A sei anni dalla sua uscita, “Burro – I Grandi Successi Vol. I” dei Vendrame torna in una nuova versione rimasterizzata. Un disco che appartiene agli inizi del percorso della band e che oggi viene ripreso senza l’intenzione di renderlo più ordinato o più facilmente digeribile: al contrario, il lavoro sul suono cerca di conservare quella dimensione ruvida, sporca e “maleducata” che ne ha sempre rappresentato uno dei tratti distintivi. La nuova versione arriva inoltre dopo “Barz8 – I Grandi Successi Vol. II”, pubblicato a gennaio, proseguendo un percorso in cui passato e presente dei Vendrame continuano a dialogare attraverso ironia, nonsense e una buona dose di imprevedibilità.
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Riascoltare “Burro” oggi significa quindi tornare a un disco nato dall’inesperienza e dall’immaturità artistica, ma anche dalla libertà di chi non aveva ancora troppi filtri creativi. Abbiamo chiesto ai Vendrame cosa hanno ritrovato in quelle canzoni, come hanno affrontato il remaster e quanto sia ancora possibile, in un’epoca in cui tutto sembra dover essere immediatamente comprensibile, lasciare spazio all’ambiguità e all’assurdo.
“Burro” torna oggi in una versione remastered, ma nel frattempo sono cambiate tante cose intorno ai Vendrame. Riascoltare quel disco con le orecchie di oggi vi ha fatto scoprire qualcosa che all’epoca non avevate ancora capito di quelle canzoni?
Forse non abbiamo capito nemmeno oggi tanti concetti espressi nel disco e forse non abbiamo nemmeno compreso le motivazioni che ci hanno spinto a mettere su un disco le nostre idee, magari è solo un modo per lasciare un piccolissimo segno del nostro passaggio su questo pianeta. “Burro”, essendo il nostro primo lavoro, è stato il disco dell’inesperienza, dell’immaturità artistica… ed è per questo che molti brani sono stati concepiti senza troppi filtri creativi, restituendo così un disco diretto, sincero e senza troppe pippe mentali… un disco libero!
“Burro” ha anche una dimensione molto fisica, quasi sporca e ruvida, che rischia di perdersi quando un disco viene riascoltato a distanza di anni. Quanto avete cercato, nel remaster, di conservare proprio quelle imperfezioni che facevano parte del suo carattere?
Nel remaster abbiamo cercato di mantenere intatti i connotati ruvidi, sporchi e “maleducati” del disco… siamo stati semplicemente più attenti a seguire meglio la voce del nostro frontman Porkardo… abbiamo fatto in modo che la sua voce bucasse un po’ di più il mix… un master meno alla Nirvana, ma più alla Claudio Villa! (Risata)
Guardando i vostri social e il modo in cui comunicate, sembra quasi che i Vendrame abbiano costruito un universo a cui il pubblico può avvicinarsi ma dentro il quale non viene mai fatto entrare completamente. Quanto è consapevole questa scelta di lasciare fuori le spiegazioni?
Probabilmente molte delle nostre scelte musicali, artistiche e comunicative sono frutto di decisioni democratiche prese facendo a botte! Non è mica facile mettere d’accordo quattro teste, eh!!!
A volte nei Vendrame sembra che gli inside joke siano quasi una lingua interna: ci sono riferimenti, personaggi e situazioni che per chi vi segue da fuori restano difficili da decifrare. Vi interessa davvero che il pubblico capisca tutto oppure una parte del divertimento sta proprio nel lasciarlo un po’ escluso?
Una buona dose di godibilità è data proprio dal fatto di non dare troppi riferimenti concettuali all’ascoltatore… ma fare in modo che sia l’ascoltatore stesso a trovare nel disco quello che vuole, quello che desidera, forse anche sé stesso! Ok, dai, in realtà stiamo dicendo una supercazzola… la verità è che, spesso, le cose vengono fuori di getto, senza porsi troppe domande sulla presenza nel disco di riferimenti troppo chiari… e spesso ci piace così!
“Burro” torna in un momento in cui il modo di scoprire la musica è diventato molto più veloce: una canzone deve spesso spiegarsi in pochi secondi. Che effetto vi fa riproporre oggi un disco che appartiene anche a un modo diverso di costruire un immaginario, senza necessariamente doverlo rendere immediatamente comprensibile?
Sul disco “Burro” c’è anche un brano che dura 8 minuti! Figuriamoci se ci poniamo il problema di essere subito decodificabili! Oggi tutto è veloce, usa e getta, soprattutto nella musica: i dischi usciti da pochi mesi vengono addirittura considerati “vecchi”. A noi, invece, piace viaggiare in bicicletta piuttosto che su una Ferrari!
Se doveste ascoltare oggi “Burro” come se fosse il disco di un’altra band, senza sapere che siete voi, quale sarebbe la cosa che vi incuriosirebbe di più e quale invece vi farebbe pensare: “questa cosa non la rifaremmo mai più”?
Se dovessimo ascoltare “Burro” come se fossimo degli “esterni”, è probabile che la prima reazione sia: “ma questi ci stanno pigliando per il culo?” (Risata)