“Lucida” è il nuovo singolo dei Mona Grant, formazione lucchese che prosegue il proprio percorso con un brano capace di fondere rock, blues e narrazione. Pubblicato da La Rue Records, il pezzo prende ispirazione dalla figura di Lucida Mansi, nobildonna vissuta nella Lucca del Seicento e protagonista di una delle leggende più celebri della città. Una storia che attraversa i secoli, sospesa tra cronaca e mito, e che la band rilegge con uno sguardo contemporaneo, trasformandola in una riflessione sull’identità, sulla libertà individuale e sul modo in cui le persone vengono raccontate dagli altri.
Più che limitarsi a ripercorrere una vicenda storica, i Mona Grant scelgono di soffermarsi sulle contraddizioni di un personaggio che continua ancora oggi a suscitare interrogativi. La Lucida Mansi del loro immaginario è una donna che prova a determinare il proprio destino, indipendente e fuori dagli schemi del suo tempo, ma anche una figura sulla quale si sono stratificate interpretazioni, pregiudizi e racconti popolari. È proprio questa distanza tra la persona reale e la percezione collettiva a diventare il cuore del singolo, rendendo attuale una vicenda ambientata quasi quattro secoli fa.
Dal punto di vista musicale, “Lucida” conferma l’identità dei Mona Grant. Il brano si sviluppa a partire da una matrice blues che viene spinta verso sonorità elettriche, con richiami al rock e una vena psichedelica che accompagna la narrazione senza mai sovrastarla. L’approccio della band rimane quello del cantastorie moderno: la musica non è soltanto un supporto al testo, ma uno strumento che contribuisce a costruire atmosfere, tensioni e immagini, accompagnando l’ascoltatore all’interno della vicenda.
Questa ricerca prosegue anche nel videoclip diretto da Valentina Cipriani, con l’assistenza di Ainhoa Ezkurra e l’interpretazione di Aurora Gamberini. Più che ricostruire fedelmente gli eventi della leggenda, il video sceglie una strada evocativa, affidandosi ai gesti, agli sguardi e alla forza simbolica delle immagini per restituire il mondo interiore della protagonista e le emozioni suggerite dal brano.
“Lucida” rappresenta inoltre un passaggio importante verso il primo album dei Mona Grant, in uscita a settembre. Un disco che raccoglierà anni di scrittura e maturazione artistica, diventando la fotografia di un percorso iniziato tempo fa e destinato ad aprire una nuova fase creativa. In questa intervista la band racconta la nascita del singolo, il lavoro sul videoclip, il dialogo tra musica e immagini e le aspettative per un debutto discografico che punta a consolidare un’identità già ben definita.
Se doveste descrivere “Lucida” a chi non l’ha ancora ascoltata, quali sarebbero le prime tre parole che utilizzereste?
Direi: storia, donna, rock.
Il singolo affronta una storia ambientata nel Seicento ma riesce a parlare anche al presente. Qual era la sfida principale nel rendere contemporaneo questo racconto?
La leggenda di Lucida Mansi accostata alla sua biografia faceva emergere molte contraddizioni e spunti di riflessione. Ho voluto soffermarmi e pensare a quanta distanza può esserci tra il percepito di molti contemporanei e quello che in realtà sei e vivi. Ho visto una donna emancipata che cercava di autodeterminarsi e sulla quale si sarà fantasticato perché affascinante e per certi versi incomprensibile… mi pare tutto piuttosto moderno e capace di dire qualcosa ancora oggi.
Quali sono stati gli aspetti più complessi da tradurre in immagini durante le riprese del videoclip?
La regista Valentina Cipriani, con l’assistenza di Ainhoa Ezkurra, ha creato una sequenza di scene capaci di trasmetterci il pathos legato alla storia esplicitata nel testo. Direi che è riuscita, grazie anche all’interpretazione di Aurora Gamberini, a far risaltare gli stati d’animo complessi e pure contraddittori della protagonista, lavoro che richiedeva maestria e sensibilità.
Come nasce il dialogo creativo tra musica, testo e componente visiva all’interno della band?
Per me tutto nasce sempre dalla musica e dal testo. Le canzoni prendono forma in modo molto personale: le scrivo e le sviluppo in studio dove riesco a dare una direzione precisa a quello che sto cercando di esprimere. La componente visiva arriva dopo cercando di ricreare in immagini la stessa atmosfera. Quando il progetto esce dallo studio e diventa quello che sono i Mona Grant, tutto quanto si apre al contributo della band e trova una nuova dimensione, soprattutto dal vivo.
L’album in uscita rappresenterà una fotografia del vostro percorso o un nuovo punto di partenza?
L’album che uscirà direi che è più una fotografia in quanto i brani raccolti in esso sono in sedimentazione da molto tempo e ritraggono il percorso dagli albori ad oggi. Nel corso del tempo alcuni sono cambiati, alcuni sono spariti e altri sono stati rimpiazzati. Dunque sono arrivato al momento in cui sento l’esigenza di partorirli, di dargli vita e lasciarli al proprio destino e di poter cosí continuare a lavorare sugli altri progetti che sono nel cassetto.