Luigi Porto: “Sketchy Building” come contrappunto visivo

0

E’ uscito il nuovo video di Luigi Porto, “Sketchy Building”: il lavoro traduce in immagini un brano complesso e ne riorganizza le tensioni interne attraverso una grammatica visiva che assume il volto umano come centro instabile della narrazione.

 

Girato nel Bronx da Robert Presutti, il video si muove dentro una dimensione ibrida in cui fotografia, ritratto e memoria urbana si sovrappongono senza mai convergere in una sintesi definitiva.

Il Bronx e Northern Manhattan, dove Porto vive oggi, diventano una continuità fisica e simbolica con l’immaginario di Tell Uric, album dedicato proprio a queste aree di New York.

Lontano da qualsiasi estetica da expat o da rappresentazione idealizzata della città, il lavoro insiste invece su una immersione quasi mimetica nel tessuto sociale, fatto di relazioni quotidiane, presenze ricorrenti e stratificazioni urbane che includono tanto la natura residuale del territorio quanto la sua dimensione lavorativa e abitativa.

I personaggi del video non sono attori: sono inquilini, amici, frequentatori abituali del suo contesto reale, trasferiti davanti alla macchina da presa come estensioni di un ecosistema già esistente.

Il riferimento a Henry-Georges Clouzot, e in particolare a Inferno, introduce una chiave estetica che sposta il progetto verso una dimensione percettiva più che narrativa. Per Porto, il rapporto con l’immagine umana è anche una frattura rispetto al passato.

E se in lavori precedenti l’elemento umano era spesso suggerito o mediato, qui entra in scena direttamente, fino al coinvolgimento personale dell’autore stesso davanti alla camera. La centralità del ritratto diventa quindi un passaggio di esposizione, non solo estetico ma anche biografico.

Il video è girato nel Bronx: che tipo di relazione hai costruito con quel contesto urbano? 

E’ il quartiere in cui vivo adesso, e Tell Uric era dedicato a Northern Manhattan e al Bronx, le parti di New York che preferisco – ho un’allergia totale per Brooklyn e per l’estetica che la definisce a livello artistico. Ho sempre vissuto a nord di New York, dove il cemento si intreccia con la roccia, le colline teatro delle battaglie della guerra di indipendenza, i territori dei Lenape e le varie classi lavoratrici, ho rigetto per le scene “expat” delle grandi città, mi è sempre interessato mimetizzarmi, nascondermi nel vero tessuto sociale.
I miei vicini di casa oggi sono i coyote e le aquile di Van Cortland Park. I personaggi che appaiono nel video di Robert Presutti sono persone realmente esistenti, inquilini del mio vecchio palazzo di Washington Heights (un po’ piu’ a sud di qui) tutte interpretate da amici e presenze regolari del pub che frequentiamo.

Perché il riferimento a Henry-Georges Clouzot come punto di partenza estetico? 

Quella è stata un’idea di Robert, che era affezionato a questo film di Clouzot con Romy Schneider, Inferno. Si sposava molto con il suo stile ritrattistico. Lui è un fotografo attivo sulla scena newyorkese già dagli anni Ottanta, e a me interessava che il video avesse un approccio fotografico e non narrativo.

Quanto è importante per te il volto umano all’interno della narrazione visiva? 

Domanda difficile perché in realtà tutto ciò che facevo prima non conteneva l’elemento umano, o l’elemento umano vi era solo suggerito, in dischi come My My After World e Respirano, ma anche nelle foto stesse che avevo fatto per la grafica di Tell Uric. Questo è anche il primo video in assoluto dove “ci metto la faccia” come si usa dire, e guardo fisso in macchina, non l’avevo mai fatto prima. Robert è il maestro del volto e mi sono affidato a lui.

L’uso esclusivo di mezzi analogici è una scelta concettuale o pratica? 

Entrambe le cose. E’ il modo in cui il video è stato girato, come un set ritrattistico, è un video di ritratti. E’ stato girato in digitale, non in analogico, ma assolutamente “analogici” sono i mezzi usati per la fotografia, dalle luci intermittenti accese e spente ad intervalli ai vetri affumicati o appannati di fronte all’obiettivo.

In che modo il video dialoga con la dimensione sonora del brano? 

Non sono sicuro che dialoghi, forse contrasta, non sempre asseconda. E’ un contrappunto, un altro livello.

Raccontaci dell’esperienza VR collegata al video 

Uscirà a breve il lavoro in VR dell’artista Mattia Veltri, che all’opposto, lavora interamente con l’intelligenza artificiale, ma è di formazione uno sceneggiatore. Sarà un’esperienza interattiva ispirata agli interni del palazzo in questione, che io all’epoca documentai con decine di foto e video, e che è stato ricreato in virtual reality con un software AI realizzato dall’autore stesso.
Share.

About Author

Comments are closed.