i DYD ripartono dal Berghain. Tornano con un nuovo EP.

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La band ritorna con un prodotto discografico che più torinese non si può (con la produzione di Vaghe Stelle e Max Casacci) e un nuovo tour che si apre in uno dei club più prestigiosi del mondo.

Era ora. Prima di ribattezzarsi a sorpresa “DYD” qualche settimana fa i DID hanno avuto sempre un’attitudine internazionale. Il loro connubio con i These New Puritans era un primo indizio. La scelta di lavorare con gli storici Liquid Liquid per l’Ep Belong to you ne è stata la riprova. Senza contare le scorribande su palchi e autostrade europee assieme ai Breton, lo scorso inverno, consolidando un amore reciproco palesatosi già nel videoclip di Hello Hello, ormai più di un lustro fa.

E ora? L’adesso è stato il loro imperativo già da subito. Il superare i confini, mutando pelle e puntando a un’evoluzione continua, è ancora la direzione principale. La sigla DYD difatti non è un vezzo. Cambiare nome, utilizzando una lettera che sa di spelling e trasuda voglia di ribadirsi come una realtà che si pronuncia allo stesso modo in tutto il mondo è l’unica scelta possibile una volta stabilito un punto di non ritorno.

Si intitola GOD Ep ed esce sull’etichetta berlinese Gang Of Ducks. Dentro ci sono tre brani e un re-edit ma anche il background di una città, la loro Torino, e di un intero continente, quello europeo. Canzoni, nella più piena tradizione autorale, che tra la post-trance e le dissonanze assumono altre sembianze, su una label che con i vari Vaghe Stelle, One Circle, Haf Haf e Dave Saved ha dimostrato di essere un’abile fotografa di un momento magico per l’elettronica Italiana nel mondo.

La produzione dell’Ep vede la mano illuminata e il tocco intimo di Vaghe Stelle, il risultato è la sintesi quasi perfetta fra la raffinata attitudine pop che i DYD hanno maturato negli anni e i suoni lunari del producer torinese. Pop proteso verso futuro al quale si aggiunge l’apporto inconfondibile di Max Casacci sulla prima traccia ARCHISTAR a chiudere il cerchio tutto Torinese con il glorioso passato dei vicoli che hanno generato il nuovo presente dei DYD, per illuminare altre strade senza dimenticare quella di casa.

L’indole punk degli esordi in garage ha lasciato spazio ad una crescita umana che sembra inquadrare la loro Torino come un’isola felice (almeno sotto il punto di vista del fermento artistico) in un’Europa unita più da un’idea di sound che da Istituzioni politiche. Ed ecco il punto di non ritorno. GOD si distacca dalla placenta italiana e accetta la chiamata del Berghain Kantine, lo scantinato dell’ormai noto paradiso della techno mondiale, nel quale i brani verranno presentati in anteprima, per un tour insieme agli amici d’infanzia BRETON che toccherà anche il Casino De Paris.

Che cosa resta in piedi dei DYD che abbiamo sempre conosciuto negli scorsi anni? Il loro modo colorato e scanzonato di minimizzare e quell’onestà punk che tenta di non farsi prendere troppo sul serio. Le loro dichiarazioni hanno ancora il sapore della birra bevuta per strada e delle chiacchiere tra amici: “Durante quest’ultimo periodo di tour e studio ci siamo accorti di essere ossessionati dai like, dai pollici in su. In realtà tutte le band ne sono ossessionate ma difficilmente ve lo confesseranno. All’inizio volevamo cambiare il nome semplicemente in  (che nel linguaggio emoticon si scrive (y) ) ma ci hanno spiegato che chiamarsi con un emoticon, per quanto per noi si trattasse della cosa più eccitante sulla terra, di questi tempi, sarebbe stato un suicidio totale. Già DID era una sigla che ci rendeva quasi irrintracciabili su Google, figurarsi  . Allora abbiamo deciso di cambiare la “I” di DID in “Y”. Si scrive DYD, si pronuncia

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