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Wim Mertens + Bruno Bavota live al Barezzi Festival 2017

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Di nuovo in spedizione ad esplorare il territorio musical psichedelico del Barezzi Festival, questa volta sono invitata al Teatro Regio di Parma per un concerto di Wim Mertens, pianista e compositore fiammingo di fama internazionale, accompagnato dalla prestigiosa Orchestra Filarmonica Arturo Toscanini, magnificenza tutta italiana, diretta niente meno che dall’affermato polistrumentista e Maestro Carlo Guaitoli.

 

L’atmosfera all’interno del teatro è fiabesca e sofisticata, l’emozione del pubblico in sala è alle stelle, specialmente per chi come me assisterà allo spettacolo dai palchi.

 

In apertura una presentazione di 5 brani modern classical dell’altrettanto pluripremiato compositore Bruno Bavota, talento portentoso ma molto semplice e timido, conosciuto prevalentemente per aver preso parte alla colonna sonora del film ‘The Young Pope’ di Sorrentino.

Bavota riesce ad attirare l’attenzione su di sé in modo naturale, grazie alla creazione di basi musicali utilizzando la chitarra sia suonata che come percussione, e eseguendo su di esse la melodia al pianoforte.

Commovente e toccante il brano ‘The Man Who Chased The Sea’, che lui introduce esortando il pubblico a realizzare i propri sogni e a ricercare la felicità.

 

Pochi minuti dopo, è il momento dell’artista di punta, Wim Mertens.

 

Il gentleman fiammingo entra in sala, saluta furtivamente il pubblico, i musicisti, e stringe la mano al Direttore Guaitoli, con cui instaurerà una complicità formidabile, che i due artisti estenderanno per tutta l’esibizione: ora sì, che il concerto può cominciare.

 

Come nello stile minimal intellettuale del compositore, la scenografia è tenuta essenziale, con l’Orchestra sullo sfondo e il suo pianoforte a lato del palco, ma poco importa: chi già conosce le sue opere, sa che sarà la musica a tratti stilizzata, a tratti complessa, a fare da padrone.

Mertens riesce a mantenere un’incredibile armonia nel repertorio di brani, che possono apparire diametralmente opposti uno dall’altro, eppure legati da un fil rouge molto sottile ed efficace.

 

Da subito si distingue una musicalità sofisticata ma sperimentale, che non mai scade nel pomposo, e mischia atmosfere ancestrali a melodie gioiose.

L’esecuzione di ‘Al’ è senza dubbio da brividi, coinvolgente e scura, e accompagna lo spettatore in un mondo fantasy parallelo, cupo.

 

Il compositore arricchisce diversi brani usando la voce come strumento – tecnica che in parte ricorda Anthony and the Johnsons con cui il Direttore Guaitoli ha collaborato, – e questo si conferma il suo marchio di fabbrica, spesso criticato e fonte di pareri contrastanti, ma che lo rende indiscutibilmente un cantastorie della scena classica e sperimentale moderna.

 

Ad ogni esecuzione si alza, ringrazia pubblico, il Maestro e Orchestra, questi ultimi meritevoli di plauso per le esecuzioni ottime, pulite, precise, ed emozionanti.

 

Arriva anche il momento tanto atteso di ‘Struggle for Pleasure’, traccia che lo ha portato ad essere da svariati decenni tra i migliori pianisti e compositori al mondo, riconosciuta subito dalle prime note, e per questa occasione riarrangiata in una versione inedita, contemporanea e ritmata.

 

Il concerto è durato circa due ore piene, con brevi pause; difficile riuscire a non tediare il pubblico con uno spettacolo così esteso di musica classica, ma Wim Mertens, con semplicità e ricercatezza nel variegare stili e sonorità, non lascia mai che lo spettatore si annoi.

 

Sono tutti questi ingredienti, da lui sapientemente dosati, che lo consacrano come grande Artista d’Avanguardia.

 

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