TOdays festival: la giornata del 27 Agosto

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Live report a cura di Alberto Cipolla.

Col senno di poi, è davvero un peccato aver potuto presenziare soltanto alla serata conclusiva del ToDays Festival, il 27 Agosto, anziché allintera tre-giorni torinese: latmosfera tranquilla, rilassata e linteresse collettivo verso quello che accade sul palco mette in risalto una macchina organizzativa che, apparentemente, non mostra pecche nella gestione di orari, security, scelta della line-up, godimento complessivo dello show. Il ToDays si conferma, quindi, già solo alla terza edizione, uno degli eventi estivi più interessanti sul panorama italiano.

Ma bando ai preamboli: la terza giornata del festival ambientato in zona Barriera di Milano si apre alle 16.00 con il live/pool party dei Pop X, allinterno della piscina di Parco Sempione.

Tocca precisare che ho da sempre una profonda idiosincrasia musicale nei loro confronti: proprio per questo, però, ero molto curioso di assistere ad un loro live per farmi unidea ragionata e questa era una palla al balzo da non poter non cogliere. La vasca pullula di persone e tutta la zona adibita al live è gremita di gente. Pubblico che – contrariamente alle mie aspettative – è composto al 90% da un equo mix di giovanissimi (se non under 18, quasi) e over 30 (quindi o chi ha presumibilmente mancato, per ragioni anagrafiche, il periodo in cui la italo-dance, a cui vagamente la musica del progetto trentino strizza locchio, andava di moda, o chi lo ha vissuto in pieno e ora può buttarsi nel revival, magari senza venir tacciato di essere truzzo). La band/progetto di Panizza fa la sua comparsa su di un terrazzino che si affaccia sullacqua e la musica parte: il live è composto da voce dal vivo (con il caratteristico auto-tune), qualcosa di live-electronics e percussioni su pad con le basi in play, mentre il resto del collettivo coinvolge il pubblico in balletti e cori. E qui ho unepifania: probabilmente questo è lunico contesto in cui ha effettivamente senso e ragion dessere unesibizione dei Pop X, una festona la cui atmosfera è un mix tra Ferragosto 97 in un lido di Riccione e la festa di fine scuole in American Pie, tra tassi alcolici insolitamente alti per il tardo pomeriggio e gente che vuole solo un podi svago e divertimento. Non vedo, personalmente, il senso di un concerto in senso tradizionale del termine dei Pop X ma, sì, il contesto festaiolo-trash al di fuori della logica suonare in un locale, sì, ed è divertente. Perché in effetti allinizio si ride, sì, di divertimento ed effettivamente nel mood  partyil tutto ha un suo senso e anche una sua giustificazione. Ma in circa 60 minuti di live, dopo i pezzi più famosi da cantare tutti insieme e dopo aver esaurito leffetto wow!di sorpresa e di straniamento, il gioco perde efficacia e la risata divertita lascia spazio ad un sorriso un poforzato di chi non capisce bene cosa stia guardando, perché il tutto sembra un pocome se in casa del dj si lasciassero i bambini liberi di pacioccaresulle strumentazioni del papà e ti aspetti che da un momento allaltro arrivi qualcuno a togliere le mani dalla consolle e dalleffettistica dicendo ehi! no no, che si rompe!. Neanche un (improvvisato?) feat. con Calcutta – che invero sembrava più il momento in cui vogliamo far dire due cose al microfono anche a zio Pino, che non se laspettava, per questo ipotizzo fosse qualcosa di improvvisato –  risolleva le sorti.

Alle 18.30, nel palco principale allo Spazio211 iniziano le altre esibizioni.

Apre Andrea Laszlo De Simone e la sua band tutta torinese. Il live è carico di energia, suoni ed attitudine decisamente anni 70, scaletta serrata senza interruzioni tra un brano e laltro (giusto il tempo di un sorso di birra durante il feedback del finale del pezzo precedente), tutto è molto compatto e dimpatto. Uomo Donna, il singolo Vieni a salvarmi ed Eterno Riposo tra i brani in scaletta. A set ormai finito, sul cambio palco, c’è ancora tempo per Laszlo di concedersi, seduto sul proscenio senza microfoni, a vantaggio, praticamente, solo di chi è più vicino, una versione chitarra acustica e voce di Perdutamente. Si conferma, ad opinione personale, uno dei nuovi progetti più validi – anche se chiaramente non nuovi nellestetica sonora visto il grande timbro seventies– e meritevoli del panorama italiano attuale.

I Gomma mantengono alta lenergia con il loro spleenincanalato in un potente e asciutto emo/punk. Anche per loro, come precedentemente De Simone, scelgono pochi e brevi preamboli tra un brano e laltro lasciando vedere una sana urgenza nel voler suonare e dire qualcosa, un poquella di una giovane band di liceali (giustamente) incazzati che però è sopravvissuta alla maggior età e si è fatta più grande [rileggendo, forse non lo si intuisce bene ma vuole essere in senso positivo, eh]. La sezione strumentale suona bene e decisa, la voce e il cantato/declamanto/urlato di Ilaria è una di quelle cose che, invece, probabilmente o piace tanto o non piace per niente. Se siete tra chi si infastidisce a sentire cantare con accenti ed inflessioni pesantemente marcati o non amate una messa in mostra nuda e cruda di un certo malessere post-adolescenziale è difficile possa andar giù facilmente un loro live. Personalmente sono giusto alla conclusione che con quattro di Caserta preferirei una piacevolissima serata davanti a qualche birra parlando di Murakami e di tante altre cose con cui mi sento in grande affinità, piuttosto che un loro concerto ma, oh, questo è un purissimo parere personale: il live è solido e onesto, se invece il vostro cuore batte per lemo/punk/emocore/?core (giuro, faccio sempre molto casino con queste sottocategorizzazioni) i Gomma sono un progetto assolutamente valido. (Nota per la cover di “Someone To Losedei Wilco inserita nella scaletta del ToDays).

Salgono i Timber Timbre e sul cupo attacco di Sincerely, Future Pollution il distacco sonoro dalle pur ottime band precedenti si fa evidente, complice anche il fatto che il loro live set è, forse, quello più “pulitoe senza increspature, grazie anche agli arrangiamenti curatissimi e dove trova posto solo lessenziale. Il live procede intenso e preciso come un meccanismo ad orologeria (ma mai meccanico) passando ancora per le atmosfere scure di Sewer Blues, le morbidezze di Velvet Gloves & Spit ed il sax avvolgente di Hot Dreams (che ritrova largo spazio su Bleu Nuit) fino a condurci verso il finale più tipicamente folk di Trouble Comes Knocking.

Primo concerto di sempre in Italia per gli Shins che salgono sul palco del ToDays immediatamente dopo. James Mercer lo sa bene ed esordisce scusandosi per questo. Se i Timber Timbre hanno regalato il set più preciso e pulito, i The Shins han certamente suonato quello più “umano: divertenti e, soprattutto, visibilmente divertiti, non lesinano nellinterazione col pubblico concedendosi di ridere insieme se capita qualche errore (lattacco sbagliato di Girl Inform Me subito ripetuto, dopo una risata e unammissione di colpa) e si lanciano in siparietti suonando il tema di Supercar. Dopo linizio, accolto con grande entusiasmo, di Caring is Creepy vanno sicuramente tra gli highlights del concerto la cover di American Girl di Tom Petty e («this is our single») una New Slangs accolta da ovazioni generali.

Sono le 23.00 e nonostante – secondo la tradizione – lultimo nome in ordine temporale sia quello dellheadliner, sullattacco delle prime note da parte dei Band of Horses sembra ci sia meno gente (fermo restando che almeno fino a quasi metà del prato, lo Spazio era ancora piuttosto gremito).

Pubblico che, comunque, si dimostra ancora molto caldo sullattacco di The First Song. Il live della band di Bridwell procede energico e con un forte impatto più sonoro che emotivo: la scaletta oscilla bene tra le sonorità più canonicamente indie-rocke quelle leggermente più tranquille e ballabili del country ma – eccezion fatta per un ragazzo di fronte a me che per oltre mezzora ha ballato abbracciato ad un gonfiabile a forma di accendino gigante rivestito con una maglietta – è sembrato cogliere meno nel segno il pubblico dello Spazio 211. Pur avendo la band di Seattle comunque confezionato un concerto potente e praticamente senza sbavature, trasmettendo grande voglia di suonare e dare tutto. Forse complice la stanchezza e lora ormai vicina alla mezzanotte e mezza, leggeri cedimenti di voce su Weed Party e Is There a Ghost, sul finire della scaletta, ma proprio su questultima la carica emotiva si fa più pesante, il pubblico risponde caloroso e partecipe giusto in tempo per culminare sulla chiusura con The Funeral che resta, effettivamente, apice dellesibizione e finale ideale per una giornata densa di ottime proposte musicali e, più in generale, di un festival che di anno in anno sembra sempre più appetibile anche sul piano internazionale.

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