The Last Shadow Puppets @ Ferrara sotto le stelle, 05.07.2016

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Una data attesissima – la prima in Italia – per The Last Shadow Puppets, il supergruppo che vede protagonisti i due colleghi e amici di lunga data Alex Turner e Miles Kane, che già avevano condiviso il palco di piazza Castello nel 2013 con le loro rispettive formazioni.

Il live è introdotto dagli Yak, band inglese giovanissima, con all’attivo un solo album. Il trio britannico intrattiene il pubblico con una mezz’oretta di buon garage-punk, ma l’attesa per i TLSP si fa sentire, ed il pubblico sembra essere impaziente.

Preceduti dalla band e da un quartetto d’archi, finalmente entrano i due: elegantissimo Miles in completo nero, piacione come sempre Alex in canotta, bandana al collo e immancabile ciuffo impomatato. La loro musica è una commistione di generi: da un lato il rock tipicamente british di Miles Kane, dall’altro il rock’n’roll “americanizzato” di Alex Turner, e in mezzo un sacco di altra roba, tra atmosfere cinematografiche e pop sinfonico; l’insieme dei diversi ingredienti rende del tutto normale e credibile il fatto che due elementi del genere suonino con un quartetto d’archi. La scaletta alterna i pezzi del loro ultimo album Everything you’ve come to expect a quelli del primo The age of understatement del 2008, riuscendo a piazzare in mezzo anche due cover: Totally Wired dei The Fall e Moonage Daydream, in omaggio al compianto David Bowie.

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I due frontmen, in quanto tali, hanno ognuno una propria forte presenza scenica, ma durante il set trovano un loro equilibrio che lascia il giusto spazio ad entrambi, facendo risaltare la personalità dell’uno e dell’altro al momento giusto; corrono da una parte all’altra del palco, si scambiano i microfoni, si fermano spesso ad interagire col pubblico, ammiccando come moderni crooner. Non manca qualche momento di bromance, che manda i (ma soprattutto le) fan in visibilio; il progetto TLSP sembra quasi un loro modo per divertirsi, uscire dal tracciato indie-rock delle rispettive band e mettere in scena una loro personalissima versione di un musical di Broadway.

Sulla capacità come musicisti e performer di entrambi non si può discutere, il live fila liscio tra brani languidi come Sweet Dreams e canzoni più tirate come Bad Habits; l’armonia che riescono a creare con le loro voci è perfetta, e la presenza degli archi aggiunge una sorta di epicità al tutto.

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In questa serata abbiamo avuto l’occasione di ascoltare qualcosa di diverso, divertente, sensuale, come lo sono i due protagonisti, con il loro piglio da latin lover e le mossette, a volte – e probabilmente volutamente – esagerate (sì, sto parlando del movimento di bacino ormai fuori controllo di Alex Turner).

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