Live Report: Eros Ramazzotti – Pala Alpitour, Torino, 2 Marzo 2019

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Gli Anni ‘90 stanno bene, tranquilli.
Nonostante i recenti addii a Luke Perry e Keith Flint facciano pensare a tutt’altro, c’è ancora un eroe che strenuamente combatte per riportarci tutti in quelle estati scintillanti, tra Festivalbar e juke box: il suo nome è Eros Ramazzotti.

Questo rende possibile viaggiare nel tempo: il flusso canalizzatore!

Hanno sbagliato in Ritorno Al Futuro. Sarebbe bastata una cassetta di Eros nell’autoradio, per riportare indietro di venti o trent’anni la DeLorean. Il tour 2019 di Ramazzotti è proprio questo: un viaggio a ritroso attraverso i suoi pezzi più famosi e amati, insieme a tutti i suoi fan.

La scelta di Torino come venue di partenza forse è un vezzo sportivo – la passione di Eros per la Juventus è ben nota – o forse è un regalo ai fan di una città che ha sempre saputo dimostrare un grande affetto al cantante. Certo, c’è stato quel brutto episodio del ‘98, con le monetine lanciate sul palco e le “frecciatine” di rimando ai tifosi del Toro, ma è tutta acqua passata: nel presente la data è sold out e quelle ragazze, che lo ascoltavano venti o trent’anni fa, oggi sono mamme e compagne e in tante hanno deciso di assistere al concerto con le amiche di sempre o con le figlie, a cui hanno trasmesso gli stessi gusti musicali.

Qui non si bada a spese
Un palco spettacolare, fatto per dischiudere tanti segreti visivi, è uno degli aspetti migliori dello show. Si inizia con un velo di maya in salsa Western: un sipario semitrasparente e altissimo che “custodisce” e circonda il cantante per tutta l’ampiezza del palco, durante il primo pezzo: Vita ce n’è. Sul telo la proiezione di Eros che cavalca in una prateria, come un cowboy coraggioso, per poi raggiungere il palco e dare il via allo show. Il velo cade e Ramazzotti è davanti al pubblico, mentre continua con Per Il Resto Tutto Bene, un altro pezzo del nuovo album, che con il precedente sembra voler raccontare la sua visione del mondo di oggi.

Ancora un po’ di cuore e di pallone: prima di lanciare Stella Gemella– forse una delle sue canzoni più riflessive e malinconiche – Ramazzotti si prende un attimo per ricordare Davide Astori, il giovane giocatore della Fiorentina deceduto appena un anno fa. Il pubblico applaude con lui.

Si riparte con uno dei pezzi simbolo di Eros: Terra Promessa. Qui il live comincia a tirar fuori le sue carte migliori: non solo l’ottima aggiunta di Scott Paddock al sassofono, con un assolo di tutto rispetto, ma delle proiezioni laser che si aprono a ventaglio, con giochi di luce geometrici favolosi, su tutto il soffitto del Pala Alpitour. Risultato: la scenografia non si muove solo dietro a Eros, ma riesce ad “estendersi” per tutto il palazzetto, abbracciando tutta la massa del pubblico. Abbiamo finito con gli effetti speciali? Nemmeno per sogno. Il megaschermo dietro al palco si allunga, piegandosi come un fiume sinuoso e da parete di fondo diventa pavimento. Ogni passo dell’artista si accende di grafiche e dipinti digitali. Sono fuoco e incendio sulle canzoni più appassionate. Sono alberi e prati sui pezzi in cui Eros vuole riportare il pubblico a un’atmosfera più fiabesca e sognante.

Proprio su quest’onda di emozioni lo spettacolo ci regala un bellissimo duetto tra l’artista e la fenomenale Monica Hill su I Belong To You. Nonostante la versione originale fosse cantata da Anastacia, la caratura vocale della Hill non fa minimamente rimpiangere la cantante americana: avevamo conosciuto Monica alla prima edizione di Amici (Saranno Famosi) e oggi continua a esibirsi come corista con la Pausini e appunto con Ramazzotti, nonostante – per bravura – meriterebbe più spazio e più successo con una strada artistica tutta sua. 

Il romanticismo prosegue con la nuova In Primo Piano. Eros suona un pianoforte bianco: dietro e sotto di lui il megaschermo proietta un poetico nastro di luce bianca, che si agita come mosso dal vento e dalle note. Si continua con i medley di molti dei suoi successi più grandi e la nostalgia del pubblico ritorna. Da Adesso Tu ad Aurora, da Una Storia Importante a Un’Emozione Per Sempre: è praticamente impossibile non rendersi conto di conoscerle a memoria, pur non essendo dei fan. Ramazzotti è stato così presente nelle nostre radio e nella nostra quotidianità, da averci accompagnati in modo più o meno invisibile per anni e anni. Un po’ come Michael Jackson, si può tranquillamente dire che è lui il vero Re del Pop italiano. Un Re che è partito negli anni ‘80 da scudiero, cercando una “Terra Promessa” e che nel Tour 2019 ha abbracciato una forte etica green: nel concerto infatti vengono proiettati due video di sensibilizzazione sulle plastiche e sui metalli pesanti che impestano i mari e l’aria. Da ragazzo a padre, forse Ramazzotti si è reso conto che la Terra Promessa non deve essere più trovata, ma regalata e protetta.

Eros Ramazzotti continuerà il tour ad Assago e a Roma, per ritornare sotto la Mole in estate allo Stupinigi Sonic Park.

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