JULITHA RYAN: al via l’11 marzo da S. Margherita Ligure (GE) il tour di THE WINTER JOURNEY, il nuovo disco dell’onirica songwriter australiana

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JULITHA RYAN

al via l’11 marzo da S. Margherita Ligure (GE)

il tour di “The Winter Journey”

Sul palco con lei una band tutta italiana formata da Pier Adduce (chitarra) ed Enrico Berton (batteria) dei Guignol, Massimiliano Gallo (violino) e Henry Hugo (chitarre, mandolino e steel guitar)

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“BONFIRE” 

Prenderà il via l’11 marzo dal circolo Arci Orchidea di Santa Margherita Ligure (GE) il nuovo tour italiano di Julitha Ryan, la songwriter australiana che lo scorso 20 febbraio ha pubblicato per Atelier Sonique il nuovo disco “The Winter Journey”, secondo capitolo di un percorso musicale che in passato l’ha vista al lavoro con il trio strumentale Silver Ray e a fianco di Hugo Race nei Fatalists.
Queste le date del tour sino ad ora confermate:

11 mar – Arci Orchidea, Santa Margherita Ligure (GE)
12 mar – Ligera, Milano
15 mar – Aurora Live, Livorno
16 mar – Il Viandante, Carrara
17 mar – Freadom, Battipaglia (SA)
18 mar – il Progresso, Firenze
20 mar – Il Fico, Cremona
24 mar – Arci La Loco, Osnago (LC)
25 mar – In Disparte, Bergamo

The Winter Journey” – anticipato nelle scorse settimane dal video del singolo “Bonfire” – è un lavoro all’insegna di un pop pianistisco maestoso e fluttuante e nasce lungo l’asse Australia-Italia grazie alla collaborazione con Giovanni Calella (Adam Carpet, Kalweit and the Spokes), che ha prodotto le otto tracce del disco e suonato chitarre, mandolini, synth e basso. Il resto degli strumenti è stato invece affidato a una local band tutta italiana formata da Pier Adduce (chitarra) ed Enrico Berton (batteria) dei Guignol, Massimiliano Gallo (violino) eHenry Hugo (chitarre, mandolino e steel guitar), che accompagneranno Julitha anche nel tour.

The Winter Journey” arriva a quasi cinque anni di distanza dal precedente “The Lucky Girl” e segna un’evoluzione del Julitha-sound. L’inserimento di parti elettroniche, spesso liquide e psichedeliche, regala maggiore lucentezza ai brani, tutti costruiti attorno al pianoforte e alla voce della titolare. Ogni canzone si nutre della collisione, feconda e spesso inattesa, fra due mondi sonori provenienti dalle stesse radici musicali che hanno poi preso percorsi diversi: da una parte quello di Julitha Ryan, eccentrico, quasi cameristico e molto intenso, una versione del tutto autonoma del songwriting aussie; dall’altro il suono elettrico, folk, post-punk, elettronico dei suoi compagni di viaggio europei.

Il tutto forma una suite di otto brani senza cali di tensione, tutti ispirati, racconta Julitha, “by impotence and sadness in the post-romance of our dystopian present”. Tracce che vengono sorrette da quello che lei chiama “Milano grooves” e si dispiegano fra brucianti chitarre elettriche, pedal steel polverosi, sintetizzatori dolcemente sognanti, archi, ottoni e cori interamente maschili.

Sacerdotessa di un rave spirituale, onirico mezzosoprano di un angusto cabaret metropolitano, regina di una Barrelhouse che al termine dell’ultima canzone crolla inerme sul suo pianoforte,Julitha Ryan è questo e molto altro. Una musicista capace di mettersi a nudo e ghermire il pubblico con il suo potere trascendente portandolo in un altrove ammaliante. Qualcuno ha definito le sue canzoni “groovy hallelujah music; soulful, howling but effortlessly graceful”. E ad ascoltare “The Winter Journey” pare proprio che questa definizione calzi a pennello.

Link
http://www.julitharyan.com

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