Disponibile su tutte le piattaforme digitali da venerdì 20 dicembre 2024 il nuovo singolo di angelae, alter-ego artistico della cantautrice padovana classe 1990 Angela Zanonato. “Pensiero confortevole“ è un brano che anticipa l’uscita di un nuovo disco ed è dedicato a tutti coloro che, almeno una volta, si sono abbandonati nell’illusione che vada tutto bene, ignorando in maniera semi-consapevole il proprio malessere.
La cantautrice si è raccontata per noi di Lost In Groove:
Sono stata una bravissima bambina felice, una brava ragazza triste e silenziosa e anche un po’ sola e poi sono esplosa cercando di diventare una donna e forse ci sono riuscita ora, dopo anni di esperimenti a cui mi sono sottoposta per capire il limite del mio corpo e del mio cuore. Non ho imparato bene in questo processo come si esprimono le emozioni, come si superano i fallimenti e come ci si avvicina agli altri senza confondersi. Continuo a cercare di capirlo attraverso le canzoni e attraverso la vita ed entrambe le cose mi costano una notevole fatica.
Ci spendo tutto quello che ho. Io e mio marito facciamo lunghe passeggiate e mentre Ipa annusa ogni pisciata non sua e rivendica ogni centimetro di marciapiede, noi ci diciamo che non abbiamo abbastanza tempo libero, che non stiamo mettendo via dei risparmi, che non riusciremo a comprarci una casa, che i figli noi li vogliamo ma la musica di più. Mi sento così stupida a volte che vorrei scappare in un altro paese, scegliermi un’altra identità, inventarmi qualcosa di diverso e invece alla fine ritorno sempre in studio. Metto in discussione ogni giorno tutto quello che faccio, sono priva di quella sfacciata sicurezza di cui mi chiedono conto quando mi metto in fila con altri poverini come me su un palco di un concorso, al telefono con un’agenzia di booking, nelle conversazioni in cui dovrei stringere patti, ottenere favori, piacere, nelle interviste in cui mi chiedono cos’ho in più, cos’ho di diverso? Niente. Spesso preferisco il silenzio. Frequentemente mi capita di pensare che vorrei andare al mare poi scelgo ancora di cercarmi un palco, meglio se a km di distanza, è una malattia più che una professione. Io lo so che dovrei scrivere della vita, della passione, dell’entusiasmo, dell’amore che provo quando sento prendere forma una mia idea, quando la mia voce riesce a restituire quello che avevo nel mio cervello, quando dopo un concerto qualcuno mi si avvicina e mi dice che gli è piaciuto quello che ho fatto, incredibile, e io riesco solo a dire grazie mentre provo mille sfumature di emozioni e quelle sole poche parole hanno riempito di senso il mio tempo e la mia fatica. Lo so che dovrei dire del bello, di quanto ci divertiamo sul palco, delle allegre sbronze che ci prendiamo ogni tanto dopo i concerti, della incredibile varietà di umanità che si incontra e che non so perché ma si riesce, da “addetti ai lavori”, a guardare da un punto di vista privilegiato ma ho capito che ho uno strano rapporto con il dolore e che per me è un buon metro e quindi tutta la sofferenza che trovo in questo viaggio non solo lo rende valevole di essere percorso ma anche mi continua a fornire materiale di analisi e di creatività e mi tiene legata a doppio nodo a questa scelta.