Suede (live?) @ IDays Festival, Monza

0

Mi ricordo i vecchi I-Days Festival passati a Bologna, a gioire, cantare e ballare in maniera indecente su tanti gruppi e in una cornice totalmente differente da quella presente.
Mi ricordo anche il concerto dei Suede a Londra*: era la seconda data del tour, quel 14 novembre 2015, quando presentarono il loro nuovo album “Night Thoughts” e, successivamente, mischiarono i loro brani più celebri ed intensi nella setlist (il mio cuore ricorda ancora quell’encore da lacrimoni e singhiozzi: “The 2 Of Us”, “The Asphalt World” e “Still Life”).
In questa recensione devo totalmente cancellare quei due ricordi, poiché il concerto dei Suede al Parco di Monza è stata un’esperienza totalmente differente dalle precedenti: spero di dimenticarla al più presto, dato che fino all’encore dei Suede, prima che iniziasse la sempre cara “Beautiful Ones”, ho bestemmiato come uno scaricatore di porto coi dolori mestruali.
Non voglio essere polemica con l’organizzazione, ma quei 3€ per una bottiglietta d’acqua non sono stati il massimo, così come mettere in line-up due gruppi che non c’entravano assolutamente NIENTE tra di loro: vedere la marea di gente andare via dopo i Biffy Clyro (lascerò la “scrittura” ad altri, dato che non sono il mio genere) è stata una nota positiva per noi amanti dei Suede che abbiamo conquistato le prime fila in pochissimo tempo, ma, allo stesso tempo, è stato decisamente meno bello vedere quanta poca gente ci fosse dopo.

rsz_imag01282

Alle 22.30 si abbassano le luci e il pseudo-concerto dei Suede inizia con “When You Are Young” che fa da intro a “Outsiders”, sulla quale ci saranno dei problemi tecnici abbastanza evidenti: l’unica cosa che sentiremo dalla fine di questa traccia fino a “Metal Mickey” sarà il basso di Mat Osman.
Questi problemi tecnici\acustici porteranno tanto nervosismo, crisi epilettiche, bestemmie e tentati omicidi: non ho mai visto un frontman così INCAZZATO.
Brett Anderson è INCAZZATO NERO, tanto da sembrare “abbronzato”: abbronzato? Sembra nascere dalle fiamme di Drogon di Game of Thrones e se la prende con tutti, a partire dal microfono che verrà distrutto e scaraventato a terra con una forza tale da sembrare un attacco di Ivan Zaytsev (in gergo pallavolistico: tirare lavatrici e scaldabagni) sulla terza traccia della setlist, ovvero “Trash” che, a un certo punto, verrà “cantata” (giusto il ritornello) dal pubblico.
Da questo brano in poi vedremo un frontman che: manda tutti a quel paese alzando il dito medio; userà il microfono come un’arma letale (chiedetelo al tecnico che si presenta sul palco all’improvviso per sistemare -boh- e la cui vita sarà salvata da Richard, alla chitarra); avrà una terribile, indescrivibile, crisi epilettica alla fine di “Filmstar”; si butta tra la gente, come se il suo corpo non sentisse il minimo tocco (non smetterò mai di ripeterlo: a 48 anni è ancora un gran bel manzo); prova a gridare fuori tutta la sua rabbia canzone dopo canzone, ahimé senza riuscirci perché L’ACUSTICA FA VERAMENTE SCHIFO.
I Suede ci provano, ma la sconfitta giunge ben presto quando il nostro amato frontman si rassegna e lascia cantare al suo pubblico “She’s in Fashion”: “Cantatela voi, perché mi sono rotto le palle e vi osservo con lo sguardo da pazzo mentre cantate al mio posto”.
Noi del pubblico, intanto, restiamo impauriti, ma, contemporaneamente, “affascinati” da quello che stanno provando a fare i Suede sul palco: assistiamo al revival del ciuffo di Brett Anderson del ’94; proviamo a cantare canzone-dopo-canzone per far capire alla band che li vogliamo, nonostante tutto; cerchiamo anche di commuoverci sull’incantevole “By The Sea”.
La scaletta che viene eseguita dai Suede, NONOSTANTE TUTTO, è perfetta e non mancano i grandi classici: “The Wild Ones”, “Heroine”, “So Young”, “Killing of a Fleshboy”, “We Are The Pigs”…
Dopo “Metal Mickey”, arriva l’encore: cosa combinerà Brett Anderson in quest’ultima parte di concerto? Cercherà di mirare meglio ed uccidere realmente qualche tecnico (…Le cui braccia sono state rubate all’agricoltura)?
L’ultima parte di questo concerto particolare comincia con “Beautiful Ones” che, a parte l’inizio turbolento in cui si sente ancora troppo il basso di Mat osman e meno la voce, rende meglio rispetto alle canzoni precedenti.
L’encore, anche se comprenderà solo tre tracce, si rivelerà intenso, in crescendo, da mal di gola, singhiozzi e lacrime: “The 2 of Us” e “New Generation”, due canzoni che, NONOSTANTE TUTTO, concludono questa serata in maniera “positiva” (risata isterica da TSO).

I Suede ci provano, cercano di dare il massimo: sono dei perfezionisti, Brett Anderson ha una voce unica e attraverso di questa prova ad esprimere tutta la sua incazzatura (non riuscendoci, usa il corpo in maniera spropositata), sono carismatici e la setlist presentata questa sera è mozzafiato.
A Monza, però, è andata diversamente e la colpa non è di certo della band di Londra: se volete capire, in piccola parte, quanto siano genuini e speciali i Suede in concerto, vi basta leggere QUI*.

(Una grandissima risata isterica anche a quel tendone da circo per i gruppi spalla: polvere, asma e complicazioni respiratorie per i più coraggiosi e per le povere band che hanno dovuto suonare in quella situazione pessima).

Setlist

Share.

About Author

Comments are closed.