Afterhours live al Rock in Roma 2017

0

Un pubblico eterogeneo, giovedì 27 Luglio ha salutato a Roma gli Afterhours che con la loro passerella di pezzi nuovi, vecchi e vecchissimi, hanno ricordato le note dei tre decenni passati, tre decenni di musica dura, ma sempre pura, profonda e intimista. Centinaia di persone sotto al palco, mai troppe a dir la verità, si sono ritrovate con le mani alzate, accompagnando Manuel Agnelli e soci in un revival di almeno due ore mezzo iniziato con delle pietre miliari come “Strategie”, “Male di miele” e “Rapace” lanciate senza troppi preamboli come sassi sulla folla, una folla adorante, e continuato, poi, con canzoni più recenti, pescate in prevalenza dall’ultimo album.

Ecco: la prima parte del concerto ha avuto le sembianze di una performance tipica degli Afterhours, una promozione degli ultimi lavori che non dimentica, tuttavia,  i brani  più evocativi della band. Ma ecco che le luci si spengono, i musicisti fanno una breve pausa e il gioco di effetti visivi sul fondo del palco cambia: l’angelo di pietra di “Folfiri o Folfox” scompare lasciando spazio al vecchio logo della band, quello che tutti lì sul parterre conoscono benissimo. Così il concerto cambia ritmo: gli strumenti sotto i riflettori iniziano a suonare, uno dopo l’altro, pezzi del calibro di “Ballata per la mia piccola iena”, “Voglio una pelle splendida”, “Ossigeno” e “1.9.9.6” e tutti quanti, lì sotto, cambiano ritmo a loro volta. Chi si scatena saltando, chi si commuove ricordando e chi in silenzio ascolta trascinato in un’altra epoca della musica, un’altra epoca anche per gli Afterhours. Nello stesso istante spuntano magliette che prima sembravano nascoste, magliette che raccontano dei primi anni novanta e di tempi tanto distanti quanto attuali, tempi di difficoltà sociale e di una rabbia trasmessa a suon di grida tra una chitarra e l’altra. Magliette dei PerlJam, dei SoundGarden e vecchie, vecchissime magliette degli Afterhours.

Poi, lentamente, i ritmi calano, si distendono e con canzoni quali “Bungee Jumping”, “Non è per sempre” e “Quello che non c’è” emerge definitivamente un altro aspetto caratteristico della band, ovvero il lato più riflessivo.

Tutti assorti, gli spettatori sotto il palco, cantano le stesse parole di un Agnelli più giovane di vent’anni, ma con fatti ed emozioni differenti, con ricordi unici e totalmente privati.

Si congedano gli Afterhours con una graffiante “Bye Bye Bombay” in grado di dimostrare a tutti la grandissima forma di una band in circolazione da trent’anni, una band che ha ancora dalla propria una spinta emotiva ed energetica da vendere, non invidiando nulla a nessuno. Si congedano gli AfterHours ringraziando il pubblico mentre tutto il pubblico ringrazia dei compagni di musica e di vita che da trenta lunghi anni regalano emozioni e voglia di rock ‘n roll.

 

Andrea Fontana

Share.

About Author

Comments are closed.