Intervista agli Shout out Louds

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Interviews: Shout out louds at Frequency FestivalEra tra le prime interviste fatte in una rumorosissima sala stampa al Frequency Festival 2010.

Abbiamo avuto una bellissima chiacchierata con due dei componenti degli Shout out Louds, gli svedesi Bebban Stenborg e Ted Malmros.

Hanno da poco finito due date in Italia e speriamo che non ve li siate persi. Siamo finiti a parlare non solo del loro ultimo lavoro, Work, e delle loro origini ma in un puro scambio Italia-Svezia.

Ciao ragazzi, inizio il mio giro di interviste con due Svedesi!

Hehe. Tu dove abiti in Italia?

Io? Diciamo a Parma… tra Bologna e Milano.

Oh, bene, bella. Famosa per il prosciutto no?

Hehe, già. Ma ditemi, bene o male avete una sorta di connessione con l’Italia. Prima di diventare Shout Out Louds voi vi chiamate Luca Brasi… che è un personaggio de Il Padrino.

Sì, vero, è italiano!

Quanto influisce quindi il cinema, la cinematografia sulla vostra musica?

Indubbiamente, c’è una certa relazione tra noi e il cinema, specialmente volevamo rendere il nostro ultimo album cinematografico e tutto il resto. E i nostri video sono sempre più come dei corti, andiamo proprio verso la cinematografia realizzandoli. Penso che ci piaccia molto il concetto di storyline…

E nel vostro ultimo album che intenzioni c’erano?

Noi volevamo creare un album che fosse in qualche modo patinato, brillante, luminoso… perché in un certo modo volevamo scrollarci l’etichetta di gruppo indie europeo un po’ grezzo ma… dai, penso l’abbiamo fatto bene.

Come è stata la preparazione per il vostro ultimo album, Work?

E’ stata una sorta di ripresa difficile, abbiamo fatto una pausa abbastanza lunga e dopo ci sentiavamo nervosi. E’ una cosa simila a come quando tu devi impacchettare e riorganizzarti i bagagli e non viaggi da diverso tempo e non ti ricordi come si fa, è simile a questa cosa qui, ma volevamo ritornare perché avevamo anche perso la comunicazione naturale tra lo sviluppo della musica e la sua creazione, quindi ci aveva pervaso su sentimento di nervosismo.

Avete collaborato con molti artisti. Quali sono quelli che hanno più influenzato il vostro lavoro o qualcosa di simile..

Delle altre band, beh, dipende dal momento in cui l’ascoltiamo… se siamo felici. Ma non so. Poche band. Magari ci ispirano più i film, o andare ai festival per poter vedere il maggior numero di band. Magari non ci sono delle band che ci diverte molto vedere o che rappresentano qualcosa per noi, ma non è che ne traiamo direttamente spunto o ispirazione. Per esempio abbiamo visto i Pavement, ed è stato un concerto molto bello ultimamente… Eravamo molto eccitati nel vedere come fosse il loro tour, come si presentavano a suonare, cose così. Suonano ancora divertendosi, ed è bello, un po’ come tutte le band old school che si divertono e sembra ancora che suonino lì nel gruppetto del liceo e portano con se quella sensazione, che ti trasmettono. Molto bella.

Parliamo di Svezia. Che influenze vi da nel loro lavoro e nella vostra vita…

Beh, è il posto da cui arriviamo… E’ strano perché non abbiamo nessuno con cui compararci. Però dall’altra parte l’arte in Svezia è molto tutelata, e fare l’artista è un lavoro come un altro, non è un sogno che si avvera. Essere musicista è una cosa possibile. E’ abbastanza facile vivere in Svezia, è un piccolo paese, dove per la popolazione la Musica è importante. E si campa anche bene di musica, se vuoi fare il musicista è una cosa che se vuoi fare, puoi fare.

Perché le prime idee che noi abbiamo di Svezia da fuori dopo l’Ikea beh, sono gli Abba…

E noi non ci abbiamo nulla a che vedere, dici? Eh! Riguardo alle melodie… beh, no, penso che gli Abba hanno delle melodie molto riconoscibili e forti, potrebbe esserci qualcosa di quello nella nostra musica. Del resto poi, la Svezia ha una grande tradizione di musica pop… pensa anche ai Roxette, credo che comunque la spina dorsale nella musica svedese è sicuramente molto pop.

Come è stato lavorare nel vostro album Work con il produttore Phil Ek?

Oh, è stato molto bello. Ci ha permesso di divertirci molto nella registrazione, dopo tutto il periodo di ansia che ti abbiamo detto. Poi dobbiamo dire che la registrazione è stata molto lenta, ce la siamo presa comoda un po’ comoda, ci siamo rilassati che è la cosa più importante, era quello di cui avevamo bisogno.

Ha dato una sorta di cambiamento nel vostro sound?

 

No, diciamo che ci ha molto più guidato nella realizzazione nel farci dare il meglio, senza particolari linee guida.

Grazie mille ragazzi, speriamo di ritrovarci presto in Italia.

Sì, speriamo! Soprattutto vorremo venire a Bologna, dove c’è il nostro amico Enzo…

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