo fine a se stesso, nè autocompiacimento prolisso. Semplicemente Petra e Ferruccio si fanno “stumento”, veicolo di messaggi ed emozioni, parlano fra loro e soprattutto con l’ascoltatore.

Intervista di Francesca Fiorini, trascrizione a cura di Graziella Mattei.

Con Ferruccio Spinetti:

Fran: Anzitutto Complimenti, perché l’album sta andando bene… e sono contenta perché in Italia viene visto un azzardo magari pubblicare qualcosa di leggermente più ricercato rispetto alla norma.

F. Siamo molto contenti, sì.

Fran: Poi in otto anni state consolidando pubblico e successo. State resistendo con uno zoccolo duro di fan, credo sia una soddisfazione enorme.

F: Sì, lo è. E’ anche una dimostrazione che la musica può avere successo anche senza l’appoggio delltelevisioni e delle radio, anche se ultimamente per il nostro nuovo cd il nostro ufficio stampa ci sta aiutando con un lavoro capillare, dandoci una visibilità e una riconoscibilità che ci era mancata in Italia.

Fran: Beh, in Italia magari il Jazz viene considerato come ristretto all’ambito di alcuni piccoli festival che vengono anche guardati male e peggio della lirica e classica…

F: a noi quello che ci ha salvato, sia in Italia che in Francia che sono i paesi dove abbiamo maggiore successo, è la nostra ecletticità: è vero che usciamo con un’etichetta, la Blue Note, che è di settore, è vero che andiamo in molti festival jazz… ma noi spaziamo in tutti i settori, dai festival pop, a quelli di musica classica ad un Primo Maggio. Questa è la forza di Musica Nuda: nel repertorio, non ci chiudiamo solo nei classici standard jazz e nei cliché.

Fran: E l’esigenza di un disco di inediti dopo tante… rivisitazioni, non proprio cover, visto che c’è è stato davvero un lavoro per rindossarle alla vostra maniera, da dove è venuta?

F: E’ stata un’esigenza esclusivamente artistica di due persone che dopo otto anni hanno voluto fare uno scatto di maturità avvicinandoci ai quarantanni, anche se non è che ci eravamo annoiati del repertorio che proponevamo. Suonare insieme da otto anni, facendo più di 100 concerti ogni anno ci ha dato questo desiderio. Non è detto che in futuro sarà lo stesso: il disco è qualcosa di molto importante, dura tutta la vita. Non è come se in un’ora e mezza di concerto sbagli una canzone, dopo si tende a non ricordarla più. Se sbagli un disco è un marchio, sia per te che l’hai fatto… più per te che per il pubblico. Noi speriamo di aver fatto un disco degno di questo nome, composto da 14 tracce, dove non c’è per noi una canzone più importante o che spicca: i singoli li sceglieranno la casa discografica o il programmatore radiofonico, per noi sono tutte allo stesso livello. Noi abbiamo fatto una cernita tra 40-50 canzoni provinate…

Fran: Caspita. Io l’ho ascoltato e ha una linearità da colonna sonora, senza alcuna canzone da skippare… e le tre cover come le avete scelte? Perché siete andati su due classici francesi e una canzone sconosciutissima di Dalla…

F. Beh, la Francia è la nostra seconda nazione. E tengo a precisare che la nostra prima nazione è l’Italia, dove abbiamo raggiunto luoghi prestigiosi e conferme di pubblico, anche se la Francia ci ha dato tanto in passato, e quindi volevamo fare un omaggio a questa nazione come abbiamo fatto nei dischi passati, anche perché frequentandola tanto siamo entrati un po’ nel tessuto di questa nazione: prima cantando dei classici come quelli di Jacques Brel o Gainsbourg per arrivare agli autori più giovani. In questo disco però abbiamo scelto questo pezzo di Nino Ferrer, che è la canzone di Mirza che in Francia è famosissima come qui in Italia non so, Emozioni di Lucio Battisti. Ai francesi piace molto questa nostra rivisitazione… Poi Henri Salvador ha fatto quella canzone che ha come titolo e unico testo “Mon Amour”… Ecco, Felicità la suonavamo dal vivo già da un po’, e il pubblico ci chiedeva perché non la incidete, ed è poco frequentata nel repertorio di Lucio Dalla… e a noi piace un po’ scavare nel cassetto e proporre pezzi che il grande pubblico non conosce.

Fran: Cose che vi ha dato la Francia e che vorreste vi dia anche l’Italia?

F. Un po’ più di visibilità radiofonica, visto che qui facciamo una fatica matta a conquistarcela. A Radio FiP abbiamo avuto grande spazio, e ci abbiamo registrato anche un live nel 2005. Poi per il resto mi ritengo fortunato, a livello pubblico siamo messi molto bene, non so che altro chiedere al pubblico italiano.

Fran: le altre collaborazioni del disco come le avete scelte?

F: alcune sono nate da amicizie storiche, come quella con Pacifico. Già avevamo collaborato nel 2006, ma di base c’è proprio un’amicizia fraterna tra di noi. Ed è una grande fortuna avere come amico un grande autore come Gino De Crescenzo. Pasquale Ziccardi e Alessio Bonomo provengono dalla mia schiera personale diamici, sono autori che hanno scritto anche per Mina e altri, nel 1992 con Giorni di Festa aveva vinto il premio musicultura di Recanati, che però non era mai stata incisa. Col secondo, Bonomo, collaboro nel 2000 quando vincemmo a Sanremo con gli Avion Travel… Con Al Jarreau abbiamo fatto 10 concerti magnifici in Germania, e durante un soundcheck sentendoci improvvisare l’area sulla quarta corda di Bach ci ha detto che se volevamo aveva scritto delle parole per quel pezzo…

Fran: Approposito che mi dici che i media italiani non hanno parlato della vostra tournée con Al Jarreau, voi come vi rapportate con Internet, visto che è la risorsa con cui voi musicisti potete comunicare direttamente coi vostri fan…

F: siamo molto attivi su facebook, e nel giro di una settimana abbiamo avuto un grosso incremento di persone che ci seguono. Lo seguiamo regolarmente e segnaliamo i nostri concerti. Poi abbiamo il nostro sito ufficiale, e un canale twitter e youtube…

 

Con Petra Magoni:

Fran: Sono contenta di come va l’album, leggevo su facebook, anche perché di solito le cose belle così le fanno passare…

Petra: di nicchia!

Fran: Esatto! Senti, con Ferruccio ho parlato più del disco, con te vorrei parlare più del live…

Petra: Benissimo, siamo complementari anche in questo.

Fran: Anche perché credo che la vostra dimensione sia il live, anche se fate delle meraviglie su disco.

Petra: Sì, tu devi venirci a vedere dal vivo, anche perché sì, la nostra dimensione è molto live… anche nel disco, nel disco ci sono poche sovraincisioni e quindi possiamo suonarlo tranquillamente senza starci a pensare troppo su. In questo c’è una componente molto jazzistica, almeno di approccio. Il live poi ci ha fatto conoscere, poi con internet c’è stato passaparola su di noi, ma dopo i live… ci siamo fatti conoscere da otto anni partendo da lì, ora come ora abbiamo fatto il salto numerico, ma è frutto da un lavoro che parte da lontano e si basa proprio sui nostri live.

Fran: Quale è la collaborazione o il progetto live che vi ha trasmesso di più e vi ha dato spunti?

Petra: In realtà sono tante le collaborazioni e le cose belle successe nel corso degli anni, probabilmente la più importante è quella con Al Jarreau, perché è importante il personaggio ma anche molto umano e generoso. E’ un rapporto che non si è esaurito e sta continuando. Ti dico che quando sono venuta a vederlo cantare all’Olympia di Parigi mi ha invitato sul palco a cantare con lui… Poi quando lui è stato invitato al concerto di Natale di Raidue ha chiesto proprio espressamente di duettare con Petra e Ferruccio. Anche perché una persona di quel carisma, che ha vinto 3 Grammy… vederlo così generoso non solo con noi ma con tutti i musicisti con cui collabora è stata una cosa davvero meravigliosa.

Fran: Voi avete interpretato tantissime cover, come è per un’interprete doversi calare in una canzone già conosciuta e non sua.

Petra: Non mi sono mai aspettata risposte, perché sennò ci si ferma in immobilità e non si fa più nulla. Perché ad esempio nel nostro paese o si critica in malo modo, per partito preso, o non si critica per niente. In Italia si deve imparare a saper fare le critiche costruttive, che invece non le sa fare nessuno. Per le cover secondo me è facile: le prendi, le stravolgi, perché c’è motivo di farlo. Io mi sono domandata molto come interpretare le canzoni nuove, invece. Secondo me e Ferruccio era importante presentarle nella loro essenza e nella sua semplicità, anche dosando l’uso della voce, che se ci fai caso è molto più sobrio rispetto ad altri dischi. Sul disco volevamo essere noi al servizio delle canzoni. E far capire bene le parole e il senso in modo molto lineare: anche qui ci sono canzoni più urlate come Complici, o Mirza dove faccio la padrona isterica del cane… Questo non vuol dire che però il concerto sarà così, perché c’è l’energia del pubblico che ti torna indietro, c’è la parte improvvisativa, di gioco…

Fran: Ma i francesi, che li vediamo così nazionalisti, come hanno preso le vostre cover?

Petra: Guarda, loro sono molto orgogliosi di quello che hanno, e dovremmo esserlo anche noi anziché essere succubi di altri. Loro però hanno ben capito che investire nella cultura è crescita. Ti faccio un esempio pratico: in Francia abbiamo concerti firmati per settembre 2012, qui ci chiamano per chiederci se la settimana prossima siamo liberi… Sapendo che uno ha la programmazione in anticipo si organizza di conseguenza. Certo, tutto dipende da chi deve sovvenzionare, ma in Francia hanno capito come farla girare. Un Paese come loro manca questo aspetto.

Fran: Oltre la Francia e l’Italia toccherete anche altri paesi?

Petra: Sicuramente sì, sarebbe facile dire come altri colleghi che siamo famossisimi in tutto il mondo solo perché ci abbiamo suonato, ma non è vero! In Italia e in Francia abbiamo delle strutture avviate che ci permettono di avere date e promozione, abbiamo ora un agente anche in Germania, poi ne prenderemo uno anche in Spagna… quindi potremmo farcela ad avere un tour vero e proprio. Poi certo, abbiamo suonato anche al teatro dell’Ermitage di San Pietroburgo perché l’organizzatore ci ha scoperto su youtube così come in tanti altri posti, ma sono state cose episodiche, non abituali come in Francia e in Italia. Comunque in Italia noi non abbiamo mai puntato sulla nostra immagine, perché puntiamo più alla sostanza, e quindi se giriamo per la strada fortunatamente non ci caca nessuno! Preferisco che dopo che ci vedano suonare pensino che poi siamo anche dei bei signori, meglio essere meno popolari… io voglio vivere di musica del resto e avere il teatro pieno!

[in audio, nella trasmissione Radiosglaps]

 

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