Lamine: Fast Food, la voce che riparte senza compromessi

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Lamine, il progetto discografico di Viviana Strambelli, torna con Fast Food, un album che non cerca facili ritorni né scorciatoie, ma punta a riaffermare una voce personale e riconoscibile. Il disco nasce dalla rielaborazione di frammenti, materiali sospesi e progetti interrotti, trasformandoli in un corpo coerente che riesce a unire fragilità e tensione, introspezione e incisività. È un lavoro in cui la parola e la voce rimangono il centro, strumenti di costruzione più che di ornamento, capaci di guidare l’ascolto attraverso spazi e silenzi calibrati con precisione.

Fast Food non segue una progressione lineare: ogni brano è un punto di osservazione che aggiunge livelli al discorso complessivo, senza ridursi a semplice episodio isolato. La scrittura di Lamine si muove tra suggestioni quotidiane e riflessioni più ampie, evitando spiegazioni dirette e lasciando spazio all’interpretazione di chi ascolta. La produzione di Francesco “Fuzzy” Fracassi valorizza questo approccio, accompagnando la voce senza sovrastarla e creando un tessuto sonoro che equilibra essenzialità e stratificazione.

Il ritorno discografico di Lamine si distingue per la capacità di trasformare il tempo trascorso in un valore aggiunto: un periodo di silenzio che ha permesso di sedimentare idee, affinare la scrittura e consolidare un linguaggio musicale coerente. L’album è costruito per essere attraversato con attenzione, senza fretta, e offre un ascolto che premia la disponibilità all’ascolto profondo, mostrando come la complessità possa diventare forza narrativa.

 

In questa intervista, Lamine racconta il percorso che ha portato alla nascita di Fast Food, il senso di questo ritorno e il modo in cui la costruzione dei brani ha rispecchiato una riflessione sul tempo, sull’urgenza espressiva e sulla necessità di non scendere a compromessi. Un dialogo che mette in luce la capacità del progetto di usare materiali diversi per costruire un linguaggio personale e coerente, confermando la solidità di una delle voci più intense e riconoscibili della scena italiana contemporanea.

Fast Food raccoglie esperienze sonore e poetiche di anni diversi. Quanto questo disco rappresenta un punto di svolta nel tuo percorso artistico? 

Fast Food è una parentesi, una scatola di pensieri. Non è rappresentativo degli anni precedenti. È totalmente un’altra cosa rispetto al primo disco, oserei dire il contrario.

 

La strategia di attraversamento del disco implica accelerazione e uso dei materiali a proprio vantaggio. Quanto questa scelta riflette la tua visione di Lamine come progetto? 

Zero, ma andava fatto così. Per questo è un discorso a parte. Qui c’è rabbia, cinismo. Poi però si risolve…

 

Molti brani parlano di resistenza e sopravvivenza. Quanto la tua vita personale ha influenzato le scelte tematiche? 

Tantissimo. È stato scritto in mezzo ad un licenziamento, una gravidanza ma soprattutto a darmi il “La” è stato un tradimento artistico che mi ha stesa a terra per mesi, finché non mi sono arrabbiata e ho reagito (un po’ troppo male forse;;;)))

 

Pentothal è ispirato ad Andrea Pazienza. Quanto l’arte visiva e la letteratura incidono nel tuo processo creativo? 

Non capita sempre ma il cinema e la letteratura sono il mio background quindi forse è inevitabile. Pazienza mi piace tantissimo. 

 

Il disco non cerca forme riconoscibili come identità, ma come veicoli. Quanto questo concetto ti ha liberato nella composizione?

Ti giuro, tantissimo. Ho scritto come volevo, senza censure, senza idee di stile. Mentre sulla parte compositiva e delle produzioni, mi sono affidata a Fuzzy che è un pazzo visionario. Abbiamo litigato tantissimo, alla fine ha vinto lui e ha fatto come gli pareva. E alla fine sono contenta, perché questo è un disco libero e corale e che ognuno dica la sua esattamente come vuole è totalmente nello spirito del Fast Food….

Le canzoni durano quanto vogliono, sono 6. È fuori da ogni logica di mercato.

 

Il passato come attrice e il percorso musicale convergono nel progetto Lamine. Quanto queste esperienze differenti arricchiscono la tua scrittura? 

Non lo so. Ho fatto l’attrice per 20 anni o più. Il teatro è una porta per l’immaginazione. Diciamo che una relazione molto aperta con la mia emotività e questo certamente aiuta.

 

Fast Food è anche un’esplorazione del rapporto tra parola e suono. Quanto sperimenti con le possibilità sonore della voce per dare forza ai testi?

In questo caso la voce è dritta, pulita. Espone, non sperimenta. Vuole dire. 

Quasi parlata direi.

 

Con questo disco, quali nuovi obiettivi artistici ti poni per Lamine nel futuro? 

Quelli del presente, scrivere musica. Approfondire, conoscere, scoprire. Vediamo dai. Sto scrivendo il 3 disco. Sarà più tranquillo di questo:J

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