Live Report: Aurora @ Locomotiv Club, Bologna

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Il freddo del nord Europa arriva a Bologna, in questa domenica 13 gennaio, accompagnato da spiritelli, folletti e la principessa di tutte queste creature provenienti direttamente da due mondi: il primo è quello dei libri e delle pellicole Fantasy; l’altro, quello che ci riguarda direttamente, è quello cantato, recitato, vissuto ed espresso da questa cantautrice il cui nome è AURORA.
Alle 20.30 buona parte del Locomotiv Club è occupato da un pubblico di tutte le età, ma occorrerà attendere un’altra ora prima dell’inizio del live di AURORA  e della band che la segue.
Non appena la giovane cantautrice entra sul palco, accompagnata da un batterista, un chitarrista e una ragazza ai synth\tastiere – questi ultimi due componenti presenti anche ai cori- si alza il boato di benvenuto che si interromperà solo all’inizio di “Churchyard”: il silenzio, improvvisamente, regna sovrano e, proprio questa condizione farà sì che la realtà si dissolva a favore di un viaggio in un mondo fatato e surreale.
Questa nuova dimensione, nella quale la stessa Aurora ci prende per mano, non è abitata unicamente da creature invisibili, ma da numerosi echi, sussurri, ritmi intensi e vocalizzi onirici: il progetto AURORA, quindi tenendo conto sia della cantautrice che della sua band, si reincarna in tutti gli effetti naturali, grazie al gioco di luci, le atmosfere create e, ovviamente, all’incredibile estensione vocale della giovane presenza sul palco.
Aurora è un  personaggio, ella si dedica a danze e gestualità sfrenate nel bel mezzo di un bosco incantato: la giovane è una fata che si abbandona nel vento, frutto di un arrangiamento fin troppo preciso.
Il mondo suggestivo, in cui tutto il pubblico è immerso, è determinato anche dai cori, che sembrano essere un prolungamento diretto della voce della cantante, e dalle sonorità: queste ultime, alle volte sono sfuggevoli e oniriche; altre volte più intense, pungenti e inquietanti, grazie ai synth e alle tastiere che si ispirano agli anni ’80; infine, più sperimentali (a tratti, mi sembra di risentire i Röyksopp).
La piccola fata sudata (“I’m a little fairy and I’m sweating”) si adatta perfettamente alle atmosfere sopra indicate: quando le melodie sono più inquietanti e tempestose, il registro vocale della cantautrice cambia notevolmente, diventando più intenso e maturo come se volesse superare questi ostacoli sonori e sovrastarli; altre volte, ella si adegua ai sospiri e alla leggerezza delle sonorità.
Il live prosegue tra chiacchierate divertenti col suo pubblico e i brani più famosi, quali “Runaway”, Murder Song (5, 4, 3 ,2, 1) o “Running with the Wolves”, fino a terminare l’esibizione con una canzone che parla di momenti difficili e fa commuovere tutti (“Through the Eyes of a Child”).
Il concerto di Aurora di questa sera a Bologna riscalda i cuori; la ragazzina dalla voce impressionante dà vita alle sue canzoni, ovvero ai suoi pezzi di anima, ed esprime la solitudine, la natura, i cuori infranti, la vitalità di ogni essere vivente.
Attraverso gesti, sorrisi più timidi, la sicurezza dei movimenti e grazie al supporto di strumentisti e coristi davvero straordinari, Aurora regala al pubblico un concerto indimenticabile: essere accompagnati in questo mondo fatato è un’esperienza davvero unica e appagante.

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