Live Report: InMusic Festival – Giorno 3

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Siamo giunti alla fine di questo InMusic Festival 2019, ossia la quattordicesima edizione di questo festival croato che, tra i suoi protagonisti, ha visto Foals, Johnny Marr, The Hives, Kurt Vile, Suede, Garbage, LP, Cure e molti altri.
La terza serata vede come headliner proprio la band capitanata da Robert Smith, ma, prima di parlare dei Cure, è giusto dedicarsi agli altri artisti presenti in scaletta.

La giornata inizia, per noi di Lost in Groove, con gli And the Kid, una band di quattro elementi croata che propone un alternative rock- post punk revival che ricorda e fa riferimento a band come i primi Editors, The Smiths e Joy Division.
La band ha rilasciato nel 2013 l’esordio “Factories” e nel 2015 è uscito la seconda uscita discografica “Grand Mal”, album che, tra l’altro, è stato registrato con tracce live.
Il concerto proposto quest’oggi  è gradevole, in quanto la voce è molto pulita e le sonorità si intrecciano nei generi sopra citati: scoprire questa nuova realtà è stato davvero piacevole e, si spera, che la band possa crescere anche all’estero, un po’ come è successo al prossimo gruppo.

The Black Room è il nome della band che si esibisce presso il tendone del Hidden Stage e anche loro fanno parte della scena Alternative croata.
I Black Room si sono formati nel 2014 e provengono da Rijeca; la band è composta da: Jacov Catalinic, alla voce e alla chitarra; Leo Ventin, ai cori e chitarra solista; Miljen Sirotic, al basso; Ivan Ritosa, alla batteria.
L’album d’esordio della band risale al 2016 e si intitola  “In This Town Lies a City”; inoltre, nel 2018, è stato rilasciato l’EP “After Dark”.
I quattro giovani ragazzi, in questo caso,si dedicano a un interessante Post Punk revival in cui compaiono sia tracce degli anni ’80, dovute soprattutto alla presenza marcata di synth, sia agli anni ’90 con un garage.-rock parecchio crudo e diretto.

La prossima artista in scaletta è Laura Pergolizzi, in arte LP, accompagnata dalla sua band.
Il fatto che si presenti proprio con una formazione al completo è un punto a favore dell’artista: la musica di quest’ultima, difatti, viene circondata da sonorità pop-rock piacevoli e in grado di dare importanza ai numerosi cambi della parte vocale.
LP sembra venuta fuori da un Jazz Club, ma in realtà il suo genere è prettamente power pop, ad eccezione di alcune ballate presenti nella setlist dello show e di uno strumento particolare, ovvero il fischiato che valorizza di molto la voce della cantante.
Compare anche l’insolita cover di “Shock me all night long” degli AC\DC nel corso di “Girls Go Wild”, traccia che verrà interrotta e nuovamente ripresa.
Il live, sostenuto da un grintoso sing along da parte della audience, dura all’incirca un’ora e mezza e sarà segnato dagli importanti successi di LP, quali “Recovery”, “Girls Go Wild”, “House on Fire”.

Il tempo pare fermarsi: è arrivato il momento degli headliner dell’ultimo giorno di festival: i Cure.
La band inglese si esibirà sul palco per circa due ore e mezza, iniziando il live con la coppia di “Disintegration”, ossia la suggestiva e sussurrata “Plainsong” e la ben più famosa e caratterizzata sempre da lunghi sospiri “Pictures of You”.
Un inizio mozzafiato per la band che viene accolta da un boato costruito attorno alle voci di migliaia e migliaia di presenti.
Molte saranno le tracce di “Disintegration” questa sera, tra cui la dolce “Lovesong”. Subito dopo “Fascination Street”, tuttavia, si verifica un’Interruzione tecnica del live di circa dieci minuti a causa di un problema agli amplificatori.
Il gruppo di Robert Smith ci cattura per tutto il concerto con una ragnatela lugubre costruita intorno a canzoni come “Lullaby”, o  alla spensieratezza coinvolgente di “Just Like Heaven”, o ancora a quelle sembianze gotiche e dark di “A Forest”.
Il Post Punk anni ’80 si mescola con forti presenze oscure-Wave realizzando così una corrente romantica incessante e legata a un’altra epoca.
Il carisma di Robert Smith, un frontman dalla figura solida e incontrastata, si incontra \ scontra con la forte personalità di Porl Thompson, creando così un’affinità stabile in grado di regalare melodie che vanno da dettagli pop e rock’n’roll: il tutto, ovviamente, è impregnato da un arrangiamento più tetro.
Il live dei Cure, che terminerà con “Boys Don’t Cry”, è il solito classico show che mira a una perfezione travolgente e appagante, nonostante quella breve pausa sopra descritta.

Prima della fine dei Cure, ci si reca presso il palco Hidden Stage per assistere, anche se brevemente, allo spettacolo di Peter, Bjorn and John.
La band svedese, questa sera, appare più spenta dello show di Bologna di qualche mese fa, che noi di Lost in Groove siamo andati a vedere e abbiamo recensito.
Peter, Bjorn and John, difatti, propongono tracce indie-pop meno energiche e  legate a melodie ondeggianti, più lente  e poco esuberanti: si privilegia, insomma, il dettaglio Pop, mettendo in secondo piano l’arrangiamento e l’atteggiamento 70’s \ garage al quale abbiamo assistito precedentemente.

Questa è la fine del resoconto della quattordicesima edizione dell’INMUSIC Festival di Zagabria, ma la nostra stagione dei festival è appena cominciata!
Tutte le foto sono di Francesca Fiorini.

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