Riccardo Bianchini: “Respirare quiete” e un significato che cambia continuamente nel tempo

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Riccardo Bianchini torna con Respirare quiete, un singolo che si inserisce con coerenza nel percorso di un artista abituato a muoversi tra linguaggi diversi senza mai separare musica, scrittura e riflessione. Cantautore, scrittore, giurista e filosofo, Bianchini affronta la forma-canzone come uno spazio di sintesi, nel quale il racconto personale si intreccia a una visione più ampia del tempo, del cammino e dell’esperienza umana.

Il brano nasce anni fa, quasi d’impulso, e resta a lungo in attesa di una forma definitiva. Questo tempo sospeso diventa parte integrante della sua identità, fino all’incontro con il Geometra Mangoni, che ne accompagna la rifinitura e la messa a fuoco musicale. Respirare quiete prende così corpo come una canzone che non rincorre l’urgenza dell’attualità, ma rivendica il diritto alla maturazione, alla sedimentazione, alla rilettura del proprio percorso.

Il singolo ruota attorno all’idea di viaggio, inteso non come semplice spostamento fisico ma come esperienza mentale e interiore. La strada, le impronte, lo sguardo rivolto all’indietro quando si è ormai prossimi all’arrivo diventano immagini centrali di una narrazione che invita alla consapevolezza. La canzone non propone soluzioni né approdi definitivi, ma suggerisce l’importanza del tragitto e di ciò che resta dopo il passaggio.

Dal punto di vista musicale, Respirare quiete si muove su coordinate essenziali e misurate. La voce di Bianchini procede senza forzature, accompagnata da un arrangiamento che privilegia l’equilibrio e la chiarezza espressiva. La produzione evita qualsiasi sovraccarico, lasciando che siano il testo e la sua scansione a guidare l’ascolto.

 Respirare quiete è nato anni fa e ha trovato la sua forma definitiva grazie al lavoro con il Geometra Mangoni. Come descriveresti oggi il significato principale del brano per te?
I brani, soprattutto i testi, hanno un significato che cambia continuamente nel tempo. Ho scritto il testo in un momento specifico, in cui davvero stavo augurando un buon viaggio a degli amici che sarebbero presto partiti, con le nostre strade che si dividevano. Ma il brano non parla più di quel momento specifico, forse non ne ha mai davvero parlato: oggi lo vedo come un saluto a tutto ciò che arriva, sosta e passa.

La canzone sembra parlare sia di viaggi fisici sia di percorsi interiori. Quanto della tua esperienza personale ha influenzato il testo e la musica?
Certamente moltissimo: il vissuto che ho incontrato negli ultimi anni ha trovato il suo posto sia nel testo del brano che nella scelta dei suoni. Abbiamo cercato di mantenere un equilibrio fra il senso di nostalgia che portano le parole e la vitalità delle ritmiche e dei sintetizzatori.

Nei tuoi lavori precedenti, come Saldo mi pongo nell’esistenza, musica e letteratura erano strettamente legate. In Respirare quiete c’è un legame simile tra parola e melodia?
Non direttamente. Sto lavorando a una nuova messa in scena in cui musica e testi parlati stanno insieme e si alternano e “Respirare quiete” farà sicuramente parte di questa tessitura. Ma il brano è nato per vivere la sua storia da solo.
Come concili le diverse identità professionali e artistiche che ricopri nel processo creativo di un brano?
Cerco sempre di fare quello che serve in quel momento, fidandomi di quello che arriva e senza tentare compromessi che non riuscirei a sostenere.

Nella tua formazione filosofica e giuridica, quali autori o correnti hanno maggiormente influenzato il tuo modo di scrivere canzoni?

E’ difficile pensare un giurista che scrive canoni, perlomeno senza smettere di essere giurista almeno per un po’, per quanto serve. E anche i filosofi, in questo, non mi sembra molto diversi, soprattutto quelli dei nostri tempi. In passato le cose stavano diversamente: il poeta-filosofo è una figura che ha una tradizione, ma che si è smarrita nella specializzazione delle arti e dei saperi. Soprattutto nella divisione tra scienza e arte. I miei eroi personali sono solitamente pensatori-scrittori difficilmente collocabile in un comparto. Per esempio Aldous Huxley, l’autore de Il mondo nuovo, e Günther Anders, autore de L’uomo è antiquato: due testi per me sempre fondamentali.

Quali progetti musicali o letterari prevedi nei prossimi mesi e come si collegano a Respirare quiete?

I prossimi concerti avranno anche dei testi parlati che raccontano una storia, un filo che lega i brani che suoniamo. Respirare quiete è uno dei capitoli più importanti.

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