Mosè Santamaria: il nuovo videoclip che accompagna il brano “A Nizza (non era amore)”

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MOSE’ SANTAMARIA

“A Nizza (non era amore)”

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Il cosmico cantautore pop chiude il tour con il terzo clip estratto da “#RisorseUmane”. Un’opera psicomagica come “un invito a non confondere l’amore con le esigenze e gli attaccamenti del nostro ego.

‘A Nizza (non era amore)’ è un videoclip psicomagico, un bazar di ricordi confusi che cercano forse giustizia o redenzione perché la perfezione è diabolica, il tempo distorce la memoria e crea martiri dai cuori infranti. Questo brano è un invito a non confondere l’amore con le esigenze e gli attaccamenti del nostro ego.

Presenta con queste parole Mosè Santamaria il nuovo videoclip che accompagna il brano “A Nizza (non era amore)”, terzo estratto dal disco “#RisorseUmane” uscito per Dischi Soviet Studio a dicembre 2015 e ideale chiusura del tour di oltre 40 date che il cosmico cantautore pop ha compiuto durante tutto il 2016 – l’ultima data sarà domani, 26 novembre, al Pub Ai Portici di Povegliano Veronese (VR), una serata per festeggiare il gli ottimi riscontri ottenuti dal disco, fra i 50 debutti delle Targhe Tenco 2016.

Il clip, girato da Davide Guerra, alterna immagini molto distanti fra loro (in riva al mare, negli interni di un locale di strip-tease) che sono legate dal carattere psicomagico dell’opera, nella quale avviene un vero e proprio atto psicomagico utilizzando i tarocchi di Jodorowsky. “A chi mi chiede perché questo video è psicomagico – spiega Mosè Santamaria – rispondo che è tale non per i tarocchi in sé e per il buon auspicio che portano e nemmeno per i soldi che ad un certo punto piovono senza un senso apparente in cambio di scatole regalo. Questo videoclip è psicomagico semplicemente perché a volte occorre saper guarire dai ricordi e vivere adesso.

Il songwriter genovese, ma veronese d’adozione, riprende la lezione di cantautori come Franco Battiato e Juri Camisasca e di filosofi quali Jodorowsky e Gurdjeff portandoli in uno dei tanti bar della provincia cronica italica. Lì, fra il bancone e le stelle, sono nate le canzoni di un lavoro che si avvale della produzione di Martino Cuman (Non Voglio che Clara). Chitarre, piano e intelaiature elettroniche a base di beat digitali, synth analogici e squarci astrali sono gli ingredienti di una manciata di tracce animate da quello che Mosè chiama “misticismo quotidiano”: un misto di evocazioni spirituali, ironia, citazioni pop, poesia, storie d’amore distruttive, sottoproletariati catodici e molto altro. Il tutto per esortare le persone a “risorgere”, ricominciare a guardare il cielo e la terra e tornare a vivere come esseri cosmici.

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