Suede live @ Roundhouse, Londra

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Si respira tanta tensione a Londra questa sera, giusto perché gli attentati terribili di Parigi hanno spaventato e spezzato molti cuori.
Alla Roundhouse di Londra, in questo freddo sabato sera, si entra con l’ansia: c’è tantissima gente, ci sono gli agenti che ci controllano da capo a piedi e la mia testa è in parte a Parigi, dato che ho una sola piccola, vaga idea di quello che è successo.
Dentro di me e per tutta la serata, dedicata in parte a questo “Night Thoughts” e, successivamente, a un vero e proprio concerto dei Suede, domina un sentimento di oblio e tristezza: è come se mi stessi perdendo nei miei pensieri confusi e non mi renda nemmeno conto di essere a Londra a vedere in concerto la band di Brett Anderson.
Il live inizia con questo film, accompagnato dalle tracce di “Night Thoughts” che, a primo impatto, ha un retrogusto piuttosto amaro, malinconico e tragico; ovviamente, le scene che ci ritroviamo davanti racchiudono le stesse emozioni e, a forza di vedere vari aspetti della vita del protagonista e di chi lo accompagna, si arriva alla fine, dopo circa 45 minuti di esecuzione, con gli occhi lucidi e un macigno di una tonnellata al posto del cuore.
Le immagini proposte si legano perfettamente a questi nuovi brani, dato che passione, nostalgia, ricordi, perdite, delirio si mescolano bene tra di loro e catturano, in parte, i presenti (se fosse ancora vivo Dante, avrebbe riscritto la Divina Commedia aggiungendo un nuovo cerchio infernale per coloro che parlano durante i concerti).
Preparatevi dunque, poiché il nuovo album dei Suede, che uscirà il prossimo 22 gennaio, non sarà di certo un album su cui ballare e sorridere, ma su cui riflettere, deprimersi e da riascoltare più volte.
Lentamente, dopo la prima parte di show, si avanza, cercando di arrivare più vicini al palco e, dopo circa un quarto d’ora, inizia il concerto vero e proprio.
L’atmosfera si rilassa e la band introduce “This Hollywood Life”, quando, alla tristezza-a-palate portate dal film, si sostituisce quella voglia incredibile di saltare e urlare a squarciagola il percorso musicale e la storia dei Suede.
Prima di tutto, però, voglio parlarvi di Brett Anderson, perché, sì, mi sembra giusto dedicare una piccola parentesi al frontman di questa band.
Quest’uomo ha 48 anni ed è ancora troppo, fin troppo, affascinante ed in forma: tende a stonare leggermente quando sale con la voce, comunque perfetta e molto espressiva, ma non ci si fa nemmeno tanto caso poiché tutti noi del pubblico stiamo “cantando” con lui.
Il nostro frontman non sta fermo un attimo, salta come un dannato, rischia di essere travolto da una massa di fan ogni volta che decide di mescolarsi col pubblico della prima fila (o è lì, oppure è andato a prendere una bombola d’ossigeno), suda, fa sesso col palco e fa bagnare tutti (nel vero senso-porno della parola).
È un personaggio teatrale, un artista coinvolgente, un uomo davvero affascinante e, ovviamente, un frontman carismatico: quei 48 anni non li dimostra minimamente.

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Chiusa parentesi, ritorno a parlare del concerto in generale.
Tra una “Trash”, un’incredibile “Animal Nitrate”, una “Filmstar”, una “For The Strangers”, una “So Young”, una “New Generation”, ovviamente una “Beautiful Ones” e altri pezzi di storia dei Suede, si pensa solo a saltare, cantare e provare a proteggersi dagli energumeni che sembrano venuti fuori da “This Is England ’90” o da un concerto degli Stone Roses.
Voglio citare “Beautiful Ones” per un attimo, ma solo per dire che ho accecato una persona mentre saltavo-venivo portata in giro dall’ammasso di anime presenti: chiunque tu sia, mi dispiace e non era mia intenzione cercare di strapparti l’occhio per omaggiare Quentin Tarantino e il suo “Kill Bill 2”.
Prima dell’encore, che mi distruggerà psicologicamente un’altra volta, è un puro delirio di gioia: è indescrivibile quello che combinano i Suede sul palco, poiché hanno un’energia tale da poter definirli tranquillamente “animali da palcoscenico”.
Il pubblico della Roundhouse, chiaramente, non è da meno: non c’è una, e dico una, canzone che non venga cantata a squarciagola e sulla quale si riesca a stare completamente fermi o, al massimo, lasciarsi trasportare e ondeggiare tranquillamente.

Ed eccolo che arriva come un fulmine a ciel sereno: l’encore.
Sembrava strano che, nel corso di questo live, non ci fosse un omaggio a Parigi e alle vittime del 13 novembre: nel corso dell’ultima parte del concerto, infatti, Brett e compagni ci riportano alla realtà nuda e cruda.
Un’atmosfera pesante e cupa, unita al fantasma di Marianne Dashwood di “Ragione e Sentimento” mi investono brutalmente e senza pietà: “The 2 of Us”, “The Asphalt World”, “Still Life”.
Sembra quasi che la band sul palco e il pubblico presente siano cambiati all’improvviso: assistiamo ad un altro concerto, ci ritroviamo immersi in un’altra dimensione e respiriamo un’aria completamente differente da quella precedente.
Gli artisti sul palco eseguono con semplicità e con parecchia espressività queste tre tracce: si percepiscono il dolore, la malinconia e quest’enfasi struggente che, inevitabilmente, riescono a far scendere qualche lacrima.
Questa parte riflessiva, dolce, tragica-teatrale e sentimentale, è essenziale, perché non solo ci ricorda di quanto fossero bravi i Suede ad eseguire più emozioni e a mostrarci, a noi del pubblico, quanto siano variopinti e creativi, ma ci ricordano che alla fin dei conti siamo esseri umani ed emozionarci, ogni tanto, fa davvero bene.
Un epilogo sublime seguito da un sorrisone generale da parte dei cinque artisti (stavo per scrivere “ragazzi”) sul palco entusiasti della loro performance e del loro pubblico, ma questa è solo una piccola parte della prestazione perfetta, bagnata e suggestiva di Brett Anderson e compagni nella bellissima cornice della Roundhouse di Londra.

Setlist

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