Live Report: Snow Patrol @ Fabrique, Milano

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Ci sono delle band che, alle volte, non ascoltiamo per parecchi anni e tendiamo a lasciarle in un cassetto socchiuso pronto a essere riaperto in poche occasioni: magari capita che passino in Italia per un live; oppure basta una canzone via radio, la citazione di una frase di canzone o il ricordo di una persona passata.
Il cassetto, prima o poi, verrà riaperto completamente e anche solo per una sera.
Il gruppo del quale voglio scrivere oggi, ho avuto modo di vederlo lunedì 11 febbraio al Fabrique di Milano ed è proprio uno di quelli che per tanto tempo ho deciso di mettere da parte: gli Snow Patrol.
Non ascoltavo la band da parecchi anni, da quando mi colpirono per il loro carattere crudo, post britpop e molto alternative che vagava tra chitarre più cupe e un arrangiamento piuttosto ribelle e arrabbiato: “Songs for Polar Bears” e “Final Straw” sono stati gli album che hanno fatto parte di me per un certo periodo della mia vita, quando ero molto più giovane e non troppo fiduciosa nei confronti del futuro.

La band nord irlandese sale sul palco capitanata dal carismatico Gary Lightbody, frontman che trovo alquanto cambiato e, solo a guardarlo, mi fa sentire terribilmente vecchia, alle 21.10 precise.
“Take Back the City” e, per me la più conosciuta, “Chocolate” aprono il concerto dei cinque componenti che eseguiranno 18 brani tra alti e bassi e, spesso e volentieri, circondati da una scenografia brillante, parecchio sognante e appagante alla vista.
Parlo di “alti e bassi” non per le tracce presentate questa sera – molte delle quali presenti nel nuovo album “Wildness” e nell’uscita discografica che ha permesso agli Snow Patrol di avere un successo internazionale, ovvero “Eyes Open”-, ma di una certa atmosfera “vorrei, ma non posso” che predomina nel corso del live.
Le sonorità di questa sera sono legate a una strumentazione che vorrebbe esplodere, ma, salvo qualche difetto dovuto all’acustica del locale, rimangono abbastanza piatte e temono quasi di superare un certo limite; l’arrangiamento generale, compreso quello più famoso di “Chasing Cars”, mantiene questa tonalità vaga e che non osa mai troppo a livello di intensità, forse anche a causa del mal di gola del frontman sul palco.
L’espressività che si coglie in alcuni brani (“Shut your Eyes”, “Run” e  nella suddetta “Chasing Cars”), in occasione di questo live, è come se fosse passata in secondo piano: queste e altre canzoni, difatti, verranno suonate in maniera quasi mono-tona, evitando di dilatare e intensificare troppo le emozioni dei presenti.
lI sing along del numeroso pubblico del Fabrique è continuo, mentre il live è costante e puramente caratterizzato da una matrice POP con piccoli spunti rock: la band non supererà mai, nel corso di questo concerto, quella barriera che, qualche anno fa, la rendeva molto più alternativa e arrabbiata.

Per buona parte del pubblico, questo degli Snow Patrol al Fabrique, è stato sì un buon concerto, ma non troppo sopra le righe; per quanto mi riguarda è stata una piacevole esibizione POP che, come una folata di vento, mi ha sfiorata per un’ora e quaranta minuti circa senza che me ne accorgessi.
Gli Snow Patrol fanno dunque nuovamente ritorno in quel cassetto semiaperto che, alla fin dei conti, non riuscirò mai a chiudere del tutto.

SETLIST:

https://www.setlist.fm/setlist/snow-patrol/2019/fabrique-milan-italy-539513a9.html

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