“Let Me Fall” è il nuovo video che Giuliano Golfieri ha “affidato” al proprio progetto AI assisted, Ælettra. Dietro Ælettra non c’è un’operazione di marketing né un semplice esperimento tecnologico, ma il percorso di Giuliano Golfieri, autore che da tempo attraversa ambiti diversi mantenendo una forte coerenza espressiva. Ex chitarrista della scena grunge milanese, scrittore e collaboratore in progetti tecnologici avanzati, Golfieri ha costruito con Ælettra uno spazio in cui far convergere esperienze artistiche e competenze digitali.
Il progetto si fonda su un principio chiaro: l’intelligenza artificiale non sostituisce l’autore umano, ma ne amplia le possibilità. In Ælettra, l’AI diventa uno strumento di traduzione e trasformazione, capace di dare forma sonora e visiva a testi ed emozioni scritte da Golfieri. Un approccio che trova nel singolo Let Me Fall una sintesi particolarmente efficace.
Il brano nasce come adattamento in inglese di Lasciami Cadere, canzone profondamente legata a un vissuto personale. Il lavoro di riscrittura non si limita al cambio di lingua, ma interviene su ritmo, metrica e immagini, per preservare l’intensità emotiva del testo originale all’interno di un nuovo contesto sonoro. L’alternative rock diventa così il terreno su cui si innesta un racconto intimo, capace di parlare a un pubblico più ampio.
Il videoclip accompagna questa narrazione, affrontando il tema della perdita di un genitore attraverso un linguaggio visivo sobrio e coerente. L’utilizzo di strumenti di intelligenza artificiale per la generazione delle immagini e delle sequenze non è mai fine a se stesso, ma risponde a una precisa idea di racconto, costruita attraverso un controllo autoriale rigoroso.
Guardando al tuo percorso, dalla scena grunge milanese agli attuali progetti AI assisted, quali continuità riconosci in Let Me Fall?
La continuità sta nell’urgenza espressiva. Anche se oggi il workflow è digitale, l’anima resta quella rock e tormentata degli anni ’90. È lo stesso bisogno di dare voce a un disagio interiore che avevo quando suonavo con gli EXIT.
All’epoca i mezzi e il contesto erano diversi, ma la necessità di trasformare l’inquietudine in qualcosa di comunicabile è identica. Non c’è frattura tra il passato analogico e il presente digitale: cambiano gli strumenti di produzione e distribuzione, ma l’intenzione emotiva alla base è la stessa.
Quanto dell’esperienza maturata come scrittore entra nella costruzione narrativa dei tuoi brani?
Moltissimo. Affronto i testi delle canzoni con un approccio narrativo: Let Me Fall non è solo un brano, ma un racconto in versi con un arco emotivo completo.
Il mio background da romanziere è stato cruciale soprattutto per l’esercizio di empatia: mi sono dovuto calare nei panni di una donna trentenne, l’avatar Ælettra, per raccontare il mondo dal suo punto di vista, dando credibilità a una “voce” diversa dalla mia.
Uno di noi Due rappresenta una tappa importante per Ælettra: che posizione occupa Let Me Fall all’interno di questo percorso?
Se la versione italiana apre l’album Uno di noi Due fungendo da ingresso emotivo, Let Me Fall apre le porte a un orizzonte internazionale. Segna la volontà di non porsi limiti geografici.
È il primo passo di una strategia più ampia: l’obiettivo è adattare altri brani o scriverne di nuovi direttamente in inglese, sfruttando il potenziale poliglotta di Ælettra per raggiungere un pubblico che prima mi era precluso.
Come convivono, nel tuo metodo di lavoro, l’anima analogica e la visione digitale?
Convivono distinguendo il “cosa” dal “come”. Il cosa: le emozioni, i testi, la composizione melodica, il vissuto del dolore, è totalmente analogico e umano. Il come: la produzione, il visual, l’esistenza virtuale di Ælettra, sfrutta la visione digitale dell’AI. La tecnologia è semplicemente il mezzo più efficace per dare corpo alle mie idee.
Pensi che Ælettra sia un progetto in costante mutazione o che abbia già un’identità precisa?
Ha un’identità precisa proprio nel metodo, mentre sound e immaginario restano fluidi. Questa capacità di mutare pelle è il cuore del progetto: la flessibilità visiva e sonora, unita a una coerenza narrativa ferrea, è ciò che rende unico questo approccio autoriale rispetto a una band tradizionale.