Il Vuoto Elettrico, esce il 10 marzo il nuovo disco “Traum”

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IL VUOTO ELETTRICO

“TRAUM”

(Dreamingorilla Records / I Dischi del Minollo / La Stalla Domestica)
(distr. Audioglobe)

Data di uscita: 10 marzo 2017

Scappa! Scappa! / come un vento leggero sull’asfalto rovente / con i denti affondati nella polpa della vita / come un parassita di un frutto tropicale / Poggiato nel vuoto del corridoio41”: sono questi probabilmente i versi fulcro di “TRAUM” il nuovo lavoro de Il Vuoto Elettrico in uscita il 10 marzo per Dreamingorilla Records / I Dischi del Minollo / La stalla domestica con la produzione artistica di Xabier Iriondo (Afterhours, Todo Modo, Bunuel).
Un disco che fotografa al meglio la virata della formazione bergamasco-bresciana dal post-hardcore newyorchese degli esordi verso una forma di post-punk urticante e brevilineo, decisamente personale e sui generis nel panorama indie-rock italiano odierno.

TRAUM”, a due anni da “Virale”, è il secondo capitolo di una trilogia di concept album sull’uomo visto impietosamente nella sua condizione esistenziale. E se il lavoro precedente era dedicato alla paura, qui ad essere indagato è il rapporto fra il tempo, la vita e la conoscenza di sé stessi, analizzati attraverso il trauma e il sogno (“traum” in tedesco significa sogno) come chiavi di lettura rispettivamente del passato e del futuro.
La vita viene raffigurata attraverso la potente metafora di una casa dove ogni canzone è una stanza (soggiorno, cucina, bagno, giardino ecc.) e ogni stanza una stagione della vita (l’infanzia, la giovinezza, la maturità, la terza età ecc.). Ad allacciare il tutto un’entrata (la nascita) e un’uscita (la morte) circolarmente connesse fra loro, oltre a un misterioso corridoio da cui fuggire in tutta fretta con il solo obiettivo di entrare nelle singole stanze. Questo corridoio è il tempo presente, quell’unica prospettiva reale su cui si stagliano le porte che sono i luoghi in cui ognuno deve entrare per fare i conti con ciò che dentro viene ospitato.

I traumi profondi e i sogni grotteschi vengono impietosamente ritratti in nove brani istantanei come manrovesci che arrivano dalle spalle, registrati compulsivamente in due giorni e grazie all’apporto determinate di Xabier Iriondo.
Più asciutte che in passato (quattro episodi sono al di sotto dei tre minuti) ma anche più inaspettate, le tracce di “TRAUM” fanno rimbalzare l’ascoltatore fra spigoli appuntiti, impreviste ritmiche pop, rumorismi vocali e implosioni soffocanti, determinando così una certa eterogeneità che non inficia la compattezza della tracklist ma anzi ne esalta il carattere espressionista. Al centro della scena ci sono i synth e il basso, mentre le chitarre vengono trattate in modo differente rispetto al passato e la batteria viene infilata in una nicchia sonora, come a volerne calmare l’enfasi.

Ma “TRAUM” non sarebbe un disco che pone le basi per il futuro de Il Vuoto Elettrico in maniera così incisiva se non ci fosse stata una crescita evidente anche sotto il profilo delle liriche. I versi dei brani formano un intreccio di visioni, rimandi e suggestioni che costruiscono e serrano entro maglie di straordinaria coerenza il concept del disco. Sono parole inesorabili, attaccano e mordono frontalmente, lavorano ai fianchi per mirare allo sterno, recidono ogni vena di falsità e lasciano che rimanga sul terreno la carne viva. Ed è fondamentale anche la coincidenza d’intenti dell’interpretazione, che accentua la teatralità del proprio recitato grazie a riprese molto spontanee che privilegiano l’emotività e l’istinto. Le voci sono spesso distorte o filtrate (come la batteria del resto) e stanno all’interno del tessuto sonoro, a tratti in secondo piano rispetto al resto, completamente dentro la casa. Dentro quella planimetria esistenziale fra la vita e la morte che tutti percorriamo, stanza dopo stanza: “ogni volta che giri la chiave è come la tua prima volta / eppure sai che cosa ti aspetta”; “chiudi la porta, mi raccomando / e tieni in serbo il tuo sorriso migliore / per quando si sveglierà di nuovo”.

Link
http://www.ilvuotoelettrico.it
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