Intervista ai The Joy Formidable

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Me and The Joy FormidableCon i The Joy Formidable, tranne per qualche bizza del registratore, abbiamo avuto l’intervista perfetta. Rilassata, senza figuracce, consapevole di quello su cui stavamo andando a parare entrambi. Un gruppo di belle persone oltre che ottimi musicisti. In questo 2011 sono arrivati al debutto con “The Big Roar”.

Un disco di sano ed elettrizzante rock, una band che esce dal circuito indie ma con le qualità per arrivare ben oltre la stretta cerchia dei fedeli della scena british. Sono infatti reduci da un ottimo Coachella e da altri supporting tour. Noi abbiamo scambiato battute principalmente con Ritzy Bryan, con qualche incursione di Rhydian Dafydd.

Per la parte audio in ling ua potete al solito rifarvi al file su Radiosglaps.

– E’ la prima volta che siete in Italia?

No no, siamo già venuti. Ad esempio a novembre eravamo di supporto ai Temper Trap… ci piace molto il pubblico italiano, è gente che si diverte, che recepisce le nostre canzoni molto bene.

Il vostro album, The big Roar, mi è realmente piaciuto tantissimo. Uno dei più impressionanti del primo trimestre di quest’anno. Secondo me ricordate una cosa simile a Courtney Love, come se avesse ancora del tutto una stabilità, e avesse portato il sound dei Pixies nell’energia delle Hole.

Oh, che bella definizione. Non ce l’aveva ancora detta nessuno, grazie. Non ci avevamo pensato, è figo.

Poi è una mia impressione. E’ un album che crea molte immagini. Io però dopo quello che per me è un complimento voglio farvi una domanda per toglierci gli imbarazzi subito: come diavolo vi vengono in mente i concept per i video?

Oh, ho capito a cosa ti riferisci… al video di Austere.

No, ma per carità, cioè la masturbazione è una cosa naturale, ma ecco, mi sembra che svicoli un attimo dalle canzoni. Non solo Austere, un po’ tutti i video.

Beh, cerchiamo di fare dei video che colpiscano il pubblico. Ci piace concentrarci su qualcosa che è diversa dallo scrivere musica a volte e sbalordire usando un’altra forma d’arte. Perché sai, scrivere canzoni è una cosa ormai molto naturale per noi, e invece fare video è sempre un gioco, un’esperienza, una scoperta continua. Vogliamo divertirci con le immagini e creare qualcosa di impatto. Magari un giorno ci verrà voglia di creare una colonna sonora, o di partire dalla nostra musica e farne un film.

Rick Costey è stato il vostro produttore. Come è stato lavorare con lui?

Primariamente una cosa strana. Perché noi registravamo in UK e poi lui invece era in America. Quindi non c’è stata proprio una comunicazione diretta e una stretta sinergia all’inizio. Molto strano. Però è stato un risultato meraviglioso, sinceramente quando abbiamo mandato al mixing l’album c’è stato un lavoro certosino che ha impiegato una vita e permeato le nostre vite tutto quel periodo, ma è stato davvero grandioso perché suona come se fosse molto diretto, anche se c’è stato del lavoro sotto.

Quale è stato il vostro proponimento primario nel vostro album? Avete fatto tanti Ep, e poi avete sentito la necessità di un album lungo…

Penso che non ci sia stato un vero piano preordinato far uscire gli EP, tipo prima abbiamo fatto uscire un EP per gli US, poi su un EP giapponese c’erano cinque tracce in più, che eravamo felicissimi di farlo uscire sul quel mercato perché ecco il Giappone ci affascina molto… poi abbiamo pensato di portarlo anche in Europa: del resto era lì, era già pronto. Una cosa molto rilassata.

Non è che mettiamo anche paletti anche su far uscire prima questo o quello, o far uscire o no troppi singoli. Non pensiamo che alle persone interessi la distinzione questo è un album, questo è un EP. Cioè, se sei interessato alla musica non credo che abbiano una confusione tra album o EP.

Quindi non so, possiamo dire che siete più focalizzati sul fare qualcosa di artistico con i vostri video anziché avere una forte idea da imporre su disco…

Sì, assolutamente, credo che le persone siano interessate ad altro, non a un formato, ma ai significati. E’ qualcosa di spontaneo. Non ci siamo preoccupati mai di questo. Perché noi scriviamo tutto il tempo, siamo molto prolifici. E siamo molto impegnati con lo scrivere, cioè siamo preoccupati sullo scrivere storie ma non su inscatolare canzoni su un EP o su un Album o su come le due cose possano avere un impatto diverso su pubblico o critica. Cioè, realmente non ci interessa, perché non è che ci possono essere delle regole su come far uscire la nostra arte.

Beh, siete artisti, mica contabili!

Assolutamente, hai detto bene.

Approposito: che differenza sentite tra suonare live e in studio? Cioè, come vi preparate a suonare live, se ci sono diverse differenze nel dover tradurre poi il disco dalla registrazione al live… se cambiano i modi di affrontarlo…

Beh, ci interessano entrambe le cose, e vogliamo fare entrambe al meglio. Le canzoni devono essere in entrambe le dimensioni interessanti, potenti, eccitanti… solo che live non può essere una replica del disco, altrimenti ascolti il cd.

Avete suonato al SXSW, come è stato?

Era la prima volta! Eravamo molto emozionati, onestamente, anche perché il nostro disco usciva negli Stati Uniti. Quindi era una sorta di festeggiamento. Ero contenta di essere lì a suonare perché era una festa ma insomma, anche solo per essere lì. Come fan, diciamo. Poi era bellissimo perché in questa atmosfera che a tratti era quasi di campagna c’erano così tante band che avrei voluto vedere e suonavano tutti allo stesso momento…

Beh, i festival son bellissimi, ma le sovrapposizioni ti fanno venire voglia di essere doppia! E’ quasi una dannazione. Approposito di musica dal vivo voi avete aperto un concerto di Paul Mc Cartney. Come è stato, in fondo lui è una leggenda della musica… credo lo sia per tutti, è difficile che i nostri genitori non ci abbiano cresciuto coi Beatles…

Oddio, è stato qualcosa di speciale. Lui è veramente meraviglioso. Le nostre mamme hanno insistito per venire lì nel backstage al concerto a conoscerlo, per cui sì… diciamo che è stato un momento bellissimo vederle anche in quel modo. Credo che i Beatles siano significativi comunque per ogni generazione, credo sì, di base per le nostre mamme, ma mantengono ancora una freschezza…

Poi i suoi live sono ancora molto molto buoni, lui è una persona molto amichevole… è molto interessato alla musica nuova, è sempre proiettato in avanti, curioso, interessato. Insomma, è stata un’esperienza interessantissima. Però abbiamo anche fatto tour con i Manic Street Preachers e anche quello è stato davvero importante per noi, un po’ come per ogni artista con cui siamo andati in tour e abbiamo diviso il palcoscenico… c’è sempre uno scambio molto arricchente che ti da qualcosa nella tua vita e nella tua musica. Certo, Mc Cartney è stato il top…

Voi siete gallesi… di una città che si chiama Mold. Ecco, significando come dire, muffa… è un nome molto antitetico col vostro nome del gruppo, che invece è scoppiettante, come dire.

Hahaha. Beh, è strano perché invece in gallese il nome della città è molto bello. Significa qualcosa come collina floreale, quasi un nome magico… invece in inglese prende una connotazione assolutamente negativa.

Mamma mia, allora vi odiano.

Dicono sia una cosa abbastanza diffusa! Hahaha.

Cosa c’è nella vostra musica quindi della vostra città?

Oh, non penso sia una cosa fatta con coscienza ma sicuramente c’è. Quando non suoniamo trascorriamo un sacco di tempo in campagna, tra le colline… C’è la nostra cultura quindi sicuramente. Poi non so cosa dire sinceramente, noi non abbiamo numerose band nel nord del Galles, quindi non c’è una vera e propria “scena” con un filone da seguire che può essere d’ispirazione. Non è come a Manchester, dove ci sono una serie di band e una serie di palcoscenici dove poter emergere con più sicurezza. Qui invece noi magari abbiamo dovuto trovare una chiave di volta, è difficile esprimersi dalle nostre parti. Trovare una propria identità e tutto il resto. Cioè il nostro è un bellissimo posto dove vivere ma dove è difficile emergere, un po’ come il posto da dove vuoi scappare se sei giovane, no? Una cosa un po’ strana…

Le due ultime domande: quale è la vostra canzone preferita. Vostra e degli altri, diciamo.

(Rhydian) credo per la lunghezza siano The Greatest Light Is The Greatest Shade e The Everchanging Spectrum of a Lie.

(Ritzie) Oddio, credo che la mia cambi un po’ ogni sera, quando interpretarla. Un po’ da posto a posto, secondo l’energia che sento…

Canzone preferita degli altri… di adesso?

Oh, sì, facciamo prima. Credo che sulla canzone preferita sia un concetto così difficile che anche io cambio idea credo ogni quattro giorni..

(Ritzie) oggi ho ascoltato tantissimo Patti Smith. Free money. E credo che guidare per le montagne con Patti che canta sia qualcosa di incredibile.Free Mo

(Rhydian): credo che quella che ascolti di più è First we kiss di Anna Calvi.

E i vostri propositi per quest’anno quali sono?

Stare in tour principalmente, perché adoriamo starci. Poi beh, anche scrivere. A maggio siamo a Brighton al Great Escape, poi a Coachella, un bel giro per tutta america, saremo a qualche festival in Inghilterra. Poi in realtà siamo in contatto in giro per alcune cose ma aspettiamo ancora conferme… perché in mezzo c’è anche il tour con i Manic Street Preachers, ma sono solo quattro date in Inghilterra e un paio in Europa.

Ma alla fine mica sarete più famosi all’estero che in patria? Avete quasi lo stesso problema degli Archive comunque, in caso. Con loro ne ho parlato al Frequency festival l’anno scorso e non sapevano cosa rispondermi. Qui in Italia hanno tantissimi fan e invece in UK non hanno mai avuto una grande consacrazione…

Oddio, anche noi non sappiamo che dire. Anche noi non abbiamo fatto molti festival europei, siamo stati più in Australia anche… Pensiamo di avere una buona fanbase dappertutto, quindi non so. Magari è solo il caso. Forse ancora perché l’album non ha raggiunto tutti… con gli EP invece c’è stata più diffusione e anche quando suonavamo a Londra in uno dei tremila locali con altrettanti artisti a suonare altrove da noi c’era sempre un buon pubblico. Poi non vengono da noi perché siamo la “next best thing”, vengono giusto perché ci scoprono e gli piacciamo veramente. E’ qualcosa di più viscerale e magari meno immediato…

Grazie mille, è stato un piacere parlare con voi.

Oh, è stata una chiacchierata davvero deliziosa, grazie a te!

 

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