È disponibile da venerdì 18 aprile 2025 su tutte le piattaforme digitali il nuovo album di Moretti, un nuovo capitolo fuori per Bradipo Dischi e in distribuzione Believe Music Italy.
Anticipato dai singoli “Cesare” e “Milano“, “nomi cose città“, questo il titolo del disco, è il secondo album di Moretti: tre città, tre nomi e due cose. Prodotto da Giovanni Doneda e Pietro Gregori (Il Mago Del Gelato), il secondo lavoro del musicista milanese supera i toni irriverenti del disco d’esordio ed espone il lato più intimo e introspettivo del suo autore, con arrangiamenti minimalisti e raffinati che recuperano la tradizione cantautorale italiana degli anni ’70, da Guccini a Vecchioni, da Camerini a Giurato.
Abbiamo intervistato questo talentuoso cantautore che racconta una Milano più oscura e malinconica, che gioca ancora a quel gioco che ci ha ossessionato alle elementari e scavalca l’indie, per tornare ai grandi del cantautorato. Ecco cosa ci ha raccontato Moretti.
1. Milano secondo te è un tassello fondamentale per la tua ispirazione e la tua voglia di fare musica? In che modo secondo te?
No, non la vivo come un motore creativo. Ci sto, ci passo il tempo, ma non la inseguo. È più uno sfondo neutro, una città dove succedono cose, ma non qualcosa che mi stimola direttamente. Quello che scrivo viene da altrove, anche se inevitabilmente Milano filtra nei pezzi, più per osmosi che per scelta.
2. Come hai lavorato al live per presentare dal vivo il tuo disco? Volevi che suonasse uguale a come lo sentiamo su Spotify, o ti sei lasciato assorbire dalla dimensione della band?
In realtà è successo l’opposto: ho suonato il disco come suono in concerto. È un disco artigianale,suonato il più possibile insieme, costruito con precisione a partire da quell’energia lì, non il contrario.
3. Un live di Moretti è possibile anche da solo? Che cosa pensi che cambi, ascoltandoti? E come preferisci portare in giro la tua musica tu?
Sì, i concerti di Moretti funzionano anche da soli, perché penso che una canzone, per essere tale, debba stare in piedi solo con una voce e uno strumento. Cambia l’intimità dell’ascolto, certo, ma a volte è un vantaggio.
4. Perché hai scelto il titolo “nomi cose città”?
Era un concept che avevo in mente da parecchio tempo. Il disco è una sintesi, un punto messo a un periodo della mia vita. E iniziare dal gioco “Nomi Cose Città” è come iniziare dal principio, da quello più bambino.
5. E perché da Federico Oliveri sei diventato Moretti?
Perché ci sono tante persone che si chiamano Moretti che apprezzo. Alcune non le conosco nemmeno di persona