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Collisioni 2018: Lenny Kravitz chiude in bellezza il festival

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Aria buona, musica buona, vino buono.

 

Sono gli ingredienti cardine che hanno portato Festival Collisioni al successo in questi ultimi 10 anni. E non è un caso se sabato a Barolo – per l’ultima data del festival con il concerto di Lenny Kravitz – c’erano così tante persone in festa in ogni isolato del paese: una celebrazione estiva destinata a proseguire nella notte, ben oltre l’esibizione della rockstar di New York.

Lenny non si fa attendere. A differenza del suo amico Steven Tyler, che si è esibito sul palco di Barolo pochi giorni prima, comincia in perfetto orario: buio, riff di chitarra, luci e alle 21:40 lui è davanti a noi con tutta la sua band. Quale miglior decollo di “Fly Away” come canzone iniziale? Il feeling è buono fin da subito: per Lenny la chitarra ritmica è Gesù e dal vivo te ne accorgi dieci volte tanto. Non sarà un virtuoso come Jimi Hendrix, ma quegli accordi picchiati a raffica sulle corde costruiscono un muro del suono che avvolge tutta la piazza. Risultato? La terra vibra, noi vibriamo e Il concerto si scalda già dalle primissime canzoni. Alla quarta siamo già ad “American Woman” e qui assistiamo al primo colpo di scena della serata. Sulla fine del pezzo, dei sassofonisti escono da dietro le quinte e dal sound rock si passa al reggae: a sorpresa “American Woman” diventa “Get Up Stand Up” di Bob Marley!


“Grazie dell’opportunità di suonare qui e dell’energia che ci state dando!”
Lenny inizia a fare amicizia col pubblico di Barolo. Il live vira verso l’ RNB e il soul: in piazza si balla che è una meraviglia. Kravitz si muove felino sulla scena, un po’ James Brown, un po’ Jack Sparrow. Le ragazze sono in visibilio; com’era prevedibile sono la maggioranza nel pubblico, al punto che quattro o cinque gruppi di amiche festeggiano gli addii al nubilato.
Bella la versione elettronica di “Low”. Su “I Belong To You” i cori delle fan arrivano al top, poi il sound strappamutande lascia di nuovo il posto al rock e si riparte con l’energia di “Where Are We Runnin’?”
Sono le 22:43 e Lenny presenta la band. Il sassofono di Michael Sherman vince il cuore delle donne, al grido di “che bonooooo!”, ma è la batteria di quell’arma di percussione di massa di Franklin Vanderbilt che suscita più rispetto: un animale selvaggio dietro alle bacchette. Non può mancare poi il vero braccio destro di Kravitz: il chitarrista Craig Ross con i suoi assoli meravigliosi e l’esperienza di un musicista di razza. Se il front-man sa davvero caricare il pubblico, la vera qualità musicale la portano questi artisti prodigiosi, che è davvero una delizia poter sentire dal vivo.

Arrivati alla sua ballata più famosa, “Again”, anche gli uomini si lasciano coinvolgere e tutta la piazza di Barolo canta compatta.
Lenny ama il suo pubblico e va via dal palco per poi tornare ben due volte, richiamato dagli applausi. Il primo bis è un regalo ai fan della prima ora: quella “Let Love Rule” del 1989, nata dal suo primo contratto con la Virgin Records e che lo portò a suonare anche con Madonna. Infine, l’ultimo saluto al suo pubblico lo concede con il suo pezzo più amato in assoluto: “Are You Gonna Go My Way”. Saluti finali, autografi a pioggia per i fan a ridosso del palco e ultimi applausi.

La magia di Kravitz finisce e così anche quella di Collisioni 2018, dopo aver esaltato 80.000 persone in cinque concerti a dir poco epocali. La notte però è ancora giovane e una luna fiabesca fa capolino tra le torri del paese. Come rinunciare a un bel bicchiere di Barolo per chiudere la serata e il mio live report?

Alla salute…

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