AMA Music Festival: resoconto delle prime due serate!

0

Si è concluso domenica sera 27 agosto, l’AMA Music Festival, una sei giorni piena di musica, grandi artisti e buon cibo nella cornice della provincia trevigiana, ad Asolo per la precisione. La line up dell’edizione 2017 ha visto una delle due date italiane degli Interpol, col loro tour “Turn On The Bright Lights Anniversary”, il fenomenale Thurston Moore, storico leader dei Sonic Youth, e tanta musica italiana con Baustelle, Elio E Le Storie Tese, Brunori Sas, Ermal Meta, Marlene Kuntz, Lo Stato Sociale, Fast Animals and Slow Kids e molti altri.

Personalmente, posso dire di aver partecipato alle prime due serate (anche se i piani originali avrebbero voluto che partecipassi a quasi a tutte, ma vabbè…), ed esserne uscita con relativa soddisfazione dal punto di vista acustisco, un po’ meno dal punto di vista logistico/organizzativo.

Già arrivare ad Asolo è stata un’impresa, per me che arrivo da Padova, e sinceramente vedersi scippare quei 5 euro per parcheggiare in un posto pubblico – e neanche troppo vicino all’entrata, nonostante ci fossero molti posti ancora liberi-, l’ho trovato un po’ vergognoso. Ma vabbè. La seconda sera, però, ho parcheggiato in un posto in teoria riservato a un ristorante (che quella sera sembrava avere molti clienti, visto che non sono stata l’unica ad avere la brillante idea!).

Il secondo punto debole è stato aspettare 45 minuti per un hamburger, di ottima qualità – questo è da ammettere – ma per il quale l’ordine di numerazione era un po’ lasciato alla libera interpretazione, con conseguenti “sbrocchi” da parte di chi aspettava da mezz’ora e si vedeva passare davanti persone con 20 numeri dopo ma con lo stesso identico panino ordinato. Mah. La scelta della seconda sera è stata prendere uno spicchio di pizza all’Alì vicino all’ufficio prima di arrivare ad Asolo.

Ma siamo qui per parlare di musica, quindi parlerò anche di quello. Martedì sera ho il piacere di ascoltare per la prima volta i Fast Animals & Slow Kids, che conoscevo relativamente poco, ma che il mio amico M. mi aveva detto a luglio: “Ma li hai mai visti live?” “Sì e mi fanno cagare”, avevo risposto io, salvo poi rendermi conto subito che li avevo scambiati per un altro gruppo.

Ho mandato un messaggio a M., di quelli vocali, mentre martedì ero al concerto. “Un bacio più inteeeeenso la gonna che si sfila lenta le mani sul viiiiso provo ancora di tutto qui al buio”, mi ha risposto. Che per un attimo non ho capito, mi sono pure un po’ galvanizzata, poi ho capito che si trattava di “Annabelle”, la canzone.

E ho capito anche che live spaccano tantissimo. Dove il cantante si fomenta un sacco e ti fomenta pure a te. E ne esci carico e ricaricato. Anche se la serata non è ancora finita. Perché ci sono ancora loro, quelli per cui ti chiedi: “Ma perché li hanno messi di martedì?” e poi ti rispondi: “Perché sono gli Interpol“.

E insomma. Ci rimani un po’ “MEH”. Che loro ti piacciono tantissimo, che sono bravissimi, che il loro live è pazzesco ma sono un po’ mosci. Tanto mosci. Sarà la timidezza del frontman? Boh. Non mi hanno convinto. Un po’ di delusione, specie per quei 50 minuti che, a mezzanotte e mezzo, ti separano ancora dal tuo letto.

Il giorno dopo, dopo una giornata ancor più di merda a lavoro di quella precedente, mi appropinquo in quel di Asolo e arrivo in ritardo per sentire i Marlene Kuntz, che avrei voluto riscattare dopo la delusione di un live anni fa a Villa Ada a Roma, e invece sento solo due pezzi e non riesco a dare un giudizio completo.

E poi arriva lui, Thurston Moore con il suo “group”, e ti accorgi di quanta ignoranza musicale hai. Che lo scopri il giorno dopo, che lui è l’ex leader dei Sonic Youth, e allora ti spieghi tutto. Ti spieghi come hanno fatto a tenere il palco in quel modo, questi vecchietti che “danno una pista” a molti ventenni, ti spieghi come hanno fatto a tenere quasi 7 minuti di musica strumentale, che è pura poesia, che è lui che si masturba con la sua chitarra e viene, viene intensamente, che è un orgasmo per le orecchie e per il cuore. Che “hanno sfondato i muri del suono”, come ha detto un signore accanto a me.

Dopo essermi ripresa dallo shock musicale di cotanta bellezza per le mie orecchie (grazie Thurston Moore Group!), sono felice di poter finalmente ascoltare Brunori Sas, con i cui concerti ho avuto una storia di mancati incontri da due anni a questa parte. E non ne rimango delusa. Anzi! Apprezzo il suo stile, apprezzo le battute che fa sul palco, il suo mettersi in gioco e autoironizzare, ma apprezzo ancor di più la sua musica, che ascolto ininterrottamente da ormai una settimana, senza mai stancarmi. Uno di quei concerti per cui ti vengono i lacrimoni agli occhi, per cui pensi che tutte le incazzature, tutte le paure, tutte le cose che non vanno, hanno poco senso se al mondo c’è gente che sa scrivere testi del genere e cantarli con cotanta grazia.

Le altre serate me le sono perse, con mio sommo rammarico, ma mi hanno raccontato di un Mac De Marco fenomenale e improvvisatore sul palco e dei Baustelle come sempre immensi, che non sono più un gruppo ma un’orchestra sinfonica ambulante. E un po’ mi spiace non aver sentito i Gazzelle e di non aver riascoltato Lo Stato Sociale, apprezzatissimi quest’estate allo Sherwood.

AMA, ci sei piaciuto! Ti diamo un 7 di incoraggiamento! 😉

Share.

About Author

Comments are closed.