D’Iuorno, nome d’arte di Alessandro D’Iuorno, è una figura che si muove da anni dentro la canzone d’autore italiana con un percorso discontinuo ma coerente, fatto di pause, ripartenze e una scrittura sempre ancorata all’esperienza diretta. Originario di Firenze, esordisce nel 2012 con Ho capito abbastanza, lavoro che gli consente di entrare in contatto con una certa area della scena alternativa italiana, fino alla collaborazione con Giorgio Canali nel successivo Diversamente capace. Poi un’interruzione, una fase di silenzio e rielaborazione, e infine il ritorno, negli ultimi anni, con una serie di singoli che segnano una nuova traiettoria.
Dentro questo percorso si inserisce oggi “La ragazza mia”, nuovo singolo accompagnato da videoclip, primo tassello di un album in arrivo. Non si tratta di un semplice episodio isolato, ma di un brano che si lega a un progetto più ampio, costruito su materiali scritti nell’arco di diversi anni e tenuti insieme da una linea narrativa precisa. Il pezzo parte da un fatto reale — una notte finita con il ritiro della patente — per sviluppare una riflessione più stratificata sulla dipendenza e sulle sue dinamiche psicologiche.
L’elemento interessante è il modo in cui questa materia viene trattata. La canzone non insiste sul racconto cronachistico, ma introduce una figura simbolica, quella della “ragazza”, che diventa rappresentazione di un legame tossico. È un dispositivo narrativo che trova nel videoclip una sua estensione naturale. Il video, infatti, non si limita a tradurre in immagini il testo, ma costruisce un linguaggio autonomo fatto di contrasti visivi, alternanza tra staticità e deformazione, uso della luce come elemento espressivo. La protagonista evocata nel titolo resta sempre sfuggente, mai davvero presente, contribuendo a creare una dimensione sospesa tra percezione e immaginazione.
Il racconto del ritiro della patente è trattato con toni a tratti ironici e irriverenti: quanto è importante per te alleggerire anche i momenti più critici?
Crescendo lo sta diventando sempre di più, soprattutto in questo brano caratterizzato da una notte Punk realmente vissuta.
“La ragazza mia” ha una scrittura molto visiva: nasce prima il testo o l’immaginario che poi diventa canzone?
Direi che il testo nasce da un’esperienza a tratti confusa dal consumo di alcool, le ho portate avanti insieme cercando di dare spazio ai ricordi reali e a quelli che forse avrei desiderato.
Il brano ha un’energia immediata e ballabile, pur trattando un tema complesso: è stata una scelta consapevole?
Sì, avevo bisogno di stemperare quel lungo periodo depressivo senza patente. Avevo voglia di raccontare quella notte in cui ho ballato al concerto dei Diaframma e così ho fatto.
Il videoclip lavora molto su simmetrie e distorsioni: come si è sviluppato il dialogo creativo con il regista Luigi Benelli di Maro?
Con Gigi è la terza volta che giriamo un videoclip insieme e tra di noi si è sviluppato un rapporto confidenziale oltre che professionale. Siamo entrambi tipi abbastanza Rock & Roll e questa immediatezza ci ha accompagnato da subito in questo lavoro, dove abbiamo pensato poco e lavorato sul campo.
I “flash” visivi nel video richiamano frammenti di memoria: quanto è importante per te il tema del ricordo nella costruzione della canzone?
Non me lo sono mai chiesto ma ti risponderei normale. Posso dire che per questa canzone il tema del ricordo è stato molto importante sia per le cose che mi portavo dentro nitidamente sia per i frammenti di situazioni più confuse.
Rispetto ai tuoi lavori precedenti, questo singolo rappresenta una rottura o una continuità?
Entrambe le cose. Rappresenta sia un bisogno di rottura con una scrittura più intimista di stampo cantautoriale sia continuità di una stato emotivo crescente che sento bisogno di esprimere.