Intervista con i Vok

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Molti di voi li avranno conosciuti adesso solo perché lo scorso mese hanno aperto, con un buon riscontro, il live degli Of Monster and Men. Noi li seguiamo da tempi non sospetti, da un Eurosonic che vide l’Islanda come focus country, e loro erano tra gli artisti che ci incuriosirono di più. Grazie a JaLa mediactivities siamo riusciti a scambiare due parole con i Vok, il cui nuovo album è uscito la scorsa primavera e ha segnato un cambiamento interessante nel loro sound.

– ci siamo incontrati per la prima volta durante l’anno di focus sull’Islanda a Eurosonic e ci incontriamo di nuovo ora, mentre voi state aprendo uno show per omam a Milano. Com’è stato per voi crescere come band?

Bene, io e Andri abbiamo iniziato la band nel 2013 per la battaglia dei gruppi in Islanda che abbiamo vinto. Da allora è stato un viaggio di massa. Non posso descrivere quanto ho imparato in quegli anni e sono ancora molto grato di aver partecipato a quel concorso. Vök è sempre in crescita e questa è una bella sensazione.

– Mi è piaciuto molto il tuo secondo album. Ho letto da qualche parte che per te è una sorta di terapia. Posso dire che mi piace quella sorta di dicotomia tra la lirica seria e le melodie accattivanti. Dovremmo chiamarlo più come un esorcismo di un proprio demone?

Non ne sono molto sicuro, ma il modo migliore per spiegare il concetto dell’album è passare dalla prima canzone all’ultima canzone e vedere come è impostato come un libro di auto-aiuto. Volevo mettere in evidenza alcuni concetti personali in modo da poter spiegare come mi ha influenzato, come ho lavorato e in alcuni casi lavoro ancora per superare quelle sensazioni, in questo modo mi sento come se gli ascoltatori potessero relazionarsi con alcuni dei concetti di cui parlo sull’album potrei anche dire loro come ho lavorato su di loro, così se gli ascoltatori si sentono in qualche modo intrappolati nei loro pensieri su questi argomenti potrei dare loro qualcosa da adottare nel loro pensiero. Che di solito ruotano intorno al lasciarsi andare e a volte solo cercando di non fregarsene un cazzo.

-C’è una canzone di questo album che per te ha un significato particolare o ti piace di più?

In The Dark è la canzone che mi parla di più da un punto di vista lirico perché è tutta incentrata sul superamento delle tue paure e dei tuoi dubbi e mi piace assolutamente suonarla dal vivo. Ma il secondo round ha questa grinta e questa vibrazione oscura che mi sta a cuore in questi giorni. Quindi varia a seconda dei giorni haha.

– Come si approcciate ai live ora? Intendo questo perché il vostro suono è cambiato un po’, quindi presumo che sia una cosa meno elettrica e forse hai dovuto “aprire” un po’ il vostro atteggiamento.

Sì, sicuramente ha guadagnato più fiducia sul palco e ha iniziato a muoversi molto di più! Abbiamo anche iniziato a fare un tour con un ingegnere delle luci per rendere l’esperienza visiva del nostro spettacolo ancora più eccitante.

– da tutte le vostre canzoni: quali sono quelle per cui preferite suonare dal vivo….. Dimmi per quale motivo 🙂

Ci piace molto suonare il Round 2 e In The Dark del nostro ultimo album, ma anche la canzone Polar sembra colpire sempre bene il pubblico. 🙂

– qual è il piano per il prossimo anno? Immagino che andrete ancora in tour?

Stiamo iniziando a scrivere e registrare un nuovo album e speriamo di suonare alcuni spettacoli e festival tra cui pubblicare forse qualche singolo….

(english version)

– we met first time during the focus year on Iceland at Eurosonic and we meet again now, while you are opening for a sold out show for omam in Milan. How was for you growing up as a band?
Well me and Andri started the band in 2013 for the battle of the bands in Iceland which we won. Since then it has been a massive journey. I can’t describe how much i have learned in those years and i’m still very thankful that we participated in that competition. Vök is always growing and that’s a good feeling.

 

– I really liked your second album. I read somewhere that for you is a sort of therapy. I can say that I love that sort of dichotomy between the serious lyric and the catchy tunes. Shall we call more this like a own’s demons exorcism?
Not really sure about that but the best way to explain the concept of the album is to go from the first song to the last and see how it’s kind of set up like a self help book. I wanted to put a few personal concepts out in a way that I could explain how it affected me, how I have worked and in some cases still work on getting over those feelings, that way I feel like if listeners can relate to some of the concepts I talk about on the album I could also tell them how I’ve worked on them, so if the listeners feels trapped in some way in their thoughts on these subjects I could hopefully give them something to adopt into their thinking. Which usually revolve around letting go and sometimes just trying not to give a fuck.

 

-is there a song from this album that for you has a particular meaning or you like the most?
In The Dark is the song that speaks the most to me lyrically because its all about overcoming your fears and self doubts and I absolutely love playing it live. But Round two has this grit and dark vibe which I’m all about these days. So it varies by days haha.

 

– how is now approaching to live? I mean this because your sound changed a bit so I presume that it is a less electric thing and you had maybe to “open” a bit your attitude.
Yeah definitely gained more confidence on stage and started moving around a lot more! We also started touring with a lighting engineer to make the visual experience at our show extra exciting.

 

– from your whole bunch of songs: which are the ones that you prefer playing live for… Tell me for what reason 🙂
We all really enjoy playing Round 2 and In The Dark of our last album but also the song Polar seems to always hit well with the crowd. 🙂

 

– what’s the plan for upcoming year? I guess more playing around?
We are starting to write and record a new album and hope to play a few shows and festivals amongst releasing maybe some singles..
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