Nato come progetto solista di Lorenzo G., GREAMS si è imposto nel panorama indipendente italiano grazie a un immaginario sonoro personale e ben definito, che fonde elettronica, suggestioni dark wave e rimandi agli anni ’80 con una sensibilità contemporanea. Dopo l’uscita dell’omonimo album di debutto nel 2024, il progetto ha acquisito maggiore consapevolezza artistica, culminando nella pubblicazione della Deluxe Edition del 23 gennaio 2026, che non è un semplice allungamento di tracklist, ma un’occasione per rileggerne il senso e aprire nuove prospettive.
1. GREAMS nasce come progetto solista con un’identità sonora molto definita, tra elettronica, dark wave e suggestioni nostalgiche. In che modo la pubblicazione della deluxe edition del tuo album di debutto ti ha permesso di rileggerne il senso e l’urgenza iniziale? La Deluxe è stata un’occasione per guardare il disco da fuori e ascoltarlo con orecchie diverse. Spesso, quando finisci un album, senti una fretta quasi violenta di “consegnarlo” al mondo. Con la Deluxe ho semplicemente dato più respiro a quel suono, portando a termine quello che avevo iniziato senza la pressione del debutto.
2. La deluxe non è solo un’aggiunta di tracce, ma un’estensione dell’universo del disco, tra nuovi brani, remix e collaborazioni. Come hai lavorato su questo equilibrio tra continuità e trasformazione? Volevo che la Deluxe fosse una crescita, non un elenco di tracce extra. Ho cercato di mantenere il cuore del progetto, ma aprendo le porte a visioni esterne. I remix e le collaborazioni servono a questo, vedere come le mie idee si trasformano quando entrano in contatto con altri mondi. È un modo per far respirare i brani fuori dalla mia zona di comfort.
3. Nei tuoi testi tornano spesso memoria, infanzia e dimensione onirica. Pensi che la nostalgia, nel tuo caso, sia più uno spazio emotivo da esplorare o un linguaggio attraverso cui raccontare il presente? Direi che è il mio sistema operativo. Non uso la nostalgia per guardare indietro con rimpianto, ma come un filtro per decodificare il caos di oggi. Dentro ci finisce tutto: le atmosfere dei film horror che guardavo da piccolo, l’inquietudine della sigla di X-Files, quella sensazione di mistero che avevi da bambino. Mi serviva un suono che sapeva di ‘già vissuto’ per riuscire a mettere a fuoco quello che sento adesso. È il mio linguaggio per raccontare il presente.
4. Sei parte della scena romana, ma il tuo progetto sembra muoversi su coordinate molto personali. Che tipo di rapporto hai oggi con il contesto musicale di Roma e cosa pensi abbia inciso (o meno) sulla tua formazione artistica? Roma è una città che ti mangia e ti coccola allo stesso tempo. La mia formazione deve molto ai contrasti di questa città: la grandezza monumentale e la decadenza dei quartieri, il rumore del traffico e il silenzio improvviso di certi vicoli. GREAMS vive in una Roma notturna e d’interni. Mi sento parte di una scena che non è necessariamente legata a un genere, ma a un’attitudine di resistenza. Roma mi ha insegnato proprio a resistere, a non aver paura, e ho scelto di tradurla in sintetizzatori.
5. Oltre alla musica, curi molto anche l’immaginario visivo di GREAMS. Quanto è importante per te costruire un’esperienza completa, che vada oltre il semplice ascolto dei brani? Curare l’estetica per me significa dare a chi ascolta le coordinate per trovarmi. Voglio che quando parte un pezzo, la gente si senta fisicamente ‘a casa’ di questi suoni. Come se ogni traccia avesse le sue pareti, la sua luce bassa e i suoi angoli d’ombra: ogni oggetto deve avere un senso.
6. La deluxe edition spesso segna la chiusura di un capitolo: senti di aver concluso definitivamente questa fase o questo lavoro ti ha aperto nuove direzioni che vorresti approfondire nei prossimi progetti? Sicuramente chiude un cerchio importante. Mi sento svuotato, ma nel senso buono del termine: ho messo tutto quello che avevo in questo lavoro. Però non è un punto d’arresto, anzi. Ho già pronto un nuovo album di inediti che sta scalpitando per vedere la luce e che porta tutto quello che ho imparato fin qui verso direzioni diverse.