Intervista a Robin Proper-Sheppard dei Sophia

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photo by Guus Krol AttributionNoncommercialNo Derivative WorksAttributionNoncommercialNo Derivative WorksAttributionNoncommercialNo Derivative Works

Nella musica dei Sophia, collettivo musicale di indubbio valore, si ritrova la ricerca sperimentale elettrica ma soprattutto la poesia sotto forma di rock ammaliante. Monopolizzati dall’enigmatica personalità di Robin Proper-Sheppard, ex-leader dei God Machine, il gruppo è capace di mescolare certo “mainstream” rock di stampo prettamente americano con atmosfere ricercate e melodiche di derivazione europea, dimostrando quanto il rock possa essere maturo e comunicativo attraverso il suono di un pianoforte e della voce di Robin, che da autore di culto si candida a divenire uno dei personaggi più importanti per il rock dei prossimi anni. Robin Proper-Sheppard potrebbe essere descritto come “bloody-minded”. Probabilmente lo prenderebbe come complimento. È una descrizione adatta per un uomo che, dopo essere emerso da tristi esperienze, ha deciso reagire.
Robin Proper-Sheppard si racconta nell’intervista esclusiva per Radionation.
Il suo tour lo porterà in quasi tutta Italia per sette date da solista.F: Sono onorata prima di tutto di questa intervista per una cosa: anche io ho un po’ la stessa visione oscura della vita e cinica. Quindi: tu come hai ovviato a rispondere a tutti quelli che dicono che così viviamo male?

RPS: Ciao Francesca,

Beh, è un onore essere intervistato – grazie mille!

Concordo sul fatto che ho una visione cupa e cinica della vita ma penso che buona parte di ciò deriva dal fatto che io credo realmente che la gente sia in grado di fare del bene. Potrei descrivermi come un ottimista pessimista. O forse un pessimista ottimista?

Cosa rispondo a chi dice che non vivo bene? E chi è che lo dice? Capisco che forse la mia visione della vita è più cauta rispetto a quella di altri e che si, sono sensibile verso ciò che io vedo come buono e cattivo nel mondo, ma come diceva Socrate “Una vita senza ricerca non vale la pena di essere vissuta…” e questo è anche il mio motto.

Questo vuol dire non vivere bene? Io non penso.

F: Triste, pessimista… Sarebbe più giusto dire che parli nei tuoi dischi delle cose esterne del mondo nel modo in cui le vedi tu?

RPS: Ad essere sinceri, cerco di non mettere troppo pessimismo nella mia musica, se posso. Si, tendo ad esprimere molta tristezza e molto dolore tramite la mia musica, ma non è qualcosa che faccio volontariamente. Quando compongo, la tristezza e la stanchezza vengono fuori naturalmente. Anche se sono felice, o se credo di esserlo, c’è sempre un’ombra di malinconia presente in ciò che scrivo. Non so bene perché, ma è così. Me lo sono chiesto più volte ma sino ad ora non ho trovato una risposta.

F: I nostri lettori si lamentano di una cosa: dell’eccesso di arrangiamenti nelle ultime canzoni. Come mai hai deciso di aggiungere qualcosa alla tua musica?

RPS: Un eccesso di arrangiamenti su There Are No Goodbyes? Direi che c’è molta più strumentazione su Technology Won’t Save Us (2006), ma penso che gli arrangiamenti siano più attinenti e creino l’atmosfera giusta in Goodbyes. Le canzoni di Goobyes sono in realtà molto più semplici e molto più basate sulle mie emozioni, come nel mio primo album, Fixed water, e forse questo ha permesso alle persone di ascoltare gli arrangiamenti sui cui poggiano. In effetti sin dai tempi di The God Machine sono sempre stato innamorato del meraviglioso suono di un quartetto d’archi.

F: L’album esplora la tua dimensione interiore… è per questo che per il tour hai voluto tutti posti piccini in cui suonare. Ora sei in giro con un tour solista. Che cosa ti da in più e che differenze ci sono rispetto a quando ti esibisci in gruppo, e perché hai scelto di esibirti da solo?

RPS: Risposta rapida? Si. Con il passare del tempo i Sophia sono diventati sempre di più una band da ‘live’ e penso che alle volte potremmo perdere quella certa intimità con la musica.
Tutta la mia musica parte con me seduto nella mia stanza che esprimo in modo semplice e spero onesta i miei sentimenti. Penso sia facile perdere questa intimità mentre si cerca di creare ed esibirsi in show colossali per il pubblico.
Ma quello che io scrivo non è colossale. E’ la vita. E io spero di poter condividere con la gente che viene ai miei concerti questa vita semplice. Solo io, la mia chitarra e le persone che vengono ad ascoltare e condividere le mie canzoni.

F:Hai un blog. Anche se è un anno che non lo aggiorni. Quale è il tuo rapporto con internet?

RPS: Come mi relaziono alla rete? Beh, devo dire che non ho un approccio professionale al web. Però mi piace moltissimo comunicare direttamente con i fans. E mentre non ho mai sentito il desiderio di crearmi una falsa immagine (dei Sophia) pubblicizzandomi (su un sito), mi piace molto il fatto che se la gente vuole, possono contattarmi direttamente. Ho spesso accettato richieste di canzoni dai fans, fatto dediche in occasioni speciali e persino aggiunto canzoni alle scalette dei concerti proprio perché il web ci permette di interagire con le persone che mi ascoltano
E si, come hai visto, non ho aggiornato il mio blog di recente, ma lo farò quanto prima. Penso che buona parte della mia vita sia stata raccontata in There Are No Goodbyes e, per essere sinceri, da allora non è cambiato quasi nulla e alla fine ti stufi di parlare sempre di cose tristi e dolorose.

F: Ho visto anche che metterai a disposizione degli mp3 acustici di ‘At home with Sophia… The Acoustic Sessions’.

RPS: Questo è il piano. Ho ricevuto richieste e registrato canzoni mentre provavamo per il tour. Ho avuto dei suggerimenti fantastici ed è straordinario vedere che canzoni la gente vuole sentire. Questo è uno degli aspetti più emozionanti di questo tour (per me), sapere che posso influire personalmente sulla serata di qualcuno suonandogli una canzone che desiderava ascoltare da sempre.

F: E da proprietario di un etichetta? Le etichette indipendenti sono ancora così importanti in un periodo storico in cui i volumi di vendita sono sempre e comunque irrisori e, in generale, la musica non passa necessariamente per il disco come oggetto fisico?

RPS: Influenti sul mercato? Non credo che le etichette indipendenti abbiano mai avuto alcuna influenza sul mercato. Almeno non al livello di The Flower Show. Ma non è per questo che lo faccio. Lo faccio perché mi piace farlo. Gli artisti amano avere tra le mani un cd ‘materiale’ delle loro creazioni. E la creazione del pezzo, la parte ‘fisica’ della custodia e del CD…è sempre una cosa straordinaria da vedere. Il mondo virtuale non può sostituire tutto.
E io spero che i fans, almeno quelli veri, mostreranno il loro gradimento verso la band comprando cd e merchandise. Credo che molti fans abbiano capito, specialmente quando li comprano ai concerti, che non stanno comprando solo un cd di musica, bensì un vero e proprio souvenir della band. E che comprare questi souvenirs aiuta gli artisti stessi.

F:Ho visto sul twitter http://twitter.com/thisissophia che hai postato delle canzoni dei The National. Quali sono le band che ti influenzano o ti piacciono di più nell’ultimo periodo?

RPS: Oh, hai visto la mia pagina su Twitter? Quindi sai che mi sto allenando per la Swimathon. In questi giorni parlo solo di questo…però si, scopro sempre nuova musica tramite gli amici di Twitter.
Sono molto eccitato per il nuovo album dei National. Molto, molto eccitato.
E amerò sempre Josh Rouse e Ryan Adams; di recente apprezzo moltissimo Anna Ternheim e Jenny Lewis. Ma la lista è davvero lunga…
Ora devo andare, ma grazie di nuovo e spero di risentirti presto!

Cordiali saluti

Robin.


[Di seguito, l’intervista in Inglese]

Dear Robin.
I’m really honoured to have the possiblity to interview you, mostly because we have the same cynical and dark vision about life: what do you answer to all those that tell you that you’re living poorly?

 

Hi Francesca,

 

Well I’m honoured to be interviewed – Thank you very much!

 

I would agree that I tend to have a rather dark and cynical attitudes towards life but I think most of the conflict in my life comes from the fact that I also have a real belief in the good that people are capable of as well. I guess I would describe myself as an optimistic Pessimist. Or maybe I’m a pessimistic Optimist?

 

And what do I answer to those that tell I am living poorly? Who tells me I am living poorly?! I accept that maybe I tend to view life a little more closely than some and yes, maybe I am a little more sensitive to what I see as the good and bad in the world but as Socrates said “The unexamined isn’t worth living” and that is something that I live by as well.

 

Is that living poorly? I don’t think so!

Sad, pessimistic…shall we say that you talk about the outside world from your point of view, in your music?

 

To be honest, I try not to allow too much pessimism in my music if I can help it. Yes there is a lot of sadness and I tend to express a lot of heartache through my music but it’s not something I do on purpose. When I create music the sadness, the weariness, is just something that comes through very naturally. Even when I’m happy, or at least I think I’m happy, there is a sense of melancholy that is present in the music I write. I’m not sure why that is, it just is. I ask myself that question a lot but until now it remains unanswered.

When I said to our readers “Whoa guys! I’m gonna interview Robin” they told me to ask you about the excess (they said) of arrangments in your last songs. Why did you decide to add something to your music?

 

An excess of arrangements on There Are No Goodbyes? I would say there is more actual instrumentation on Technology Won’t Save Us (2006) but I think the arrangements definitely relate and convey the atmosphere of the songs much more on Goodbyes. The songs on Goodbyes are actually much simpler and more emotionally-based, similar to my first album Fixed Water, and maybe this space has left more room for people to actually hear the arrangements underneath? Having said that, even from the earliest days of The God Machine I have always been in love with the beautiful sound of a string quartet.

 

Your last work explores your inner dimension, is this why you decided to choose small, intimate venues for your tour dates? You’re on a solo tour. What does the solo dimension allow you and what not and why did you choose it?

 

In a short answer? Yes. As time has gone on Sophia has continued to grow as a ‘live’ band and I think that sometimes we might begin to lose a certain intimacy in the music. All of my music begins with me sitting in my room expressing very simple, and hopefully very honest, feelings and I think it’s easy to lost that intimacy in the desire to create and perform a bigger-than-life show for the audience. But what I write isn’t bigger than life. It’s just life. And I’m hoping that this simple life is something that I can share with the people that come to these shows – Just me, a guitar and the people that have come to share these songs with me.

You own a blog, even if you haven’t updated for over a year. How do you relate to the web?

 

How do I relate to the web? Well I must say that I don’t have a particularly professional business approach to the internet. I really love the fact that I can communicate directly with fans though. And while I’ve never really had the desire to create this false sense of who I (Sophia) am by marketing I do really appreciate the fact that if people want to they can contact me on a much more direct basis. I often accept individual song requests from fans, make dedications on special occasions and have even added songs to our live sets because of how closely the web allows us to interact with the people that listen to my music.

 

And yes, as you’ve seen, I haven’t updated my blog in a very long time but I will soon. I guess the fact that most of my life has been expressed through There Are No Goodbyes and, to be honest, not a lot has changed in the meantime and, well, there’s only so much you talk about heartache, right?

I saw that you’re going to share some acoustic mp3 of “At home with Sophia…the acoustic sessions”

 

Yes this is still the plan. I’ve been taking requests and recording songs as I’ve been rehearsing for the tour. There have been some great suggestions and it’s great to see what songs people are looking forward to hearing. This is actually one of the most exciting aspects of this tour for me, knowing that I can have a personal impact on someone’s evening by playing a song they always wanted to hear.

What about your own label? Are independent labels still market worthy, especially now that sales are diminishing considerably and that music doesn’t necessarily need to be released on records?

 

Market worthy? I’m not sure if independent labels were ever market worthy! At least not at the level of The Flower Shop. But that’s not why I do it. I do it because I love doing it. Artists will always love seeing an actual physical album of their own creation. And the creation of the artwork, the physical packaging, it’s always special seeing this is ‘real’ life. The virtual world can’t replace everything.

 

And hopefully fans, the true fans at least, will always want to show their support by purchasing the bands merchandise. I think what most fans realise now, especially when buying at concerts etc, is that they aren’t actually just buying the music anymore but a souvenir of the band. And by buying this souvenir they are helping to support the artist.

I saw on (your?) twitter account (I hope it’s yours http://twitter.com/thisissophia, otherwise we have to throw away this question) you’ve shared some of The National’s songs. Which bands do influence you most recently and which are the ones you like the most?

 

Oh you’ve seen my Twitter account? So you know that I’m training for my Swimathon then? That’s about all I talk about these days… But yes, I discover a lot of music via friends on Twitter as well.

 

I’m very excited about the new National album. Very very excited.

 

And I will always love Josh Rouse and Ryan Adams and have recently really been loving both Anna Ternheim and Jenny Lewis as well. Oh the list goes on and on…

 

Have to run now but thanks again and hope to see you soon.

 

Kindest regards,

 

Robin

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