Rocca Laguardia- “Sciamani”

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ROCCO LAGUARDIA

Chitarrista in primis, polistrumentista per tradizione in secundis, perennemente in una relazione complicata con la musica: Rocco Laguardia è uno di quei personaggi con cui potresti parlare per ore.
E così ovviamente ho fatto.
Lucano Doc, innamoratissimo e strenuo difensore della musica popolare, non solo lucana, ma del Sud in generale, Rocco è quello che oggi si potrebbe definire un vero e proprio storyteller.
Incomincia a suonare per caso, come capita alla maggior parte dei cantautori.
Suo fratello porta a casa la prima chitarra, e lui comincia a strimpellarla di nascosto, imparando a suonarla ancora meglio del fratello, come da copione.
Nota dopo nota, miglioramento dopo miglioramento, arriva a formare le prime band nel suo paese non lontano da Matera, Rotondella, e viene ingaggiato per esibirsi a matrimoni e serenate in campagna (se non conoscete la tradizione delle serenate terroniche, vi prego, documentatevi, è una parte folkloristica fondamentale del Bel Paese).

In seguito suona in gruppi rock, che prediligono cover di Pink Floyd e Deep Purple; ma non è quello il suo destino.
Rocco ama la tradizione, i canti popolari che non vengono registrati ma si tramandano di generazione in generazione.
Lui non è un cantante, è un cantore e i suoi ispiratori diventano De Gregori, De Andre, Guccini, Luigi Tenco, nonché i canti di lotta sociale partigiani e anarchici. Parte così un tour in Basilicata di 10 date in 10 giorni, a cui partecipa anche l’amico e musicista Flaco Biondini, già chitarrista di Francesco Guccini, di cui Rocco è fissato.

Con la collaborazione di Paolo Simonazzi arrivano i primi due album registrati su musicassetta, “Papajonn” e “A Fustianga”, successivamente rimasterizzati e assemblati nel cd “Tutt nascene chiangenn e nisciun morer r’renn”.
Un lungo lavoro che lo porta a intervistare le vecchiette dei piccoli borghi della Basilicata, per riscoprire e poter reinterpretare le canzoni popolari del Sud Italia.
Portare avanti la tradizione musicale è infatti la sua missione e la sua passione, e lo fa con una cultura personale e un entusiasmo davvero eccezionali.
Dopo i primi album però, un’inaspettata pausa lunga 32 anni.
Per lui nella musica in generale era già stato fatto tutto, e quella popolare in fondo c’era già (e considera tale anche quella di Bach, Vivaldi, e ovviamente la Tarantella).
L’unico artista a suo dire ancora originale è “O’ Lione” Antonio Matrone, uno dei pochi costruttori di tammorre rimasto in Italia.
Infatti secondo Rocco, scrivere musica è semplice, alla fine sono solo 7 note che devi mettere insieme decentemente.
La parte difficile è invece avere una particolarità, un messaggio, un qualcosa che ti porta a farlo con tutte le forze che hai.
E studiare, studiare e studiare, nulla deve o può essere improvvisato. Pena, l’essere non professionali, e quindi non-artisti.
Continua comunque a prendere parte a eventi, concerti, progetti che spesso e volentieri mette insieme lui stesso e di cui è l’anima creativa.
Due anni fa si mette di nuovo alla prova e torna a registrare l’album “Sciamani”, un lavoro grezzo e verace intriso di musica popolare, rock, jazz e suoni elettronici, per dimostrare che le tradizioni non smetteranno mai di essere attuali e creare mescolanze nel tempo.
Così come è sempre perenne il tema degli oppressi e degli oppressori.

Il momento più bello e soddisfacente della sua carriera?
Aver suonato all’Expo di Milano, un palco freddo e impietoso, che però l’ha accolto egregiamente.
Al momento si occupa come sempre di eventi e progetti musicali, tra cui l’originale format “Lezione – Concerto”, un’iniziativa culturale e musicale innovativa che porta in giro per scuole e istituti di tutta Italia.

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