Con “Vita Lenta”, Naesh torna con un singolo che non è solo una traccia musicale, ma un vero e proprio viaggio nella sua provincia ligure e nel suo mondo interiore. La Liguria diventa spazio fisico e mentale, un territorio chiuso ma ricco di storie e riflessioni, raccontato con una scrittura più matura e consapevole rispetto ai primi lavori. In questa intervista, l’artista ci parla del suo ritorno alla musica, del rapporto con i tempi della fruizione rap contemporanea e di come si costruisce oggi l’uscita di un singolo indipendente.
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Scritta da Naesh
Prodotta da RameBiz
Mix, Master e arrangiamenti di Riccardo Moio per RMB Studio
Ritornello cantato da Ollie Giò
Grafiche di MALEdicola
1. In “Vita Lenta” la provincia ligure diventa quasi uno spazio mentale oltre che fisico: quanto è cambiato il tuo modo di raccontarla rispetto ai tuoi primi lavori?
La provincia ligure è un vero e proprio stato mentale. È molto chiusa e ha una mentalità diversa da quella che si può trovare in una grande città. Nei miei primi lavori ero ovviamente più acerbo nella scrittura; mano a mano l’ho affinata sempre di più. Ora ho una padronanza che nei primi pezzi non avevo. È tutta questione di esperienza e applicazione.
2. Il ritorno alla musica dopo una pausa importante sembra centrale in questo nuovo percorso: questo singolo rappresenta più una ripartenza o una continuità con ciò che eri?
Tutto quello che ho fatto è legato, perché ho sempre parlato della mia vita. Ho cominciato a scrivere per un’esigenza personale, volevo raccontare la mia storia e quella di chi mi stava intorno. Questo singolo è senz’altro una ripartenza perché sono rimasto fermo per diverso tempo, però parto da una traccia del mio album del 2020, “Little Boy Blue”, che ha gettato le basi di questo progetto.
3. Oggi ascoltiamo musica in modo molto più veloce e frammentato: pensi che questo abbia cambiato anche il modo in cui si scrive un pezzo rap?
Vedo che i più giovani hanno un approccio alla scrittura più estemporaneo, quasi in freestyle. Hanno un linguaggio diverso perché i tempi sono cambiati. Io, quando vado in studio, arrivo coi testi curati alla perfezione, quasi a memoria. È un approccio diverso: non dico che il mio sia giusto e il loro sbagliato, siamo semplicemente figli dei nostri tempi.
4. C’è stato un momento, prima dello streaming, in cui sentivi di avere più controllo su come la tua musica arrivava alle persone, o era tutto ancora più imprevedibile?
Prima dello streaming era tutto più difficile. Anche solo trovare uno studio di registrazione era complicato. Ora quasi tutti hanno un microfono e una scheda audio a casa e possono registrare tranquillamente. Però c’è molta più gente che fa rap, più competizione, e tutto si perde nella velocità delle uscite. Il rischio è che la qualità possa perdersi nel mucchio.
5. Sul piano pratico, come si costruisce oggi l’uscita di un singolo indipendente come “Vita Lenta”? State lavorando più su contenuti, collaborazioni o live per farlo girare?
Ho imparato che la prima cosa che devi avere è l’album intero. Altrimenti, per la velocità di oggi, si va tutto a perdere nei meandri di internet. È importante curare i social, cosa per cui sono negato: preferisco far parlare la musica piuttosto che fare storie su Instagram o TikTok. Per i live, se ne parlerà a maggio, quando uscirà l’album; ora faccio giusto comparsate qua e là alle serate di amici.