Dellamore è nato a Palermo nel 1990. Inizialmente conosciuto con il nome Fre, ha collaborato con artisti del calibro di Emis Killa, Jesto, Hyst, MadBuddy, Johnny Marsiglia, Davide Shorty. In un periodo di pausa, i gusti e gli stili della sua cultura musicale cambiano radicalmente. Il 2019 è l’anno in cui nasce Dellamore, una nuova figura artistica pregna di nuove sfumature.
Con il singolo “Uno Bravo”, Dellamore ci trascina in una corsa lucida e caotica dentro la follia contemporanea. Su una base che fonde ritmi dance e sonorità urban, il rapper palermitano esplora tematiche attuali come la violenza, la sessualità fuori controllo e l’instabilità mentale diffusa nella società. Il ritornello, diretto e ironico, si fa manifesto di un disagio condiviso: “Mi serve uno bravo”, dichiarazione che diventa il grido generazionale di chi cerca risposte in un mondo che sembra sempre più senza senso. Tra sarcasmo e riflessione, Dellamore costruisce un brano potente, viscerale, destinato a far ballare e pensare allo stesso tempo.
Lo abbiamo intervistato per l’occasione:

Che cosa vuol dire fare musica rap nel 2025?
Probabilmente oggi vuol dire essere un granello di sabbia in un deserto. Ma sono anche contento di vedere che, rispetto magari a 20 anni fa, il rap oggi è un solido pilastro della musica italiana. Basti vedere Sanremo, i talent, le pubblicità. Sicuramente prima era un genere di nicchia. Adesso non più. Del fatto che sia un bene o un male però ancora non ne sono certo.
In che modo sei giunto alla definizione della tua identità artistica? È qualcosa che è stato chiaro fin da subito per te o ci sei arrivato con il tempo?
All’inizio della mia carriera, si, era abbastanza chiaro. Poi con il boom dei social e di alcune sfumature musicali come la trap, non vi nascondo che ho vissuto un lungo periodo di incertezze a livello musicale. Dellamore è nato a ridosso di queste turbe artistiche. Però penso che oggi, finalmente, ho le idee più chiare sulla mia identità artistica: un risultato del passato e del presente, proiettato nel futuro.
Nel corso degli anni hai collaborato con molti artisti di un certo calibro. Qual è stata per te la collaborazione più significativa e perché?
La collaborazione più significativa è stata quella con Emis Killa perché è nata veramente in modo naturale, essendoci conosciuti per caso ad una battaglia di freestyle a Palermo. È subito scattata una simpatia e rispetto reciproco e la sua proposta di fare un brano insieme mi ha davvero fatto piacere. È qualcosa di cui vado fiero nel mio curriculum musicale. Soprattutto se vediamo oggi dove è arrivato quel ragazzaccio!
Qual è stata l’ispirazione che ti ha portato a scrivere “Uno bravo”?
Prendo sempre ispirazione dal mondo in cui vivo e da come lo vivo io personalmente. C’è anche tanto di personale in questo brano. Ma fatti accaduti, come quello dei fratelli Bianchi, sono pezzi di cronaca che rispecchiano quanto marcio ci possa essere in questa società, che come dico nel testo, “va avanti sfornando mostri”. E a volte mi sembra di impazzire insieme a tutto ciò che di sbagliato c’è in questa realtà che viviamo. Forse tutti noi sotto sotto siamo un po’ coinvolti in questa pazzia generale, ma pochi hanno il coraggio di ammetterlo, e chiedere aiuto ad “Uno Bravo”.
E cosa puoi raccontarci invece su “Nascondino”?
Ho deciso di non fare uscire il disco per intero ma di lanciare un brano estratto dall’album ogni due settimane per concentrare l’attenzione ogni volta sul singolo brano.
È la prima volta che provo qualcosa del genere.
Nascondino poco a poco prenderà forma, man mano che usciranno i singoli, fino a formare la parte finale di questo gioco d’ombre e luci, dove alla fine, esco alla scoperto e faccio libera tutti: mi metto a nudo, questa volta, appunto, in contrapposizione al nome stesso dell’album.