ESNS17: Intervista con Marteen dei Warhause

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Sembra un po’ l’anno degli altri progetti dei i belga che conosciamo in italia. Se pensiamo che stasera in questo Eurosonic extra zeppo di band da vedere come non mai la serata vede anche i Taxiwars del dEus Barman non se ne esce più. Siamo andati invece a intervistare la parte bionda dei Balthazar, uscita con progetto solista dei Warhouse. Intervistare Marteen non è semplice, essendo molto schivo. E dei dieci minuti quindi proporremo solo una riassunta trascrizione.

“Tutti voi dei Balthazar, che siete abbastanza conosciuti in italia, l’anno scorso vi siete fermati e sono usciti dei progetti solisti…”

“…sì, anche Jinte”

“Ma come è successo? Vi siete messi a tavolino o vi eravate stancati?”

“No no, è stata una cosa molto naturale. In pratica è finito il tour dei Balthazar e il mio album era fuori. E’ stata proprio una scelta a tavolino”.

“Come Balthazar in Italia avete girato davvero parecchio. Con i progetti live no. E’ stata una scelta?”

“In realtà no. Il progetto del 2017 tra poco è girare: fare tutta la parte est dell’Europa, poi ovest, poi qualsiasi festival che si rispetti. Forse non ha premiato la data di uscita del disco, visto che verso Natale si ha sempre la pausa natalizia. Comporre è stato un lavoro che ha portato anni: e poi la decisione di fermarsi è stata così, a tavolino”

“C’è sempre la domanda meno bella e meno intelligente circa quale canzone….”

“…preferisco?”

“Oddio, io direi quale senti più tua. E’ un progetto solista, già ogni canzone è figlio proprio…”

“…E i figli son belli tutti anche se strani. Io ti posso dire che sono anni che ci dedichiamo con lei a questo progetto. Era proprio come un hobby da tenere nel cassetto e alla fine se vado a pensarci credo proprio che gli ultimi pezzi siano quelli che preferiamo. E anche quelli che hanno un maggiore impatto nel disco.  Quindi penso che The good lie è stata una buona scelta per iniziare a proporre l’album”

“Ma tu vorresti scrivere musica per un film?”

“No, assolutamente, non me la sentirei”

“Quindi per te funziona di più scrivo la musica e poi ci faccio un video”

“Eh, sì quello sì”.

“Per quello ho trovato il tuo progetto anche per le tematiche, le atmosfere, molto simile a quello di un tuo collega di genere musicale: quando Paul Banks fece “julian plenti”. Ossia interpreta un mondo più immaginario di un tuo alter ego che non c’entrerebbe poi coi Balthazar… In fondo hai usato un libro sin dal titolo e non esperienze tue”

“…non so cosa risponderti qui.”

“Vabbè, fa nulla.

“come pensi poi sarà il live… per chi non è qui diciamolo, siamo nel teatro cittadino e quindi e tutto abbastanza epico”

“Sarà molto bello: servirebbe un’orchestra con molti elementi e invece io dovrò arrangiarmi con loops e quanto altro. Vi giuro che è da vedere”.

(thanks to global publicity)

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