Recensione: “Beat my distance’’, il nuovo disco degli Anemone

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Ascoltare un disco per la prima volta può causare impressioni e sensazioni discordanti, che spesso vengono filtrate dalle aspettative che ci siamo creati riguardo all’artista con cui andremo a condividere almeno un po’ della nostra giornata. Questa sensazione di instabilità e incertezza aumenta quindi nel caso in cui l’artista proposto sia legato a dei background non usuali, ma che ci stanno particolarmente a cuore. L’ascolto del nuovo lavoro degli Anemone è stato come un salto nel vuoto, cosciente però, di volere dare una possibilità a questo ritorno alla psichedelia mista al pop proposta dal gruppo canadese.
Il titolo dell’ album è “Beat my distance’’, secondo lavoro dopo ‘’Baby Only You & I’’, EP pubblicato lo scorso anno per Luminelle Recordings. “Beat my Distance”, prodotto dalla medesima casa discografica e scritto dalla cantante del gruppo Chloé Soldevila, si compone di nove pezzi ed è stato anticipato dai due singoli “She’s the One’’ e ‘’Memory Lane’’ che ne esplicano perfettamente la linea vintage e degna delle vecchie realtà hippies dai colori pastello. Una sorta di vintage revival, già proposto da gruppi quali i Babe Rainbow negli scorsi anni, che non può non rapire e far sorridere, perfino farci rimanere stupiti una volta assaporata la voce eterea e di Chloé Soldevila.
La prima traccia da analizzare è ‘’On Your Own”, già dalla classica linea di batteria iniziale rende subito evidente la cifra del disco, ovvero trasmettere freschezza, libertà e affetto, come ha dichiarato la cantante: ‘’ Il mio obiettivo, era celebrare la gioia delle giornate estive nei luoghi che mi sono più cari ‘’, Il tutto senza sminuire il valore della voce che ricorda tanto la capacità di trascinare in modo sognante di Hope Sandoval dei Mazzy Star, pionieri della neopsichedelia.
Altra traccia di rilievo e probabilmente tra le migliori del disco è il “Daffodils”, titolo assolutamente pregnante; l’idea è quella di una distesa verde, fiorita da percorrere nella più piena spensieratezza. In questo pezzo da apprezzare è sicuramente la base di synth e la sua contrapposizione con questa voce soffusa che renda la traccia affine alla dance, per certe sfumature elettroniche riprese anche nel secondo singolo e nella quinta traccia dal titolo “Vanilla goes away”, in cui paesaggi soffusi si legano alle sperimentazioni anni ’70 creando un sound convincente che penetra nel lato onirico di chi ascolta.
L’album è un continuo crescendo, che culmina nella penultima traccia, ‘’Endless Dive”, che in modo interminabile sarebbe da ascoltare durante un lungo viaggio al volume massimo, come in una tipica scena da film. Una musica leggiadra, ma decisa e studiata nella parte dei suoni, che sono precisi e creano una amalgama perfetta con chitarra e voce.
Fino ad arrivare all’ultima traccia ‘’Only You”, che sia per le sonorità che per la durata (è la traccia più lunga del disco), sembra un lungo e avvolgente saluto, una conclusione, che tira le somme di un disco omogeneo, raccogliendo nel testo e nella base musicale, nonché nella parte vocale, tutte le sfumature toccate nei brani precedenti.
Arrivati alla fine del disco si è decisamente colpiti e pronti per un secondo ascolto, quasi sicuramente necessario, per apprezzare ogni suono oltre le melodiche ripetizioni. La parte più meritevole, sotto l’aspetto dei suoni è sicuramente il connubio tra voce e sintetizzatore in cui nessuno sovrasta l’altro, ma si crea una sorta di collaborazione che trova la propria forza proprio in questa misurata melodia, quasi ridondante, ma capace di sollevare, rilassare e far sorridere in modo sognante.
Decisamente un bel disco e un progetto musicale interessante, in cui la vera chiave di volta potrebbe essere un pezzo più deciso che però non potrebbe fare a meno della voce trasognante di Chloé Soldevila.

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