Vita da Musico: Tia Airoldi

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Aneddoti.

Immagini in movimento, ricordi e odori, impressioni e memorie.

I primi che mi vengono in mente, a cascata.

Un after – show al Tambourine di Seregno con Depedro ( Jairo Zavala, chitarrista dei Calexico) a

cantare i Beatles e la più bella versione di “Material Girl” di sempre e sentirsi dire “devi

continuare, continuare e sbattere la testa e farlo ancora.”

E l’inizio di quella serata, in cui il nostro bassista frana sbronzo sul suo manager. E tutto si conclude

in una grassa risata.

A Varsavia, al Klubojadalnia Eufemia, una ragazza danese ci mette tutti in fila, dopo il concerto e ci

ringrazia, dicendoci che aveva visto “l’universo su quattro sedie stasera.”

Dormire in uno squat freddissimo a Lublino, con le coperte più accoglienti, suonare all’Accademia

delle Arti di Bruxelles.

Sentire l’acre odore di piedi in una camerata di Londra e riuscire a prendere sonno tra pareti

arancioni e neon intermittenti.

Decidere di creare un concerto al passo della Presolana. Realizzarlo.

Trovarsi la sera tardi sui traversini fluviali pietrosi, ancora tiepidi dal sole giornaliero e farsi guidare

da due chitarre strimpellate sussurrando.

Suonare in boschi magici, sotto le Dolomiti, a Tera Salvaria e sempre lì essere trasportati da altri

musicisti in cieli primordiali.

Sentire il mare che si confonde con le spazzole del rullante.

Papà che mi suona giri di chitarra flamenco e mi insegna a fare uscire la voce dalla pancia invece

che dalla gola, mentre incenerisce la sigaretta.

Avere il piacere di lavorare con un grande compositore.

Sudare in sala prove. Gelare in sala prove. Stare da Dio in sala prove. Ore inquantificabili a

guardare monitor in studio.

Essere trafitti dalle emozioni e, poi, farle sgorgare in ogni direzione che si voglia.

Stare seduti su un palco. Saltare su un palco. Ballare.

Fare gli zarri con la cassa in 4 e contare tempi che farebbero arrabbiare Euclide.

Avere il privilegio di suonare per gli altri e cercare di sciogliere i cuori.

Sapere che lì c’è la vita vera.

 

 

Mattia “Tia” Airoldi. Fondatore del progetto indipendente alt/folk/rock The Please, con cui, dal 2006, scrive
e pubblica 5 dischi (3 LP + 2 EP).
Suona in Italia, dove con The Please e in “solo” (talvolta con l’alias Lou Moon, progetto solista dalle personali
tinte blues/folk con cui pubblica 3 dischi) apre i concerti di diversi artisti di fama nazionale e internazionale
A più riprese è in tour in Europa tra Germania, Svizzera, Polonia, Belgio e Inghilterra, partecipando al
BRUSSELS SUMMER FESTIVAL e al REEPERBHAN FESTIVAL ad Amburgo.
Dal 2011 è collaboratore artistico e formatore presso ILINX, Associazione Culturale e Artistica based in
Inzago (MI), con la quale realizza diversi spettacoli e attraverso cui si occupa di formazione musicale. Nel
2013 si laurea in archeologia all’Università Statale di Milano. Dal 2016 inizia l’esperienza nella scuola
pubblica come maestro elementare di potenziamento e sostegno.
Nel 2012 i The Please salgono sul palco del MI AMI Festival al Circolo Magnolia di Milano, dopo che il brano
“The End As A Prologue” viene scelto tra i migliori 15 dell’anno dalla redazione di Rockit.it.
Influenze e Sound:
Tia Airoldi è sempre stato profondamente affascinato dal cantautorato americano classico e contemporaneo
(da Johnny Cash e Neil Young a Sufjan Stevens, Elliott Smith e Robin Pecknold) senza dimenticare epici autori
internazionali come John Lennon, Jim Morrison, Nick Cave, Damon Albarn e Devendra Banhart. Modella e
scolpisce il suo sound attraverso la voce – talvolta calda e morbida talvolta struggente e potente – e disegna
ballate e ritmi a tempo con il cuore, imbracciando indifferente chitarra elettrica e acustica e altro. Tia Airoldi
ha l’ambizione di scrivere canzoni vicino al cuore, per restare col cuore aperto.
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