Music dot Fran: Fran Healy

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Fran Healy @ The Mod Club
ph PJ Mixer

Ciao Fran. Oh, non vi dico quando ho saltellato come una bimba scrivendo su Twitter “sto per intervistare Fran Healy sono nervosissima” e lui invece dopo l’intervista mi ha replicato “no, sei stata grande“. Lì le mie amichette hanno iniziato a dire oh-mio-dio, epico! Fran che parla con Fran e quelle altre cose molto adolescenziali che ti fanno fare urletti e cose simili. La vergogna. Cose da persone che hanno dieci anni meno di me.

Ecco. Ciao, Fran. Tu sei il mio papà ideale. Detta così non voglio sminuire il tuo sex appeal, è che però io essendo cresciuta con le tue canzoni, ehm, anche sforzandomi non lo noto. Ad esempio, facendo le cover di Katy Perry noto solo tanta simpatia e pucciosità. Però ecco, mi piacerebbe averti perlomeno come zio.

Fran, ci si vede a Milano. Anche voi potete vederlo a Milano. Viene in italia per un tour di ben 4 date (il 21 Febbraio al Tunnel di Milano, il 23 al circolo degli Artisti di Roma, il 24 al Bronson di Ravenna e il 25 al New Age di Treviso).

Un passo indietro: chi è Francis Healy.

Scozzese ma nato in Inghilterra, musicista e cantante già leader dei Travis, storica band britpop anni novanta considerata da molti precorritrice delle più note band pop-indie dei giorni nostri. Ha pubblicato con i Travis sei album in undici anni, e ora un piccolo spazio per il suo primo progetto solista uscito il 4 Ottobre 2010, Wreckorder.

Healy dopo la nascita del suo primo figlio si è trasferito a Berlino. Molto noto è anche il suo impegno umanitario a favore di associazioni come Save the Children e Make Poverty History.

Ci sono stati diversi album solista di membri di band l’anno scorso, alcuni suonano molto differenti però rispetto a quello che fanno di solito nei loro gruppi. Così non è stato per il tuo, perché?

Beh, perché ad esempio nelle altre band i cantanti non si occupano di tutto l’album, io invece per i Travis già scrivo tutto: musica e parole. E quindi per me la differenza tra un album solista e un album nei Travis è la mancanza degli altri tre musicisti. Non è che potevo forzarmi a cambiare qualcosa, quando mi hanno detto “perché non hai fatto qualcosa di differente, fai un accento diverso”. Ma io sono fatto così, sarebbe stato impossibile farlo.

Tu hai suonato tantissimi anni con i Travis, che ormai possiamo considerarli la tua famiglia… Come è stato lavorare da solo?

Fantastico! Avevo voglia di cambiare, ma non è che avevo voglia di fare colpi di testa pazzeschi, quindi il lavoro solista era il miglior compromesso, perché mi sono sempre sentito molto fedele agli altri…

Ad esempio sul disco hai collaborato anche con Paul Mc Cartney. Come è stato lavorare con una leggenda della musica… anche perché io ho letto che tu avevi bisogno del basso in una canzone, e non riuscivi a suonarlo anche se tu dici che è solo uno strumento con quattro corde ecco ma quando Mc Cartney suona il basso è qualcosa di straordinario, no?

Sì, è stato molto figo. Ero con questa canzone dove avevo assolutamente bisogno di un basso e allora ho mandato una email al suo ufficio stampa con la canzone, e sinceramente mi son posto domande su se si ricordasse di me se potesse avere tempo e cose così… poi ho ricevuto come risposta che gli piaceva tantissimo la canzone ed era veramente favorevole a suonare con me.

Il tuo album è secondo me uno di quelli che si ascoltano molto volentieri appena alzati la mattina, senza fretta, con uno di quei tazzoni di caffè sdraiati sul divano a goderselo lentamente. Non sembra un album da airplay radiofonico ma qualcosa più indirizzata ai tuoi ascoltatori…

…guarda che in realtà non è che lo pensi o meno, non è mai stata una questione che mi sono posto. Anzi, con i Travis ci siamo piuttosto sorpresi quando abbiamo avuto dei passaggi radio! Ad esempio siamo stati solo suonati col secondo radio. In Italia solo una nostra canzone è stata passata nelle radio (n.d.r. Sing), ma sono cose accadute solo dopo che c’è stato un certo nostro successo, non è mai derivato però dall’attenzione delle radio… Ma nelle radio non si sentono tante bellissime canzoni, sfortunatamente. Forse ora come ora si basano su altre cose. Ad esempio questo disco ha ben quattro singoli, ma so che è molto difficile programmarli nelle radio, forse perché non vanno nei gusti di chi sceglie i palinsesti. Non so dirti, ma per me è importante che le mie canzoni abbiano questa melodia. Non è che ho voluto dargli un preciso indirizzo, l’importante è che siano belle innanzitutto per me.

E ora vieni in Italia, è davvero bello…

Non hai idea di quante volte abbia chiesto al mio agente di venire in Italia… In ottobre dell’anno scorso era una delle prime mete che volevo dove venire a suonare. E invece è stata una fatica riuscire a fissare questi quattro show, eppure sono acustici… quindi anche poco costosi. E tutte le volte io continuavo a dirgli se era riuscito a fissare le date e mi diceva “certo, certo, ora ora” e adesso che ci siamo riusciti davvero non riesco a dirti quanto sia contento di venire in Italia. Tantissimo, davvero. E così tanto tempo che devo venirci a suonare!

E suonerai in posti molto belli, credimi. Alcuni tra i miei preferiti . L’ultima è una domanda molto stupida. Scusami, ma è davvero tanto stupida. Tu sei stato il primo a portare alla ribalta la moicana come acconciatura. Ora che la portano un po’ tutti cosa ne pensi?

Ah, in realtà all’epoca ecco se andavi al centro di Londra era una pettinatura comune. Tutti si facevano la moicana e a me alla fine piaceva, sì. Poi però tutti hanno notato di più quando se l’è fatta Beckham, però sì era normale tra i giovani. E ora che la portano tutti e io no… beh, sono invecchiato!

Forse però David Beckham si vende meglio sulle riviste di moda…

(ride) credo proprio di sì.

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