In un panorama in cui le collaborazioni, le contaminazioni e la ricerca del “suono perfetto per l’algoritmo” sembrano essere la norma, i COLLA scelgono una direzione opposta: rapidità, istinto e coerenza radicale. Il loro nuovo disco nasce infatti da un’urgenza creativa quasi istintiva, registrato in pochi giorni e senza sovrastrutture, come una fotografia diretta della loro identità sonora.
In questa intervista raccontano il rapporto con la loro estetica “hard punk”, il rifiuto (per ora) delle collaborazioni, e una visione del futuro che, pur restando fedele alle proprie radici, non esclude sorprese. Tra sincerità, velocità e un approccio senza calcoli, i COLLA ribadiscono una cosa: suonano ciò che sono, nel momento in cui lo sono.
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Simone Pass: voce e basso
Davide Prebianca: batteria e voce
Mattia Crestanello: chitarra e voce
Niko: cori
Icio: cori
Registrato e prodotto in cinque giorni con Maurizio Baggio (La Distilleria Produzioni Musicali)
Nel nuovo disco sembra esserci una volontà ancora più radicale di restare fedeli al vostro suono: avete mai sentito il desiderio concreto di contaminarvi con altri generi, oppure per voi l’identità dei Colla è qualcosa da difendere a tutti i costi?
Questo disco in particolare è nato urgente, ci è arrivato addosso senza preavviso. La nostra discografia è partita docile nei suoni per arrivare ad oggi furiosa. Non abbiamo mai fatto calcoli di strategia: suoniamo quello che siamo. La contaminazione con altri generi per ora non ci interessa, ma chissà, magari in futuro potremmo stupire con qualcosa di atipico o completamente diverso.
La vostra musica ha sempre avuto dentro elementi diversi — punk, hard rock, melodie incisive — ma senza mai “aprirsi” davvero a collaborazioni esterne: è una scelta consapevole non avere feat nel disco?
Realizziamo dischi in così poco tempo che non ci viene in mente di collaborare con qualcuno. Il processo creativo è così immediato che sarebbe impossibile interagire con artisti e band che ci piacciono. Questo disco è stato registrato in cinque giorni: siamo entrati in studio con un’idea appena abbozzata e ne siamo usciti con un disco roccioso.
In un momento storico in cui le collaborazioni sono quasi la norma, soprattutto nella scena indie e alternativa, cosa vi frena o cosa non vi interessa nel lavorare con altri artisti?
Come detto prima, il nostro processo creativo è molto immediato. Ma sicuramente in futuro ci prenderemo cura di questo aspetto. È ancora presto, ma sappiamo già con chi ci piacerebbe collaborare. Vedremo cosa accadrà.
Ascoltate musica nuova, italiana o internazionale? C’è qualcosa della scena contemporanea che vi incuriosisce o vi stimola, anche se poi non entra direttamente nel vostro suono?
Noi tre ascoltiamo di tutto, sia musica italiana che internazionale. Possiamo andare da lavori vecchissimi a cose recentissime. Non ci sono scene o band specifiche che usiamo come ispirazione diretta. Siamo curiosi e appassionati ascoltatori di ogni genere, purché fatto bene.
Il disco è stato registrato in modo molto rapido per mantenere urgenza e spontaneità: pensate che questo approccio renda difficile anche l’apertura verso sonorità diverse o collaborazioni più costruite?
Sì, è proprio così. La necessità di registrare dischi in modo così veloce e spontaneo non ci permette di pensare a collaborazioni.
Guardando al futuro: vi immaginate mai un disco dei Colla “fuori comfort zone”, magari con contaminazioni più evidenti o featuring, oppure il vostro percorso è proprio quello di scavare sempre più a fondo nella stessa direzione?
Sicuramente nel prossimo futuro, neanche troppo lontano, rilasceremo qualche canzone con featuring. Il 2027 sarà l’anno giusto per farlo, anche perché saranno 10 anni di Colla.