Nel cuore della sospensione: il viaggio di Raesta e Lafée

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Una canzone come un attimo sospeso, nato da un silenzio collettivo. “L’infinito” è il nuovo singolo di Raesta in collaborazione con Lafée (Chloé Lafitte), cantautrice e artista visiva franco-italiana. Un brano etereo e bilingue, nato durante il periodo del confinamento, che si muove tra suoni liquidi e parole leggere come un respiro trattenuto. Non è parte di un disco, non cerca una collocazione precisa: esiste come parentesi fragile e luminosa, un gesto artistico che resiste al tempo e all’oblio.

Scritto a quattro mani nel pieno della pandemia, “L’infinito” nasce da una condizione condivisa di fragilità e isolamento, ma si trasforma in una ricerca di intimità e connessione. Le voci di Raesta e Lafée si alternano e si intrecciano in italiano e francese, come in un dialogo sommesso, poetico, senza forzature. La produzione di Andrea Allocca e la registrazione presso il Kate Academy di Roma — fucina creativa già nota per progetti come Elisa Benetti e Acquachiara — danno al brano una veste sonora sospesa e contemporanea.

Ad accompagnare il singolo, una copertina curata dagli stessi artisti: due figure abbracciate sotto un cielo iridescente, immagine di un’unione profonda, senza coordinate temporali. In questa intervista, Raesta e Lafée raccontano la nascita del brano, la scrittura condivisa e il senso di creare qualcosa che resti, anche quando tutto intorno sembra fermarsi.

 

Come avete gestito l’intreccio tra italiano e francese, rendendo il bilinguismo una forza espressiva anziché una barriera?
Il testo di base era già scritto in francese e tradotto in italiano, poi l’abbiamo lavorato e trasformato insieme per cercare di rendere al meglio la poesia di quell’istante, mescolando emozioni e lingue, cercando in ogni lingua le parole giuste per esprimere sensazioni difficili da definire. Alla fine è stato abbastanza naturale ma anche molto soddisfacente perché sono concetti profondi e al limite dell’indicibile.

C’è stato un momento preciso, durante il periodo pandemico, in cui avete sentito l’urgenza di trasformare “quella sospensione in qualcosa di vivo”, come avete raccontato? 

A dire il vero, il brano è nato come passatempo durante il primissimo lock down a marzo del 2020. In due pomeriggi assieme ad un altro brano che spero vedrà la luce presto.
Quando eravamo tutti chiusi nelle nostre case, era come vivere in un mondo che non esisteva, come se ogni nostra realtà fosse indipendente dalle altre, e questa “sospensione” ci ha ricordato altri momenti sospesi, di quelli che a volte riempiono di malinconia ma che vengono anche cancellati dagli istanti di grande amore, da questo sentimento di infinità che si crea quando sei nel posto giusto con la persona giusta. Ogni momento sospeso dovrebbe essere apprezzato per l’immensità che si cela dietro ed è forse questo il senso della canzone.

La copertina del singolo è stata curata da voi stessi e raffigura due figure abbracciate sotto un cielo iridescente: qual è il significato profondo dietro questa immagine e come si collega al tema del brano? 
Quest’immagine rispecchia proprio quell’istante “infinito” che uno può provare quando si trova circondato da tanta bellezza oppure abbracciato da tanto amore ma anche semplicemente nel momento in cui si accende il cielo la sera: sono solo attimi ma rimangono nella mente e bruciano nel cuore per sempre.

“L’infinito” è una ballata eterea, con synth liquidi e beat sospesi: come avete lavorato sulla produzione musicale per ottenere queste sonorità così evocative? 

In questo momento c’è una bella riscoperta di synth e elettronica anni ‘80 nel pop francese ( Clio, Zaho De Sagazan, The Pirouettes) e i nostri ascolti francesi ci hanno guidato verso quella direzione. Ovviamente anche i grandi classici italiani: Battiato su tutti. Andrea Allocca è in un momento di felice attività e il suo sound è molto legato all’elettronica e al pop.

Lafée, da artista franco-italiana, come si fondono le tue radici culturali nella tua espressione musicale e visiva? 
Io sono francese ma vivo in Italia da tanti anni e per quanto rimango molto francese, mi riconosco nella cultura e nella bellezza che mi circonda a Roma: il caos, le persone, le mille sfaccettature della città, le assurdità del quotidiano e l’incredibile bellezza, la storia e i sorrisi, sono tanti gli aspetto di Roma che cerco di cogliere in tutto ciò che creo e devo ammettere che non sono io a creare ma è Roma che mi costringe a trovare parole ed immagini, è quasi necessario per me provare a rendere concreto l’immensità di questa città.Raesta, la tua esperienza spazia dalle band alt-rock alle produzioni DIY: quali elementi del tuo background hai portato in questo progetto?

Il brano è stato scritto con la chitarra, e penso che chi si approccerà a suonarla ne riconoscerà la semplicità e schiettezza. All’inizio somigliava molto a un brano acustico a cui sono estremamente legato che è thinking about you dei primissimi Radiohead. Ecco, credo che questo risponda molto bene alla domanda…

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