Vita da Musico: Carlo Audino

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Ivan Graziani era il mio grande amore. D’altro canto a casa non avevamo grandi possibilità economiche e quindi quando cominciai a suonare la chitarra (ormai nel lontano 1979) avevo due fonti per ascoltare musica: la radio AM ed il mio piccolo riproduttore di cassette. La radio in quegli anni mandava in onda quasi sempre brani di Gino Paoli, Ornella Vanoni, Domenico Modugno e via dicendo. Il “mangiacassette” invece ti faceva sentire quello che volevi ma dovevi prima procurarti la cassetta! Quindi fra i giovani era molto di moda “creare una bella cassetta” con i brani più interessanti pescati da fonti legali, che poi venivano clonate ad ogni individuo della comitiva. Io ero molto timido e quindi avevo giusto pochi “amici” di scuola. Mio fratello maggiore invece, allora venticinquenne, aveva una bella e variegata comitiva ed una volta sono riuscito a sfilargli una cassetta che girava tra di loro. La divorai e la feci mia e, siccome avevo appena cominciato a suonare la chitarra, cercai (con discreto successo) di imparare tutte le canzoni che conteneva, ripappagalleggiando anche i vari suoni ed assoli di chitarra (e cantando molto timidamente ed in sordina). La cassetta conteneva qualche brano di Fabrizio De Andrè, qualcosa di Francesco De Gregori ma, soprattutto, una bella sequenza di canzoni di Ivan Graziani! Così avevo fatto mie canzoni come “I lupi”, “Agnese”, “Lugano addio”, “Pigro”, “Canzone per Susy” ed altre (oltre ovviamente a canzoni tipo “Bocca di rosa”, “Na tazzulella e cafè”, “Don Raffae'”, “La donna cannone”, “Alice” e “La locomotiva”). Tra gli amici di un altro mio fratello ce n’era uno che suonava la chitarra divinamente e mi insegnò l’arpeggio di “Alturas” degli Inti-Illimani che fu il mio cavallo di battaglia per un paio di anni a quella parte. Inoltre questo ragazzo mi regalò uno spartito che raccoglieva i dieci più grandi successi di lui, Ivan Graziani! Purtroppo allora non sapevo leggere la musica, che iniziai a studiare da li a poco, e quindi mi limitai a sbirciare le parole ed a metterci gli accordi che leggevo sotto il rigo musicale. Ero proprio a digiuno di musica poichè non solo non leggevo le note (per me erano solo neri uccelli panciuti su cinque fili per stendere i panni) ma non sapevo neanche interpretare gli accordi scritti sotto il pentagramma. Ad esempio LA-/SOL per me significava che in quel punto potevo scegliere se suonare LA minore oppure SOL maggiore (invece bisogna suonare LA minore e aggiungere la nota bassa SOL)! Comunque in questa raccolta c’era una canzone, una sola canzone che non avevo mai sentito poichè non era stata inserita nella cassetta della comitiva di mio fratello. Il titolo era “Monna Lisa”. Poco male: con un po’ di pazienza cercai di interpretare gli uccelli panciuti e scelsi gli accordi migliori e, secondo il mio cervellino, riuscii a tirar fuori la canzone originaria. La Giunta comunale del mio paese stilava come ogni anno una graduatoria dei figli di famiglie più numerose e con minori possibilità economiche, da mandare in settimana bianca insieme ad altri ragazzi di tutti i ceti sociali. E così partimmo, in incognito reddituale,  io e mio fratello per Andalo e portai con me, ovviamente, la mia chitarra. Devo dire che fu molto importante quella settimana poichè fu la prima volta che mi esibivo in un gruppo di altri ragazzi con la mia chitarra. Tirai fuori anche i testi che avevo a disposizione e quando gli altri trovarono la raccolta dei dieci grandi successi di Ivan non stavano nella pelle per cantarli uno ad uno a squarciagola. Fu così che dopo un travolgente “Pigro” ed una commovente “Lugano addio” dove tutti cantavano all’unisono, quando incominciai a suonare e cantare “Monna Lisa” tutti rimasero a guardarmi incuriositi: “Guarda che mica fa così la canzone! Questa versione proprio non la conosciamo!”. Passai alla succcessiva ma, una volta che riuscii ad ascoltare l’originale avevo capito di aver scritto, seppur con molto aiuto involontario da parte di Ivan, la mia prima bozza di canzone. Infatti poco tempo dopo modificai il testo della mia versione, visto che la musica ed il ritmo erano totalmente diversi da “Monna Lisa” originale, e nacque così la mia prima canzone che una decina d’anni dopo rielaborai ulteriormente creando la versione definitiva di “Senza te” (ancora inedita). Da li in poi avevo capito come si poteva creare qualcosa che fino a qualche minuto prima non esisteva e gradualmente sono riuscito a creare brani che trasmettevano, sempre meglio, le mie emozioni, le mie sensazioni ed i miei sentimenti, intrecciati tra le righe di testo e tra le linee melodiche ed armoniche della musica.


Nato nel 1964, Carlo Audino inizia a suonare la chitarra nel 1979 seguendo le orme del padre Antonio. Nel giro di pochi mesi comincia a scrivere i primi brani ispirato, oltre che dagli altri cantautori, soprattutto da Ivan Graziani.  Negli anni successivi partecipa a innumerevoli festival e concorsi musicali durante i quali entra in contatto con altri artisti suoi coetanei. Nel 1996 e 1997 è all’Accademia della Canzone di Sanremo con un giovane e spaesato amico di allora: Tiziano Ferro. Nel frattempo crea uno studio di registrazione per poter fissare le proprie emozioni, migliorando le sue qualità di arrangiatore e tecnico del suono. Suona in maniera continuativa con band più o meno improvvisate e in duo in moltissimi pianobar e pub, soprattutto di Roma e provincia, ma anche a Milano e in centro Italia. Dal 2001, pur lasciando inalterata l’attività di musicista live, rallenta la carriera cantautorale per dare più spazio al matrimonio e alla famiglia, ma dopo il divorzio ricomincia a scrivere canzoni e a ripescare quelle più datate. Nel 2012 un gravissimo incidente di moto quasi lo uccide e gli distrugge polso e braccio sinistro: secondo i medici non potrà mai più suonare la chitarra. Nonostante tutto, dopo qualche anno decide di riprovare, suonando l’accompagnamento, con altri non giovanissimi chitarristi e flautisti, per gli inni ecclesiastici durante le funzioni della chiesa St John Fisher di Rochester (UK), dove abita da qualche anno. Miracolosamente, nel giro di poche domeniche, prende via via confidenza con questo nuovo modo di suonare, ricominciando anche a fare chitarrabar in vari locali vicino Londra. Nel 2021 decide di dare una possibilità alle vecchie e nuove canzoni. E così, come si farebbe tirando fuori un foglio alla volta da una cartellina polverosa, le sta estraendo, variandone contestualmente testo e musica per renderle più in linea col mondo attuale. Il 3 settembre 2021 esce in radio e in digitale “Lady Laura”, il nuovo singolo.

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