Vita da Musico: Pillheads

0

Un giorno, un cattivo ragazzo (Paolo Baltaro) che suonava un un gruppo famoso di Rock progressivo che si chiamava Arcansiel decise che era ora di mollare il Mellotron, prendere la chitarra distorta e fare strane canzoni in italiano. Incontrò un altro cattivo ragazzo (Daniele Mignone) che suonava il Blues e l’Alt Rock. Dopo un anno di lavoro in sala d’incisione, con Dario Marchetti alla batteria, ettolitri di vino e altre sostanze che è politicamente scorretto citare qui esplicitamente, sono nati i Pillheads. I Pillheads sono un gruppo che fa musica cattiva e talvolta politicamente scorretta. Piacciono a coloro che non amano la musica italiana degli ultimi vent’anni. Dobbiamo scrivere, per questo articolo, cinquecento parole. Siamo qui giunti a centonove. Le successive le utilizzeremo per raccontarvi di un tipo che tutti i giorni si butta dai grattacieli e dagli aerei, con un gesto che per le persone comuni sarebbe un sicuro suicidio, in quanto questo personaggio non usa alcun tipo di presidio protettivo, vedi paracadute o funi di attracco.
Però tutte le volte che si butta c’è qualcosa che lo salva. Lui lo sa, per cui non se ne preoccupa: ogni giorno ripete il suo gesto, folle per la gente, ma normale e molto figo per lui.  Oppure potremmo utilizzare le restanti duecentocinquanta parole ancora disponibili per descrivervi un nuovo punto di vista dal quale considerare il libero pensiero, che è simile alla sindrome di Tourette: un disturbo neurologico che compare nell’infanzia e poi scompare, caratterizzato da prematuri tic motori e atteggiamenti aberranti, talvolta capaci di turbare il prossimo. Ne mancano ancora circa centocinquanta, di parole. Però i Pillheads non si possono descrivere a parole, qualsiasi cosa qui possiamo scrivere sarà certamente fuorviante. La musica va ascoltata, e i Pillheads quella fanno. I Pillheads suonano. L’ unica è ascoltarli. Non è necessario amarli, li puoi anche odiare, perché potrebbe essere quella la loro vera ragione d’essere.
Paolo Baltaro, Daniele Mignone e Dario Marchetti. Presto uscirà il loro nuovo 33 giri su vinile, se non avete un giradischi non compratelo. Se non avete un giradischi probabilmente avete un’idea della musica che non centra un fico secco con ciò che i Pillheads fanno. Ma siete sempre in tempo. La vita, seppur non sia dimostrato essere cosa reale, può essere usata per imparare nuove cose. O per riscoprirne altre. C’è differenza di emozione fra un accordo di minore settima e uno di sus quarta. I Pillheads usano queste diavolerie, e disdegnano gli slogan acchiappa consenso. I Pillheads non cercano consenso. Come probabilmente non lo cerchi neanche tu, in fondo al tuo marasma socio-neuronale.  Registriamo i nostri brani in analogico, per far saltar fuori le armoniche pari dei preamplificatori a valvole, perché sappiamo che le armoniche pari fanno bene. Come pure fanno bene le ampie dinamiche nei missaggi, dove non è la guerra dei volumi dovuti alla becera compressione a darti la botta, ma l’abbinamento delle note e delle legnate sui tamburi a testi che non siano del tutto ad uso della popolazione cerebrolesa. We are the Pillheads! (abbiamo sforato di 9 parole, se son troppe tagliate pure quest’ultima frase tra parentesi)


I Pillheads sono Paolo Baltaro (vovce e chitarra) e Daniele Mignone (basso), con Dario Marchetti alla batteria. Rappresentano un modo molto personale di fondere la forza granitica del Rock  e l’armonia del Pop britannico (ispirandosi a pilastri come Beatles, Led Zeppelin e Pink Floyd), con testi che si rifanno esplicitamente alla tradizione del grande cantautorato italiano, focalizzando aspetti e storie della vita contemporanea, costantemente in bilico tra mondo reale e mondo virtuale. Ogni brano ha anche una versione gemella in lingua inglese, che verrà pubblicata successivamente.

Share.

Comments are closed.